Iran-Usa, non si placa lo scontro

Ascolta con webReader

Sabato scorso Barack Obama si è espresso chiaramente sul dossier nucleare iraniano: Washington ha dato via libera a nuove risoluzioni per inasprire le sanzioni gravanti sul regime di Teheran. La reazione del governo presieduto da Ahmadinejad è stata pressoché immediata. In primo luogo la televisione di Stato ha diffuso una notizia significativa: l’avanzamento del programma nucleare ha subito un’evoluzione costante negli ultimi mesi, attraverso le innovazioni d’ingegneria di cui dispone il paese. In tal senso, sarebbero già state testate con successo le barre d’uranio da impiantare negli stabilimenti nucleari. Come se non bastasse, il vice comandante della Marina, Mahmoud Mousavi, ha ammesso – di fronte all’agenzia di stampa Irna – l’obiettivo raggiunto dalle forze militari, ossia testare missili a medio raggio dotatati di una “sofisticata tecnologia anti-radar”. A questo punto bisognerà vedere quale sarà la reazione della Casa Bianca. Obama si è lasciato alcuni margini di manovra per impedire un’escalation di violenza: la flessibilità nell’applicazione delle sanzioni potrebbe essere il pretesto utile per riallacciare i rapporti diplomatici. Intanto l’Europa, particolarmente coinvolta visto l’intensità di scambi con la Repubblica teocratica, misteriosamente tace.

Pubblicato il Esteri | Taggato come , , , , , | Lascia un commento

La politica di Mr. Muscolo

Ascolta con webReader

Forse la storia è davvero maestra. Tuttavia, spesso e volentieri, la classe dirigente sembra chiedere ad essa un 18 politico, abdicando al raziocinio e all’intelligenza. Il deterioramento dei rapporti fra Stati Uniti ed Iran testimonia tale realtà. Raccontiamo i fatti: la Casa Bianca – d’intesa con Londra, Parigi e Berlino – ha di recente paventato la possibilità di varare nuove sanzioni economiche a danno del regime di Teheran, in caso di mancata collaborazione da parte del governo sugli sviluppi del programma nucleare. In risposta a questa “minaccia”, lanciata fra l’altro a più riprese anche dalla precedente amministrazione, il vicepresidente iraniano Mohamed Reza Rahimi, lungi dall’assumere l’onere della responsabilità, ha ribattuto come un’eventuale simile istanza potrebbe condurre il paese a scelte dolorose, ivi compresa la chiusura dello stretto di Hormuz, punto strategico per le esportazioni di greggio da parte degli Stati del Golfo membri dell’Opec. Parliamo, è bene precisarlo, di un tratto particolarmente importante nel contesto geopolitico territoriale, in quanto lungo tale traiettoria si muovono circa quindici milioni di barili al giorno. Pronta, pertanto, è stata la replica del Pentagono che, sottolineando l’importanza della stabilità dell’area, ha evidenziato come interferenze di ogni sorta non verranno tollerate. L’escalation richiama il linguaggio bellico, ma di per sé questa non è una novità consistente. Bisognerebbe valutare, piuttosto, se una simile forma mentis ha condotto negli anni a qualche risultato di rilievo. Da quanto tempo Washington e Teheran convivono a malapena sopportandosi, marciando nell’ombra l’una contra l’altra, pronte entrambe ad azzannarsi sulla stampa in una sorta di lotta manicheista senza tregua? Sotto tale profilo, di particolare interesse risulta l’analisi di Roberto Toscano, che propone apertamente di stabilire una forma di containement per il regime dei mullah. Esso andrebbe inquadrato come «la premessa di una disponibilità ad un negoziato che non dovrebbe mai essere percepita dall’avversario come segno di debolezza». D’altronde prima di richiamare l’ausilio delle armi, ambedue le potenze dovrebbero riflettere sulle possibilità, per ciascun governo, di reggere l’onda d’urto di un conflitto dalla durata incerta. Perché se in America a breve si vota, anche l’Onda verde iraniana dovrebbe aver insegnato qualcosa.

Pubblicato il Esteri | Taggato come , , , , | Lascia un commento

Aneddoti di fine anno

Ascolta con webReader

Questo post non intende perseguire un tentativo blando di ricerca effimera del pelo nell’uovo, quanto piuttosto mira ad evidenziare come, ancora una volta, la coerenza non sia alla base dei comportamenti della politica internazionale. La Francia, la madre di tutti i diritti, ha preannunciato un provvedimento legislativo che riconoscerà a livello normativo due genocidi: quello perpetrato a danno degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e quello inflitto agli armeni dal regime turco. Le reazioni non si sono fatte attendere. Dopo aver denunciato un presidente che etichetta connazionali di seconda generazione come “feccia” e dopo aver richiamato formalmente l’ambasciatore d’oltralpe, Erdogan stamane è passato all’attacco, rammentando come il padre dell’attuale inquilino dell’Eliseo abbia servito il paese nella legione straniera durante il massacro d’Algeria. Una controffensiva diplomatica poco vellutata.

Altro capitolo, altra storia. Merita sicuramente rispetto e apprezzamento il reportage di James Kirchick sull’Unione egiziana della gioventù liberale. Attraverso l’esposizione del pensiero politico di un nuovo partito, il collaboratore dell’American Interest ha scandagliato le contraddizioni del nuovo Cairo. Tolto di mezzo Mubarak, restano ancora pesanti incognite sia sui Fratelli Mussulmani, sia sui salafiti, che già nei mesi scorsi hanno fornito prova della loro capacità para-militare a danno della comunità dei cristiani copti.

Pubblicato il Esteri | Taggato come , , , , , | Lascia un commento

Se proprio ci tenete…

Ascolta con webReader

Accetto la proposta con gratitudine“. Così Putin ha sciolto le riserve, annunciando di aver accettato la candidatura per il Cremlino proposta dal partito. Il governo russo ha le porte girevoli: Dmitry Medvedev dovrebbe diventare il nuovo primo ministro, con una semplice inversione dei ruoli. Situazioni imbarazzanti, che in un paese occidentale non potrebbero mai, dico mai, realizzarsi. Specie nella corsa al Campidoglio.

Pubblicato il Esteri | Taggato come , , | Lascia un commento