marzo 22, 2012

Ma che freddo fa

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Chiunque abbia letto e apprezzato un libro di Pamuk può facilmente richiamare alla memoria letteraria l’immagine del Bosforo imbiancato: una coltre di neve soffice, pulita, pungente, destinata a coprire il territorio turco, ad isolarlo in un glaciale abbraccio; un lenzuolo vellutato per uno scenario malinconico, uno specchio accecante destinato a riflettere al tempo stesso storie e anime di un popolo. Ma per volgere lo sguardo alle miserie della politica internazionale contemporanea, abbandonando questo quadro deamicisiano, possiamo intravedere dietro la lucida prosa di un grande letterato istanze meno nobili. Ed il freddo induce a riflettere su un problema nitidamente definito: il fabbisogno energetico.

Ankara importa attualmente il 58% delle forniture di gas direttamente da Mosca, il convitato di pietra del vicino oriente, mai del tutto amato, fin dai tempi della Sublime Porta. Un’interessante analisi condotta, come spesso accade, dal gruppo Stratfor, mostra la significativa evoluzione dei piani di espansione economica elaborati dal Cremlino. Le direttive imposte da Putin ambiscono a varare una linea di condotta duplice: il paese deve tornare ai fasti della Grande Russia ed in tal senso il controllo dei gasdotti può avvenire o tramite la stipulazione di contratti ventennali a tassi agevolati coi paesi che soffrono particolarmente l’emergenza (procurando di fatto una dipendenza economica dalla ex superpotenza), o tramite l’acquisto di impianti di stoccaggio delle riserve di gas naturale dislocate direttamente in loco. Un abbraccio, quello tra Erdogan e Putin, che potrebbe compromettere ancora di più l’interesse strategico europeo nella regione di riferimento.

dicembre 27, 2011

Aneddoti di fine anno

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Questo post non intende perseguire un tentativo blando di ricerca effimera del pelo nell’uovo, quanto piuttosto mira ad evidenziare come, ancora una volta, la coerenza non sia alla base dei comportamenti della politica internazionale. La Francia, la madre di tutti i diritti, ha preannunciato un provvedimento legislativo che riconoscerà a livello normativo due genocidi: quello perpetrato a danno degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e quello inflitto agli armeni dal regime turco. Le reazioni non si sono fatte attendere. Dopo aver denunciato un presidente che etichetta connazionali di seconda generazione come “feccia” e dopo aver richiamato formalmente l’ambasciatore d’oltralpe, Erdogan stamane è passato all’attacco, rammentando come il padre dell’attuale inquilino dell’Eliseo abbia servito il paese nella legione straniera durante il massacro d’Algeria. Una controffensiva diplomatica poco vellutata.

Altro capitolo, altra storia. Merita sicuramente rispetto e apprezzamento il reportage di James Kirchick sull’Unione egiziana della gioventù liberale. Attraverso l’esposizione del pensiero politico di un nuovo partito, il collaboratore dell’American Interest ha scandagliato le contraddizioni del nuovo Cairo. Tolto di mezzo Mubarak, restano ancora pesanti incognite sia sui Fratelli Mussulmani, sia sui salafiti, che già nei mesi scorsi hanno fornito prova della loro capacità para-militare a danno della comunità dei cristiani copti.

settembre 17, 2011

Nessuna alleanza

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Sulla querelle diplomatica fra Gerusalemme ed Ankara molto è stato scritto. Anche su queste colonne, in momenti diversi ed in contesti differenti, abbiamo tentato di ricostruire una frattura internazionale e di analizzare le ragioni che hanno portato alla formazione di vistose crepe nell’arco di un’alleanza precedentemente ritenuta stabile. Un approccio alternativo lo ha fornito dalle colonne dell’Huffington Leon Hadar, intento a valutare in una prospettiva realista quanto la dottrina politica elaborata da Erdogan sia conforme oggigiorno al disegno originario del Padre di tutti i turchi, Mustafa Kemal.

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agosto 26, 2011

Tripoli chiama, Ankara risponde

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Mentre l’Europa continua a guardare con sospetto in direzione di Ankara, Turchia ed Iran si confrontano aspramente per la leadership regionale. Teheran, tramite l’ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, ha accusato l’Akp di aver modificato le tradizionali direttrici internazionali del paese, avendo asservito l’intera nazione agli interessi occidentali, predicando una forma di religione secolare capace di inquinare il messaggio spirituale ereditato da Maometto. Erdogan, non curandosi delle obiezioni mosse dal pulpito di una teocrazia, ha agito frattanto stanziando quasi 100 milioni di dollari in favore della causa dei ribelli libici. Mica bruscolini.

luglio 10, 2011

E’ l’economia, bellezza. Ma non solo…

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Ai profeti di sventure e a coloro che ostinatamente evidenziano il cambio “negativo” delle direttrici internazionali di politica estera nei governi Erdogan, vorrei segnalare l’editoriale di Guven Sak. Malgrado i recenti dissapori in merito all’incidente della Mavi Marmara, il commercio bilaterale tra Israele e Turchia è aumentato del 30 per cento. E le ragioni di un’alleanza strategica non finiscono certo qui.

«Qualche tempo fa, ebbi a notare: “Vi sono due tipi di paesi nel Medio Oriente, quelle realtà nazionali che necessitano di dimostrazioni nelle loro piazze Tahrir per avviare un cambiamento, e quelle realtà che possono utilizzare le urne come mezzo di trasformazione”. Israele e Turchia appartengono entrambe al secondo gruppo. Condividono cioè dei valori comuni».