Sesto appuntamento con la nostra consueta rubrica settimanale.

Questa settimana ci soffermiamo sulla Spagna, passata rapidamente da meteora in ascesa del sistema economico a fanalino di coda a rischio recessione.
- Zapatero Taglia. Il primo ministro spagnolo abbraccia a malincuore l’austerità fiscale, The Economist.
- Rajoy si appella allo spirito del ’96 per riprendere il “miracolo spagnolo”, La Vanguardia.
- Spagna, il paese immobile, Frankfurter Allgemeine Zeitung.
- Il bastone e la carota per l’Iran, Sharon Squassoni.
- L’incombente crisi di legittimità del Consiglio di Sicurezza, Leverett-Flynt e Hillary Mann Leverett.
- L’Approccio della Turchia verso l’Iran è un azzardo calcolato, Yigal Schleifer.
Oggi parte ufficialmente una nuova rubrica sul blog. Negli anni passati, in netta controtendenza rispetto ad altre realtà della rete, lanciai a più riprese campagne culturali volte a sensibilizzare il lettore. Nei mesi estivi, in particolare, posta l’assenza di grandi notizie nel fine settimana, decisi di defilarmi dalle stagionali riflessioni sociologiche sulla ricchezza dei turisti e dalle considerazioni eco-filosofiche sui cambiamenti climatici, al fine di porre al centro della scena la ricchezza culturale su cui da sempre poggia la nostra tradizione. Nacquero così due campagne virtuali molto riuscite, Conoscenza è liberta e Palcoscenico di Vita, inni alla Terza Pagina ormai defunta sulle nostre testate nazionali. Adesso si riparte con un nuovo e ambizioso progetto: Giramondo, un viaggio nell’informazione globale. Ogni settimana proporrò tre articoli che hanno come oggetto la medesima tematica. Tre riflessioni, provenienti dalla stampa estera, che potranno arricchire l’informazione e la conoscenza di tutti noi. Buona lettura.
I provvedimenti che il legislatore adotta in tema di convivenza civile e pluralismo religioso costituiscono, in certa misura, lo specchio di una società: dicono agli osservatori quanto lo spazio pubblico sia aperto e come si possa incidere per evitare che le maggioranze, prevalentemente secolarizzate nei paesi occidentali, abusino della loro forza a scapito di soggetti meno numerosi. Ora, la fede presuppone sempre e comunque un potere decisionale del soggetto: è l’individuo che sceglie ciò a cui credere, sentendo l’eco di un messaggio universale, valori avvertiti come parte di sé. La cultura, quella sì, può subire invece l’influenza di molteplici fattori storici e sociali. Ma cosa succede quando una maggioranza decide arbitrariamente di conculcare i diritti di una fetta importante della società, vincolando l’esercizio di determinate libertà a standard perbenisti? Può sembrare vuota filosofia, eppure così non è. Scriveva Tocqueville: «se ammettete che un uomo, investito di un potere assoluto, può abusarne contro i suoi avversari, perché non ammettete la stessa cosa per una maggioranza? Gli uomini, riunendosi, hanno forse cambiato carattere? Diventando più forti sono forse diventati più pazienti di fronte agli ostacoli? Per parte mia, non posso crederlo; e un potere onnipotente, che io rifiuto a uno solo dei miei simili, non l’accorderei mai a parecchi».
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