agosto 29, 2010

Reset

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Società composte in prevalenza da giovani, appartenenti a ceti medio-bassi e pronti a usufruire dei meccanismi di mobilità sociale per modificare la propria posizione; il desiderio di vedere l’Iraq e l’Afghanistan stabilizzati; la volontà di sopprimere quegli elementi dell’islam radicale (Al Qaeda) che minano la struttura stessa dei sistemi politici orientali. Sono tre caratteristiche che accomunano le leadership della Turchia, dell’Iran e degli Stati Uniti. Così scrive Stephen Kinzer nel suo “Reset. Iran, Turkey and America’s future”.

Conscio delle difficoltà vigenti nelle relazioni internazionali, l’autore, all’interno del pamphlet, esorta Washington ad osare di più, ad assumere un ruolo chiave per lanciarsi in “negoziati diretti, bilaterali, completi ed incondizionati” in particolare con Teheran. Occorre, specifica, un’azione di stampo nixoniano: non a caso la Cina comunista fu oculatamente recuperata dalla diplomazia americana non già in un contesto di pace, bensì in prossimità del conflitto vietnamita. Il libro si sofferma infine sull’Esecutivo Erdogan, sullo scontro tra modernizzatori ed occidentalisti all’interno della società turca e sulle possibili prospettive per la risoluzione del conflitto curdo. Chi segue questo blog non può trascurare una simile lettura.

agosto 2, 2010

Bollywood

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L’ascesa di Bollywood nel circuito cinematografico mondiale è sotto gli occhi di tutti. Persino “Mamma Rai” se n’è accorta, ritagliando ogni sabato sera uno spazio estivo per gli autori indiani. Purtroppo, però, dopo l’infelice titolo adottato in occasione della rassegna dell’anno passato (“Amori con…turbanti”), il servizio pubblico ha misteriosamente deciso di tagliare musiche e danze che rappresentano al meglio la cultura d’origine di quella realtà, svuotando in parte di significato le opere che vengono trasmesse in prima visione durante questa stagione. Intanto, in Pakistan, è stata proibita la proiezione dell’ultimo film di Abhishek Sharma. L’ironia su Bin Laden poteva causare problemi d’ordine pubblico. Una risata seppellirà al Qaeda?

luglio 18, 2010

Giramondo/9

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Burka ban ruled out by immigration minister, Patrick Hennessy, Telegraph.

«La cultura politica francese è molto diversa. Sono uno Stato laico aggressivo. Possono vietare il burqa, come vietano l’esposizione di crocifissi nelle scuole e cose del genere. Noi, invece, abbiamo scuole gestite direttamente da alcuni ordini religiosi».

This burka ban does not translate, The Independent.

«Mentre il velo integrale, e la subordinazione che esso indica, è in pieno contrasto con quanto noi sosteniamo, la tolleranza religiosa e culturale resta una caratteristica fondamentale di questo paese, destinata a rimanere tale. In uno Stato decente, le persone non devono essere istruite su come vestirsi. L’idea di avere forze dell’ordine pronte a infliggere ammende a chi ricorre al burqa è ripugnante, e potrebbe portare più donne ad essere imprigionate nelle loro case. Questa non è una soluzione».

The burqa problem, the burqa problematic, Beril Dedeoglu, Zaman.

«Chi può dire con certezza che una donna col burqa seduta in un parco, e non piuttosto un uomo qualunque che fa shopping al mercato, sarà la responsabile di una bomba fatta saltare nella stazione metropolitana più tardi? Il desiderio di vietare il velo nei luoghi pubblici è probabilmente il risultato dell’abitudine francese di ignorare tutto ciò che non piace. Sotto questo profilo, se queste donne restassero a casa, nessuno le vedrebbe e tutti si dimenticherebbero della loro esistenza, così il problema sarebbe “risolto”».

giugno 29, 2010

Tra Berman e Ramadan

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Dopo un appurato studio dei testi, dopo un confronto aperto e sincero con la realtà mussulmana, chi scrive è giunto da tempo ad una conclusione: l’Islam non può essere considerato un blocco monolitico a sé stante. Le diverse correnti spirituali e culturali d’interpretazione della dottrina non possono essere generalmente bollate sotto l’etichetta di forze estremiste. Sussiste una differenza netta tra l’interpretazione fideistica della vita pubblica e la deriva islamista antiliberale. Corrono, per così dire, universi paralleli fra la visione della società propria dei puristi salafiti e quella invece declinata dagli intellettuali moderati, i quali – con fatica – cercano di indicare i principi di una fede moderna. Discernere non è peccato. Marc Lynch ha affrontato il tema, prendendo spunto dall’ultimo saggio di Paul Berman. E’ una lettura utile, su cui vi consiglio di soffermarvi.

«Per cercare di comprendere l’islamismo, due approcci sono possibili. Il primo vede nel fenomeno un progetto essenzialmente unico, ma con molteplici varianti, in cui le somiglianze sono più importanti delle differenze. In tale prospettiva, i Fratelli Musulmani e Al Qaeda rappresentano i riflessi di uno spettro comune, organizzazioni divise da tattiche piuttosto che da obiettivi concreti. […] Il secondo approccio si concentra sulle distinzioni inerenti l’ideologia ed il comportamento dei vari filoni dell’Islam. Negli anni successivi all’undici settembre, gli Stati Uniti hanno spostato lentamente la propria posizione dal primo al secondo campo. Determinante è stata l’esperienza di collaborazione istituita coi ribelli nazionalisti iracheni, schierati contro al Qaeda in Iraq».