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Quella strana schizofrenia

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«But reality was far different from rhetoric. America, after all, was still safe in a manner that no one envisioned after the 9/11 attacks — and perhaps for a reason as well. So if Barack Obama and his supporters once damned tribunals, wiretaps and email surveillance, renditions, and Predator assassinations, now in power they strangely began to approve of, or at least tolerate, most of them.The detention facility at Guantanamo is deemed abhorrent, but its continued presence suggests that even its critics acknowledge a certain utility. Iraq was written off as “lost” by opponents, but over 130,000 Americans still shepherd its fragile democracy. The “good” and older war in Afghanistan is now more violent and more controversial than the relatively quiet “bad” conflict in Iraq. Apparently, eight years of the Bush policies in reaction to 9/11 are as silently ratified as they are publicly condemned — an Orwellian moment in which “Bush did it” has become a public slur, while a privately appreciated fact». Victor Davis Hanson.

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Esteri — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 23:02

Obama, l’Inghilterra e il waterboarding

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«In his press conference Wednesday night, President Obama offered a nice little sermonette on “shortcuts.” Asked about his decision to release the “torture memos” and ban waterboarding, Obama said: “I was struck by an article that I was reading the other day talking about the fact that the British during World War II, when London was being bombed to smithereens, had 200 or so detainees. And Churchill said, ‘We don’t torture,’ when (…) all of the British people were being subjected to unimaginable risk and threat (…) Churchill understood, you start taking shortcuts, over time, that corrodes what’s best in a people. It corrodes the character of a country.” It’s a nice, honorable statement. But there’s not much evidence it’s true.

[…] The more significant shortcuts are the public ones people can’t ignore. Churchill ordered the firebombing of Dresden just twelve weeks before the end of World War II. No one knows for sure how many civilians were burned alive, but tens of thousands surely were, in no small part to deliver a psychological blow to the Germans. If Churchill could have waterboarded a prisoner to avoid that – or stop the Holocaust – would one shortcut have been preferable to the other? Why? Or why not? Obama gives no sense he has an answer to such questions. You can ask the same questions about the shortcuts that flattened Hiroshima and Nagasaki».

Sulle osservazioni cristalline di Jonah Goldberg non ho nulla da eccepire. Mi permetto, però, di aggiungere una piccola postilla personale. Il nome di Gerry Conlon è ancora impresso nella memoria di chi i diritti civili li ha sempre sostenuti, prescindendo dal colore politico dell’Esecutivo che si macchiava di eventuali violazioni, in Europa come nel resto del mondo. Ora, menzionare il governo britannico come esempio di purezza è quantomeno fuori luogo. Meglio farebbe il presidente Obama a dire la cinica verità: esistono momenti nella storia di una nazione in cui il clima di terrore porta all’adozione di provvedimenti straordinari che contrastano con la pubblica moralità. Sono scelte difficili e tristi che l’amministrazione Bush ha giustificato, coprendo istituzionalmente i servizi segreti. Obama potrà percorrere una via diversa, qualora lo ritenga opportuno (ed io stesso auspico un cambiamento in tal senso), assumendosi gli stessi oneri di cui il suo predecessore si è fatto carico. Ma il revisionismo storico non può essere condotto senza tenere conto del contesto temporale. Come ha scritto Suzanne Fields:

«Defending certain rough interrogation techniques to squeeze evil men for information that could prevent catastrophe, at a time when everyone was terrified, was commonplace, driven by common sense. Thousands of Americans were regarded as at risk of mass murder by evil men plotting mayhem. But now that the risk is regarded as small, even as nonexistent by some, and the debate has moved away from preventing mass murder to punishing those who in a moment of national peril thought the best techniques were those that were necessary and legal».

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Esteri — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 17:30

I falsi alibi

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«L’articolo del leader di Lotta Continua è solo il più eclatante di una serie di episodi tendenti a riaccreditare politicamente e culturalmente i terroristi degli Anni 70-80. Siamo alla vigilia di altri articoli, libri, interviste che verranno a rinforzare queste tesi dei "bravi ragazzi", che si ritenevano – e si ritengono – mossi da ideali giusti malamente indirizzati verso atti (forse) riprovevoli. Abbiamo questa amara certezza perché tutti costoro, assassini e mandanti, non erano soli. Erano dei criminali con obiettivi di prospettiva ed erano sospinti, appoggiati e protetti da una nutrita avanguardia di intellettuali e militanti politici: l’humus che nutrì l’eversione criminale. Questi uomini di cultura non sono svaniti nel nulla, molti occupano oggi posizioni di rilievo, ma pochi hanno ritenuto di rinnegare o riconsiderare criticamente gli estremismi del passato».

Da notare come i toni della lettera dell’Aiviter coincidano, a grandi linee, con la riflessione qui pubblicata qualche giorno fa. E’ un sentire diffuso, una manifestazione di disagio, non mero buonismo. Serve tempo per metabolizzare quanto accaduto e, frattanto, occorrerebbe bandire i facili perdonismi.

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Politica, giornalismo — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 16:58

Sette anni dopo

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accadde oggi — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 04:13

Rifondazione e le Farc

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In qualsiasi paese del mondo civile, le rivelazioni riportate oggi su Repubblica causerebbero un pandemonio politico: in Inghilterra, in Francia, in Germania, in tutto l’Occidente, gli equilibri interni esistenti risulterebbero sovvertiti, se si venisse a sapere che uomini e donne di governo hanno più o meno palesemente sostenuto una struttura considerata “terrorista” dalla comunità internazionale.

Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, un movimento clandestino che ha come fine l’instaurazione per via rivoluzionaria di una democrazia socialista nello Stato sudamericano, hanno tenuto negli anni passati rapporti costanti con un movimento politico presente nella compagine governativa prodiana. I maîtres à penser del sequestro di persona, che vantano – ad oggi – circa 700 ostaggi nelle loro “prigioni politiche”, avevano il sostegno, financo economico, del Partito della Rifondazione Comunista. Dal computer di Raul Reyes, uno dei leaders della guerriglia ucciso il primo marzo, emergono «appoggi espliciti, raccolta di fondi, scambio di informazioni e la vicenda di un rappresentante in Europa delle Farc che si ricovera in clinica in Svizzera a spese del partito». In una delle email rintracciate, Reyes definisce un «importante sostegno» quello svolto da Marco Consolo, responsabile dell’America Latina presso la sezione esteri del Prc.

Eppure, nonostante l’enorme peso politico della notizia, due osservazioni empiriche sono facilmente riscontrabili: primo, coloro che vengono menzionati da Omero Ciai rivendicano le scelte fatte in nome di una futura armonia tra i popoli; secondo, diversa sarebbe stata la reazione della stampa nostrana, Corriere in primis, se ad intrattenere rapporti con un’ipotetica anonima sequestri nazionalsocialista, fossero stati Gianfranco Fini e Francesco Storace. Sorprendentemente, infatti, la cassa di risonanza mediatica dell’evento è quantomeno poco ampia: la notizia viene diffusa perlopiù per trafiletti, con leggera malizia, come se fosse un semplice quadro di famiglia piuttosto imbarazzante. Lo sconcerto è superato dalla presa di coscienza di un mondo patinato, in bianco e nero, che agisce ancora in memoria dell’Internazionale Rossa.

Ma è corretta questa indulgenza? Si può tollerare tutto questo? Possibile che nessuno evidenzi l’anomalia implicita di avere all’interno dei confini democratici un partito non già concettualmente contrario alla globalizzazione, cosa del tutto legittima, bensì vicino agli ambienti che infuocano la crisi politica di una nazione, a furia di rapimenti e ricatti?

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Sinistra — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 23:43
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