blog head

Welcome Mr. President

Ascolta con webReader

Nina Khrushcheva, 5 Febbraio 2010.

«Il 15 dicembre del 1967, Yanukovych (all’età di 17 anni) è stato condannato a trentasei mesi di reclusione per rapina e violenza sessuale. Tre anni dopo tornò in prigione, condannato stavolta per omicidio colposo. Ma, per motivi che restano inspiegati, i giudici sovietici eliminarono i suoi precedenti penali nel 1978, poco prima dell’iscrizione al Partito comunista. Nel 2006, Yanukovych è stato accusato di aver falsificato i documenti necessari per l’eliminazione dei precedenti. I due principali dossier utilizzati per rovesciare le condanne per stupro e rapina furono oggetto di condanna. Inoltre la firma originaria del giudice risultò contraffatta. E’ stupefacente come un recidivo, due volte condannato per crimini efferati, un uomo capace di frodare un’elezione presidenziale – pronunciandosi in favore di una violenta repressione ai danni di uomini e donne che protestavano pacificamente contro il torto elettorale – possa ancora oggi essere un candidato per ogni carica pubblica, in particolare per la presidenza di un paese di quasi 50 milioni di persone. La candidatura di Yanukovych rivela ampi aspetti sulla natura delle persone attorno a lui e sulla fragilità della democrazia in Ucraina».

90 views

Esteri — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 18:15

A volte tornano

Ascolta con webReader

McGroarty ha perfettamente ragione: le elezioni in Ucraina segnano un punto di svolta nella riaffermazione del primato della Russia.

«When the Orange Revolution flashes Red, what sort of signal does this send to the other Color Revolutions in Russia’s near abroad? And what sort of support can they expect from a Europe enervated even before the current economic distress, and an America preoccupied with two wars and a terror threat at home?»

94 views

Esteri — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 20:50

La questione morale russa e l’apertura di Erdogan

Ascolta con webReader

Da anni la Russia ha sempre gli stessi problemi. Cambiano gli uomini alla leadership, mutano le aspirazioni del governo per il ruolo internazionale di una superpotenza che nelle viscere del paese non ha mai smesso di considerarsi tale, si modifica perfino il blocco sociale di riferimento della maggioranza, ma i nodi cruciali non vengono mai affrontati e si ripropongono ciclicamente all’ordine del giorno a fasi alterne.

«To modernize Russia, one must break the stranglehold of corruption, establish accountability, and free the media. At some point, Putin and Medvedev will have to decide. Either they give priority to the survival of the current system and accept Russia’s steady marginalization, or they start opening up the system, putting its survival at risk. Given the weight of geopolitical factors in Russian decision-making, it is difficult to foretell which path they will choose».

Segnalo inoltre, sul fronte internazionale, la lettura di questo interessante articolo sui delicati rapporti esistenti tra Grecia e Turchia.

122 views

Esteri — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 13:57

Lo sguardo oltre la cortina di ferro

Ascolta con webReader

Provate a fare un esperimento. Munitevi di pazienza e andate a visitare un’emeroteca in cerca dei quotidiani del nove novembre di vent’anni fa. In alternativa navigate online per reperire vecchi telegiornali e servizi d’epoca, senza le ricostruzioni dell’ultima ora. Ascoltando o semplicemente leggendo le parole dei vari opinionisti, potrete immediatamente giungere a due conclusioni: in primis, già all’epoca era diffusa la netta percezione di un passaggio storico alle porte, di un evento significativo che avrebbe di lì a poco sconvolto gli assetti e gli equilibri tradizionali del sistema globale; in secondo luogo, il mondo di oggi, nonostante la presenza di parecchie problematiche simili, è pensato in maniera differente.

Sul finire degli anni Ottanta, infatti, la logica dei blocchi contrapposti dominava il quadro internazionale e l’Europa era fisicamente divisa dal muro di Berlino. Tuttavia diverse crepe nelle fondamenta dell’Impero dell’Est erano visibili: a parte la questione spirituale in Polonia, il sistema di pianificazione economica non poteva reggere la sfida sulla corsa agli armamenti, una realtà di fatto arcinota al presidium sovietico fin dagli anni ’60. In tale ambito bisogna inquadrare, in un viaggio a ritroso nel tempo, il dialogo per il disarmo nucleare iniziato da Mosca dopo la crisi di Cuba e continuato, a fasi alterne, per almeno un ventennio. Il Cremlino, in altri termini, doveva rispondere alle esigenze interne, allo stato precario delle finanze pubbliche e al dissesto finanziario di un’anacronistica concezione dell’economia mondiale. Sul fronte occidentale il contenimento democratico, adottato con successo nell’immediato dopoguerra, perse appeal col passare degli anni e crebbe in seno alla Casa Bianca la necessità di affrontare il conflitto freddo in una prospettiva più aggressiva, soprattutto durante la presidenza Ronald Reagan.

(continua…)

174 views

Esteri, accadde oggi — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 18:33

Walter e Medvedev come Obama, meritano il nobel

Ascolta con webReader

L’assegnazione del premio nobel a Barack Obama è stata accolta dalla grande stampa internazionale con due reazioni differenti: pungente ironia o manifesta incredulità. Quest’ultima categoria comprende al suo interno sia i pochi opinionisti convinti della rivoluzione implicita posta in atto dal presidente democratico al momento stesso dell’elezione, sia gli osservatori scettici che non hanno esitato un secondo a manifestare le proprie perplessità nel merito della scelta. E’ dovere di cronaca evidenziare come perfino il titolare della Casa Bianca abbia accolto la notizia del premio con imbarazzo, rilasciando preliminarmente un’elementare osservazione di buon senso: «non so se lo merito».

In ordine di tempo, la prima rivista a esternare sconcerto è stata National Review. Per mezzo di un fondo non firmato, dunque riconducibile alla linea editoriale, l’accento è stato posto sulla più significativa discontinuità nella conduzione della politica statunitense. Ci arriviamo tra poco. In generale il bilancio di questo primo anno di lavoro dell’ex senatore dell’Illinois è stato abbastanza misero. Obama non ha modificato la politica estera nelle sue fondamenta, si è limitato a ricercare un dialogo diretto con tutte quelle potenze tradizionalmente ostili al governo di Washington, sacrificando le alleanze formulate dal suo predecessore con le piccole ma significative realtà dell’Europa orientale. Analoghe considerazioni possono essere tratte sulla politica interna, con due sole significative eccezioni: la sacrosanta riforma sanitaria, annunciata ma non ancora realizzata, ha già spaccato in due l’elettorato; e la crisi finanziaria, fronteggiata con un intervento più diretto dello Stato nella gestione dell’economia, non ha modificato le regole di fondo che hanno permesso il dissesto speculativo. A fronte di questo, l’unico segnale di rottura effettivo, secondo il pezzo citato, è la percezione che il “mondo” oggi nutre nei confronti della presidenza americana, laddove per “mondo”, senza troppi giri di parole, si intende in senso più ampio quel groviglio di potere che comprende «Le Monde, Der Spiegel, The Guardian, la facoltà della Brown University, il segretariato delle Nazioni Unite» e tante altre realtà.

(continua…)

149 views

Esteri — Tag:, , , , , , — Giuseppe Lombardo @ 01:14

Dalla Sicilia ai colloqui tra Washington e Teheran

Ascolta con webReader

Giovedì primo ottobre il sottosegretario di Stato americano William Burns ha incontrato a Ginevra il negoziatore iraniano Said Jalili, rompendo – di fatto – il blocco glaciale che impediva ai rispettivi paesi di tenere normali relazioni diplomatiche. Il silenzio della stampa italiana, che ha accolto una novità di così evidente portata quasi con disinteresse, dovrebbe destare parecchie preoccupazioni nell’opinione pubblica: che senso ha manifestare per la libertà d’informazione, se poi il resoconto di un incontro bilaterale atteso 30 anni viene trascurato con straordinaria noncuranza in nome dell’apparizione di una escort su un programma Rai?

Al di là di questa piccola polemica, torno ai fatti, anteponendo una premessa di carattere personale dettata dagli avvenimenti di cronaca. Chi scrive segue da vicino, con costante apprensione, gli eventi del messinese. Sentendo pienamente la dimensione insulare della tragedia, è difficile ignorare i richiami della coscienza. D’istinto sarei portato a stilare un j’accuse nei confronti di alcuni Signori regionali, artefici di una politica miope che ha portato non a valorizzare il territorio, bensì a violentarlo in nome e per conto di un’illusoria crescita economica (tra l’altro mai avvenuta); certo, la colpa deve essere equamente ripartita, epperò il senso di impotenza di fronte agli eventi naturali cela una sorta di disprezzo, condiviso da gran parte della società civile, per quei rami dell’amministrazione pubblica che hanno sempre irriso i richiami ambientali alla tutela del patrimonio locale, salvo poi battersi il petto e chiedere i fondi coi cadaveri ancora caldi ripresi dai telegiornali. Un conservatorismo verde contrario al Ponte sembra fuori luogo nel nostro panorama e questo, purtroppo, è l’ennesimo problema cittadino. Tuttavia, in tale frangente, ritengo sia opportuno ritrovare la strada della perduta ordinarietà, per poter affrontare l’emergenza con il dovuto distacco analitico e per evitare che i processi sommari guidati da Roma travolgano tutto e tutti, ivi compresi i pochi ma buoni consulenti territoriali che da anni assomigliano sempre più a delle Cassandre inascoltate.

Torniamo alla dimensione sovranazionale e vediamo pertanto cos’è cambiato in questa settimana. Abbiamo già accennato all’incontro che si è tenuto fra la delegazione iraniana e quella statunitense. Dopo il faccia a faccia i rispettivi rappresentanti non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali.

(continua…)

194 views

Esteri — Tag:, , , , , , — Giuseppe Lombardo @ 00:11

Il cavallo di Troia dei mullah

Ascolta con webReader

Ancora una volta la doppiezza del regime di Teheran è emersa all’attenzione della comunità internazionale: a New York, durante la vigilia della sessione dell’Assemblea generale dell’ONU, il presidente iraniano ha ribadito la disponibilità del paese a collaborare con i delegati occidentali per risolvere le preoccupazioni di Washington e del nuovo corso della Casa Bianca. Accolta come un’insolita apertura dalla stampa liberal, nonostante la successiva sortita antisemita a carico del governo di Israele che ha spinto i rappresentanti del blocco atlantico ad abbandonare la sala, la posizione espressa da Ahmadinejad tutto era in realtà, fuorché un passo avanti lungo la linea delle cordiali relazioni diplomatiche. Col senno di poi, appare piuttosto come l’edificazione politico-retorica di un odierno cavallo di Troia. La successiva riunione dei venti grandi della terra è stata, infatti, brutalmente scossa da una notifica dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, la quale ha rilevato la presenza di una costruzione segreta per l’arricchimento dell’uranio all’interno della repubblica islamica. L’Iran ha inizialmente negato l’esistenza di una simile struttura, salvo poi tornare indietro e ammettere l’evidenza di fronte alle prove ormai in possesso dell’intelligence americana. Un atteggiamento già visto in sede internazionale durante la crisi della Baia dei Porci. All’epoca, l’idea di installare basi missilistiche – partorita da un gruppo ristretto di esponenti del Presidium sovietico – mirò a portare a L’Avana 45.000 militari, tecnicamente equipaggiati in grado di installare sull’isola cinque reggimenti specialistici pronti a lanciare sul suolo statunitense missili SS-5. L’Urss negò formalmente le accuse del Dipartimento di Stato, ma dovette cedere alla metà di Ottobre di fronte ai rilievi fotografici portati da Robert Kennedy a testimonianza dell’avanzamento dei lavori. Oggi, in un contesto assai diverso, una situazione analoga si è riproposta, secondo i dettami della dottrina vichiana sui ricorsi storici. Sembra un pedaggio alla filosofia neoconservatrice, in auge qualche mese fa, allorquando gli strateghi del Gop indicavano evidenti similitudini tra l’Impero del Male di Mosca (definizione reaganiana) e il primo pilastro dell’Asse del Male denunciato da George W. Bush.

(continua…)

236 views

Esteri — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 03:06
Pagina successiva »
Creative Commons License
www.peppelombardo.com by Giuseppe Lombardo is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License| powered by WordPress with Barecity