giugno 4, 2011

Primavera di diritti

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La Primavera Araba avrà senso soltanto se riuscirà a produrre una secolarizzazione del diritto e dei costumi, se porrà al centro della scena politica l’individuo come cittadino, come membro attivo della polis nella vita comunitaria. L’aspetto finora più incoraggiante dei tumulti scoppiati nei paesi mussulmani lo ha evidenziato sulle colonne del Daily Star Rami G. Khouri:

«La frammentazione, la polarizzazione, o addirittura il crollo violento di alcuni Stati arabi – Somalia, Yemen, Libano, Bahrein, Libia, Siria, Palestina, Algeria e in Iraq fino ad oggi, con le altre nazioni pronte in fila a seguire l’esempio – è la naturale conseguenza dell’instabilità di alcuni sistemi politici che non sono riusciti a fornire ai propri cittadini i diritti che essi si aspettavano. La riabilitazione e la ricostruzione degli Stati arabi, nonché la capacità di risposta da parte dei sistemi di governance, richiede oggi (…) la “costituzionalizzazione della tutela dei diritti della cittadinanza”, come ha scritto uno studioso marocchino».

aprile 11, 2011

Il velo della discordia/2

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Immaginate di passeggiare lungo un’isola pedonale in pieno periodo natalizio, tra le luci soft della città ed il rumore distante della frenesia commerciale. Poi a mare, a bighellonare con racchette e palloni. O ancora in un parco, a correre, magari lanciando un frisbee all’amico a quattro zampe. O in una stazione, perché no?, nell’attesa di far rientro a casa dopo un’estenuante giornata di lavoro. Immaginate, ancora, di fermarvi in un bar per un aperitivo con amici, o di dover passare gioco-forza dalla banca per poter effettuare un prelievo. Di essere immersi, in un pomeriggio d’autunno, nella lettura di un buon libro presso la biblioteca sotto casa o di dover effettuare il rinnovo della carta d’identità in Comune. Immaginate, infine, la sciagurata evenienza di trovarvi in ospedale. Ebbene in tutti questi casi, non potrete esporre alcun crocifisso di “notevoli dimensioni”. Almeno se vi trovate in Francia.

E’ il prodotto dell’ultimo provvedimento legislativo adottato dal presidente Sarkozy, che ha bandito in un solo colpo le grandi croci cristiane, il velo in tutte le sue forme, la kippah e perfino i turbanti sikh. Figlio della peggiore cultura iconoclasta, il leader gollista ha ben pensato di risolvere con becera demagogia il problema sicurezza: non ha proibito soltanto l’uso del velo integrale alle donne mussulmane, un velo che ha origini tribali e non religiose, ma ha posto fuori legge tout court l’esposizione di qualsiasi simbolo religioso in pubblico. Les jeux sont faits, con buona pace della logica.

dicembre 31, 2010

Lo sterminio/3

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Una strage ignorata, un eccidio infinito. Nel silenzio assordante della stampa italiana, continua il massacro dei cristiani in Iraq.

«Ce n’est pas la première fois que des maisons appartenant à des chrétiens sont visées lors d’attaques presque simultanées. Le mois dernier, quelques jours après les menaces proférées par al-Qaida, une série d’attentats visant les domiciles de chrétiens de la capitale avait fait six morts et 33 blessés, renforcé le profond sentiment d’insécurité et poussé davantage de membres de cette communauté à fuir vers la région autonome du Kurdistan, ou à prendre le chemin de l’exil vers l’étranger».

dicembre 25, 2010

Non solo Cina

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I cristiani iracheni non vivono certo in condizioni migliori rispetto ai fedeli di Pechino. Non si può parlare di resistenza, per ovvi motivi, ma di testimonianza sì. L’esodo continua.

«Sono già sei settimane che non celebriamo messe per mancanza di sicurezza. Celebriamo solo nella tarda mattinata e il sabato nel pomeriggio. Per il momento abbiamo fermato anche la catechesi. Non abbiamo diritto di mettere a rischio la vita della gente. Ci sono guardie davanti a tutte le parrocchie, ma il problema è quando si esce in fila in strada. I cristiani sono un obiettivo facile».

La riflessione dell’arcivescovo di Kirkuk è stata ripresa da Le Figaro. La stampa italiana, ancora una volta, non è pervenuta.