In questo paese, faziosamente, si parla spesso di regime, di metodi brutali, di una minaccia radicale alle libertà basilari sancite dalla nostra Costituzione. Varie scempiaggini propagandistiche, condite con indispensabili richiami alla coscienza democratica di piazza, strumenti utili ai soliti noti per evidenziare il macroscopico conflitto d’interesse che grava sulla presidenza del Consiglio. Giusto il fine, sbagliati i mezzi. Curiosamente, poi, quanti citano nelle trasmissioni del servizio pubblico i rapporti negativi di Freedom House sulla libertà di stampa, con i conseguenti moniti della Comunità europea nei confronti del duopolio televisivo, partecipano alle manifestazioni d’opposizione al “tiranno” sotto l’insegna romantica delle bandiere di Che Guevara. Bene, questo è quello che succede a Cuba, mentre lor signori distraggono lo sguardo per scrutare minuziosamente le cosce di alcune escort issate a martiri della videocrazia. Naturalmente non potevo esimermi dall’esprimere solidarietà a Yoani. Non sei sola.
«Mi sono rifiutata di salire sul brillante Jelly e abbiamo preteso che si identificassero e mostrassero un mandato giudiziario che li autorizzasse a portarci via. Non ci hanno fatto vedere nessuna carta che provasse la legittimità del nostro arresto. I curiosi si accalcavano intorno e io gridavo: “Aiuto, questi uomini ci vogliono sequestrare”, ma loro hanno fermato chi voleva intervenire con un grido che rivelava tutto il fondamento ideologico dell’operazione: “Non vi intromettete, questi sono dei controrivoluzionari”. […]Per un istante, ho temuto che non sarei più uscita da quell’auto. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di fare pagliacciate”, ha detto quello che era seduto accanto all’autista e che mi tirava i capelli. […]. Come potrò dirgli che vive in un paese dove succedono queste cose, come potrò guardarlo e raccontargli che sua madre è stata malmenata in mezzo alla strada perché scrive un blog dove esprime le sue opinioni in kilobytes. Come potrò descrivergli il volto autoritario di chi ci ha fatto salire con la forza su quella macchina, il piacere che si leggeva sui loro volti mentre ci percuotevano, alzavano la mia gonna e mi trascinavano seminuda verso l’auto».


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