Il fatto è questo: Dell’Utri ha incontrato Flavio Carboni in un bar della capitale. L’Espresso li ha pedinati, ha pubblicato le foto e ha posto all’opinione pubblica un grande quesito: cosa si saranno mai detti l’esponente del Pdl e il faccendiere?
Domanda legittima. Tuttavia anch’io nutro qualche dubbio in merito. Ad esempio, perché pedinare il giudice Mesiano è un atto ignobile, mentre pedinare l’onorevole Dell’Utri è cosa buona e giusta, nonché legittimo diritto d’informazione? Se si cerca lo scoop, a livello teorico, l’atto identico non dovrebbe subire un diverso giudizio di valore. Sono entrambi personaggi pubblici, l’uno per competenze rappresentative, l’altro per le luci della ribalta acquisite nella cronaca giudiziaria con una sentenza quantomeno discutibile. Dov’è finito Franceschini? A rammendare calzini turchesi? Inoltre, il gruppo Espresso come è entrato in possesso delle immagini di sicurezza provenienti dal circuito chiuso di un Autogrill?
Parafrasando Polito, non è soltanto un «problema della privacy. C’è anche una garanzia processuale da assicurare agli imputati: quella di non subire la pena accessoria della gogna pubblica nella fase delle indagini preliminari, visto che può anche succedere che poi il processo li assolva».

Nei paesi seri, che tanto spesso si citano come esempi, le manifestazioni grottesche di questi ultimi verrebbero bollate per quello che realmente rappresentano: boutade estive. Ora, ciascuno di noi ha le sue frustrazioni: da milanista non ho molto gradito il successo europeo dell’Inter, ma non per questo chiedo sul piatto d’argento la testa di Moratti. Sfugge un concetto: una legge discutibile non è una legge “di regime”, un governo che non ci piace non è consequenzialmente “una dittatura”.

Follow me on Social Media