luglio 14, 2010

Doppiopesismo

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Il fatto è questo: Dell’Utri ha incontrato Flavio Carboni in un bar della capitale. L’Espresso li ha pedinati, ha pubblicato le foto e ha posto all’opinione pubblica un grande quesito: cosa si saranno mai detti l’esponente del Pdl e il faccendiere?

Domanda legittima. Tuttavia anch’io nutro qualche dubbio in merito. Ad esempio, perché pedinare il giudice Mesiano è un atto ignobile, mentre pedinare l’onorevole Dell’Utri è cosa buona e giusta, nonché legittimo diritto d’informazione? Se si cerca lo scoop, a livello teorico, l’atto identico non dovrebbe subire un diverso giudizio di valore. Sono entrambi personaggi pubblici, l’uno per competenze rappresentative, l’altro per le luci della ribalta acquisite nella cronaca giudiziaria con una sentenza quantomeno discutibile. Dov’è finito Franceschini? A rammendare calzini turchesi? Inoltre, il gruppo Espresso come è entrato in possesso delle immagini di sicurezza provenienti dal circuito chiuso di un Autogrill?

Parafrasando Polito, non è soltanto un «problema della privacy. C’è anche una garanzia processuale da assicurare agli imputati: quella di non subire la pena accessoria della gogna pubblica nella fase delle indagini preliminari, visto che può anche succedere che poi il processo li assolva».

giugno 12, 2010

Due o tre cose sui post-it

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Primo. Per chi scrive, il popolo viola è espressione politica del nulla. Trattasi, nella migliore delle ipotesi, di un’inconsistente minoranza piuttosto in là con gli anni che, pur non proponendo alternative, chiede ogni mezzodì le dimissioni irrevocabili da parte di un Esecutivo legittimamente eletto. Tipico esempio di alienazione democratica. Nei paesi seri, che tanto spesso si citano come esempi, le manifestazioni grottesche di questi ultimi verrebbero bollate per quello che realmente rappresentano: boutade estive. Ora, ciascuno di noi ha le sue frustrazioni: da milanista non ho molto gradito il successo europeo dell’Inter, ma non per questo chiedo sul piatto d’argento la testa di Moratti. Sfugge un concetto: una legge discutibile non è una legge “di regime”, un governo che non ci piace non è consequenzialmente “una dittatura”.

Secondo. In qualsiasi altro paese d’Europa, ripeto in qualsiasi altro paese d’Europa, le lenzuolate telefoniche massicciamente riprese dalla nostra stampa non solo non verrebbero pubblicate, ma sarebbe surreale perfino l’idea di prenderle in considerazione a fini giornalistici. Jörg Bremer ed Eric Joseph, nella loro genuinità, lo hanno ammesso candidamente. E’ una questione deontologica.

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aprile 14, 2010

Appello alla verità

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In merito alle gravi accuse rivolte al Papa e alla Santa Romana Chiesa per lo scandalo dei preti pedofili, questo sito – nella persona dell’autore nonché unico responsabile – ha deciso di condividere e controfirmare “l’appello alla verità” promosso in Francia da François Taillandier, Natalia Trouiller, Koz e François Miclo.

«I casi di pedofilia nella Chiesa sono, per tutti i cattolici, fonte di sofferenza profonda e di dolore estremo. Membri della gerarchia della Chiesa hanno riscontrato in alcuni dossier gravi mancanze e disfunzioni, e noi rendiamo omaggio alla volontà del Papa di fare luce su questi casi. Con i vescovi, e in quanto membri della stessa Chiesa, i laici cattolici si fanno carico del peso dei crimini di alcuni sacerdoti e delle debolezze dei loro superiori; si mettono risolutamente, come Cristo invita a fare, dalla parte di quanti soffrono maggiormente per questi crimini.

Quanto a noi, auspichiamo di cuore che tutta la verità emerga e che, con l’aiuto di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, si affronti serenamente e fraternamente nella Chiesa cattolica tutto ciò che ha potuto rendere possibile queste offese, recate anche a Cristo. Allo stesso tempo, deploriamo l’enfasi e l’escalation mediatica che accompagnano certi casi. Al di là del diritto all’informazione, legittimo e democratico, non possiamo che constatare con tristezza in quanto cristiani, ma soprattutto in quanto cittadini, che numerosi mass media nel nostro Paese (e in Occidente in generale) trattano questi eventi con parzialità, scarsa conoscenza o viva soddisfazione. Da riassunti, sintesi e generalizzazioni, il quadro della Chiesa che viene fatto attualmente dalla stampa non corrisponde a ciò che vivono i cristiani cattolici. Nel ribadire il nostro orrore davanti al crimine dei sacerdoti pedofili e la nostra solidarietà alle vittime, invitiamo i mass media a un’etica di responsabilità che dovrebbe passare per un trattamento più deontologico di casi come questi. I fenomeni di enfasi mediatica non sono certamente riservati solo alla Chiesa, ma non per questo cessano di amareggiarci. Pensiamo ai tanti sacerdoti che portano con coraggio, e a volte nella solitudine, il messaggio di Cristo. Siamo con loro. Vediamo con favore la lettera dei vescovi di Francia a Papa Benedetto XVI e auspichiamo di vedere la Chiesa cattolica uscire con serenità e responsabilità da questa prova dolorosa».