agosto 2, 2010

Bollywood

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L’ascesa di Bollywood nel circuito cinematografico mondiale è sotto gli occhi di tutti. Persino “Mamma Rai” se n’è accorta, ritagliando ogni sabato sera uno spazio estivo per gli autori indiani. Purtroppo, però, dopo l’infelice titolo adottato in occasione della rassegna dell’anno passato (“Amori con…turbanti”), il servizio pubblico ha misteriosamente deciso di tagliare musiche e danze che rappresentano al meglio la cultura d’origine di quella realtà, svuotando in parte di significato le opere che vengono trasmesse in prima visione durante questa stagione. Intanto, in Pakistan, è stata proibita la proiezione dell’ultimo film di Abhishek Sharma. L’ironia su Bin Laden poteva causare problemi d’ordine pubblico. Una risata seppellirà al Qaeda?

dicembre 19, 2008

La debacle di Veltroni e del suo partito

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Cosa lega il caso Villari all’odierna questione morale esplosa nel Partito Democratico? Apparentemente nulla, ma in realtà esiste un filo conduttore che congiunge inevitabilmente le due vicende, una sottile linea rossa che impone una riflessione interna al movimento veltroniano. Facciamo un rapido excursus.

E’ il 13 novembre quando Riccardo Villari, napoletano, cinquantaduenne medico e docente universitario, senatore sconosciuto del Pd, viene nominato alla presidenza della Commissione Vigilanza Rai. L’elezione è un autentico coupe de theatre: dei ventitre voti necessari per la nomina, ventuno provengono dalle fila della maggioranza, in spregio alle tradizionali regole del gioco inerenti la televisione pubblica. Apriti cielo: Veltroni frena e invoca un immediato chiarimento col senatore, Di Pietro prima accusa il Pd di aver rotto l’alleanza (sì, lo stesso segretario dell’Italia dei Valori che – una volta giunto in Parlamento – ha salutato altezzosamente i buoni propositi rispondendo picche alla costituzione del gruppo unico) e poi accusa il Cavaliere di corruzione politica. Il Pdl, frattanto, gongola. Le dimissioni, date pressoché per certe dai bookmakers in Transatlantico, non arrivano e, consequenzialmente, Villari si espone, specificando che non ha alcuna intenzione di lasciare l’incarico e che anzi si è già mosso per studiare i primi progetti concreti da sottoporre all’azienda. Una batosta politica che l’establishment di sinistra non può accettare: mentre la stampa amica lo dipinge come uno sporco affarista, il partito dà l’ultimatum, o per amore della causa fa un passo indietro o partirà il procedimento di espulsione. Il senatore reagisce in maniera ispida, spiegando che non capisce le motivazioni di un simile provvedimento. A cosa sono dovute? All’accettazione di un incarico istituzionale? In un sistema già privo di preferenza, è ammissibile che i deputati nominati debbano accettare passivamente i diktat della nomenclatura? Il resto è storia: Villari viene espulso e aderisce al gruppo misto, pur mantenendo la carica elettiva.

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