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Lo spettro di Putin allontana la Turchia

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Dopo l’adesione irlandese al trattato di Lisbona, una riflessione sul futuro dell’Unione Europea è indispensabile. Si potrebbe procedere analiticamente secondo diverse chiavi concettuali di lettura, dalla solidità finanziaria alla stabilità istituzionale, passando naturalmente per la capacità di elaborare una politica estera condivisa fra gli Stati membri. Sono tutte questioni di grande rilevanza, strettamente legate all’essenza del problema: la difficile costituzione di una condivisa identità continentale. Tuttavia, passando dalla scienza politica alla dimensione diplomatica, il primo nodo irrisolto sul banco internazionale è quello della definizione dei confini del Vecchio Continente. Torna, pertanto, a emergere la questione turca, come un capitolo incompiuto nella grande trama di un romanzo storico. Perché se è vero che il percorso della Turchia moderna, dai tempi di Kemal, è ancorato al processo democratico d’ispirazione laica tipico dei regimi parlamentari europei, è altresì innegabile che oggi Parigi e Berlino hanno concordato un approccio più rigido verso le istanze provenienti da Ankara. Angela Merkel, dopo la conferma elettorale, ha tenuto a precisare come in sede comunitaria le attenzioni dei delegati tedeschi saranno rivolte alla definizione di un nuovo tipo di legame che dovrà sorgere tra il blocco unitario e lo Stato di Erdogan. E’ la riproposizione, in altri termini, del paradigma Sarkozy: quell’assioma secondo cui non è possibile, oggi, assorbire una realtà talmente vasta e difforme rispetto alle altre culture presenti. Tuttavia questo riflesso condizionato rischia di compromettere la partnership agognata.

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Esteri — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 10:18

Dalla Sicilia ai colloqui tra Washington e Teheran

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Giovedì primo ottobre il sottosegretario di Stato americano William Burns ha incontrato a Ginevra il negoziatore iraniano Said Jalili, rompendo – di fatto – il blocco glaciale che impediva ai rispettivi paesi di tenere normali relazioni diplomatiche. Il silenzio della stampa italiana, che ha accolto una novità di così evidente portata quasi con disinteresse, dovrebbe destare parecchie preoccupazioni nell’opinione pubblica: che senso ha manifestare per la libertà d’informazione, se poi il resoconto di un incontro bilaterale atteso 30 anni viene trascurato con straordinaria noncuranza in nome dell’apparizione di una escort su un programma Rai?

Al di là di questa piccola polemica, torno ai fatti, anteponendo una premessa di carattere personale dettata dagli avvenimenti di cronaca. Chi scrive segue da vicino, con costante apprensione, gli eventi del messinese. Sentendo pienamente la dimensione insulare della tragedia, è difficile ignorare i richiami della coscienza. D’istinto sarei portato a stilare un j’accuse nei confronti di alcuni Signori regionali, artefici di una politica miope che ha portato non a valorizzare il territorio, bensì a violentarlo in nome e per conto di un’illusoria crescita economica (tra l’altro mai avvenuta); certo, la colpa deve essere equamente ripartita, epperò il senso di impotenza di fronte agli eventi naturali cela una sorta di disprezzo, condiviso da gran parte della società civile, per quei rami dell’amministrazione pubblica che hanno sempre irriso i richiami ambientali alla tutela del patrimonio locale, salvo poi battersi il petto e chiedere i fondi coi cadaveri ancora caldi ripresi dai telegiornali. Un conservatorismo verde contrario al Ponte sembra fuori luogo nel nostro panorama e questo, purtroppo, è l’ennesimo problema cittadino. Tuttavia, in tale frangente, ritengo sia opportuno ritrovare la strada della perduta ordinarietà, per poter affrontare l’emergenza con il dovuto distacco analitico e per evitare che i processi sommari guidati da Roma travolgano tutto e tutti, ivi compresi i pochi ma buoni consulenti territoriali che da anni assomigliano sempre più a delle Cassandre inascoltate.

Torniamo alla dimensione sovranazionale e vediamo pertanto cos’è cambiato in questa settimana. Abbiamo già accennato all’incontro che si è tenuto fra la delegazione iraniana e quella statunitense. Dopo il faccia a faccia i rispettivi rappresentanti non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali.

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Esteri — Tag:, , , , , , — Giuseppe Lombardo @ 00:11

Quale democrazia?

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L’ennesimo resoconto sul piglio autoritario adottato da Mosca viene dal Wall Street Journal. Kara Murza, nell’articolo di ieri, ha evidenziato le modalità usate da Putin per conculcare la libertà d’espressione in maniera scientifica, arrivando perfino ad oscurare le aspirazioni democratiche della società civile, smentendole alla radice.

«The myth that Russians do not want democracy is used by Mr. Putin to justify his actions, as well as by his apologists in the West, who maintain that there is no alternative to collaboration with the Kremlin. This fantasy does not withstand the test of facts. In elections to the very first Russian parliament, in 1906, conducted on an unequal but mass franchise, a majority of seats were won by the Constitutional Democratic party, which advocated for a British-style parliamentary system with full political freedoms. Indeed, the czarist government had to restrict, not expand, the franchise in order to reduce liberal influence in parliament, which it did in 1907. The first Russian elections held with universal suffrage in 1917 (three years before the U.S., incidentally) resulted in a crushing defeat for the Bolsheviks, who had usurped power by force of arms. In 1991, when Russians directly elected their head of state for the first time in history, opposition candidate Boris Yeltsin won on a platform of democratic reforms, beating the then-ruling Communist party nominee by 57% to 17%. Even the 1993 parliamentary elections, usually remembered for the first-place finish of the ultranationalist party of Vladimir Zhirinovsky, showed significant support for pro-democracy parties, which, combined, received 40% of the vote against 35% for Zhirinovsky and the Communists. And in the 1996 presidential election, Russian voters re-elected an unpopular incumbent when faced with the alternative of a communist restoration».

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Esteri — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 13:39

Putin prepara il suo ritorno

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Durante la guerra fredda, quando negli Stati Uniti le elezioni sancivano l’ascesa di un nuovo leader alla Casa Bianca, i quotidiani – specie quelli italiani – illustravano in ampi reportage la reazione del Cremlino, esaminando dettagliatamente la linea politica adottata da Mosca. Pesi e contrappesi erano indispensabili per capire l’equilibrio internazionale.

Oggi non è più così. Naturalmente non ho nostalgia di quegli anni, per carità, sono ben lieto, com’è evidente, dell’implosione del sistema sovietico, ma chiedere alla stampa una lungimiranza strategica per scrutare lo scenario politico globale oltre il fervore democratico radical-chic non mi sembra un’assurdità anacronistica.

Mentre Obama compone la lista del futuro governo di Washington, la Reuters ha battuto un’agenzia passata inosservata nel panorama mediatico europeo: «il presidente russo Dmitry Medvedev potrebbe dimettersi dal suo incarico nel 2009 per aprire la strada del Cremlino al ritorno di Vladimir Putin». Un ritorno che, grazie alle forzature normative, potrebbe permettere al nuovo zar di sedere sullo scranno più importante di Mosca fino al 2021.

E Repubblica, col Cavaliere, parla di leggi ad personam.

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Esteri, giornalismo — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 15:23

Equidistanza forzata

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La Nato censura ufficialmente la condotta russa volta a imporre l’indipendenza dei territori georgiani dell’Ossezia meridionale. Il documento approvato all’unanimità dall’Alleanza atlantica definisce l’offensiva putiniana «sproporzionata, non conforme al ruolo di peacekeeping e incompatibile coi principi del regolamento pacifico dei conflitti stabiliti dall’Atto di Helsinki». Una posizione dura che perfino i ministri della tollerante Europa hanno abbracciato incondizionatamente. Un portavoce del governo tedesco, pochi minuti fa, ha rilasciato alle agenzie una dichiarazione dura nella quale ha manifestato perplessità sulla linea del Cremlino, evidenziando l’insoddisfazione dell’Esecutivo Merkel in merito alle promesse non rispettate sul ritiro delle truppe dal territorio georgiano. Frattanto la maggioranza parlamentare moscovita fa sapere che il Consiglio della Federazione, la Camera alta, è pronto ad avallare di fatto l’indipendenza delle aree separatiste (Abkhazia inclusa).

In questo contesto assai convulso, il ministro della Difesa italiano – pur non avendo evidenti competenze – tiene a precisare che l’atteggiamento della comunità internazionale deve essere prudente. Questa “prudenza” è imposta dalla necessità di capire le ragioni storiche e culturali della nuova Russia: «dal punto di vista dei russi – spiega il ministro in un’intervista rilasciata al Foglio (n.d.r.) – questo atteggiamento occidentale e della Nato può essere visto con grande sospetto. E personalmente, anche in altri tempi, ho sempre sostenuto che in casi del genere dovremmo coinvolgere il più possibile la Russia nelle decisioni». Questa compiacenza di fronte agli abusi provenienti dall’Est lascia oggettivamente perplessi. Nemmeno la Democrazia Cristiana, che pure era il partito nazionale e mirava ad armonizzare i conflitti tra le diverse realtà politiche delle proprie correnti, ostentava una sorta di terzismo, di equidistanza fra Stati Uniti ed Unione Sovietica. L’impressione è che dietro l’appeasement italiano si celino ragioni squisitamente economiche: ragioni che coincidono con la speranza di ottenere l’adesione di Medvedev al Wto, concretizzando in sede internazionale la partnership commerciale fra Italia e Russia. Dal presidente operaio che ha conquistato Palazzo Chigi sviscerando l’anticomunismo nazionale e dagli eredi del Movimento Sociale Italiano, onestamente, ci saremmo aspettati una condotta diversa.

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Destra — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 14:41

Tu cosa faresti?

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Senza categoria — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 21:47

Amici della Libertà

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L’idea che il titolare del dicastero degli Esteri, in vacanza alle Maldive, non partecipi alla riunione straordinaria indetta dal Consiglio Europeo sui fatti dell’Ossezia mi crea oggettivamente qualche difficoltà. Parimenti mi imbarazzano determinate affermazioni aprioristiche e sconclusionate dello stesso ministro, così premuroso di attenzioni nei confronti della Russia e così riluttante nell’esprimere parole anche solo vagamente solidaristiche nei confronti di una piccola realtà territoriale come quella georgiana, cui sarebbe tra l’altro inibito il diritto di difendere la propria integrità territoriale con le forze armate di cui la nazione stessa dispone. M’infastidisce, ancora, che il presidente del Consiglio, autentico alfiere dell’anticomunismo postmoderno, sia ostinatamente fiero di avere la “confidenza politica” dello Zar di Mosca, ponendosi in una posizione intermedia tra Usa e Urss, pardon Russia, senza fare presente, al “compagno” Vladimir, quanto deplorevoli siano i suoi ricatti energetici.

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Senza categoria — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 19:32
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