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Sky è la fine di un progetto

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Silvio Berlusconi ha ormai quattordici anni di esperienza politica alle spalle, un curriculum vitae di tutto rispetto e un’esperienza istituzionale di gran lunga superiore a quella dei principali antagonisti dello schieramento avversario. Per un selfmademan, un imprenditore prestato alla politica che denuncia i sepolcri imbiancati che hanno fatto della militanza la loro unica ragion d’essere, non è poco.

Qualche giorno fa la creatura politica del Cavaliere è stata soppressa in via arbitraria, senza congressi né dibattiti interni: per carità è giusto così, Forza Italia è sempre stata la proiezione politica della poliedrica personalità di Berlusconi. Sennonché lo stesso capo del Governo ha tenuto a precisare che, in barba ai cambiamenti globali e ai mutati scenari internazionali, lo spirito che determinerà il codice genetico del nuovo Popolo delle Libertà, soggetto in cui Forza Italia andrà a confluire, sarà identico a quello originario della macchina di Via dell’Umiltà.

Non male. In qualsiasi altro paese d’Europa la “stampa amica”, a maggior ragione se conservatrice, si sarebbe interrogata parecchio sul senso d’una vocazione unitaria di mera apparenza, sulla necessità di abbandonare le strutture tradizionali per dare una verniciata alle pareti di casa. Qui da noi no: soggetti sorti con lo scopo di difendere culture politiche estranee alla tradizione europea vengono accolti come unica risorsa, e pazienza se defraudano l’elettore della preferenza e della possibilità di avere una sana alternanza: sono i costi della governabilità.

(continua…)

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Destra, Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 16:31

Voto libero, diritto dell’uomo

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Caro Direttore, la battaglia per la preferenza, intrapresa ieri dal suo quotidiano, è cosa buona e giusta, per usare un linguaggio biblico. Se le misure avanzate dalla maggioranza dovessero entrare in vigore in ambito europeo, si tratterebbe di una forzata mutazione delle regole del gioco, che concederebbe implicitamente alle segreterie dei partiti – già oggi non avare di vocazione leaderistica – un potere immenso. Resta poi un nodo irrisolto, piccolo piccolo per carità: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata senza voti contrari dall’Assemblea generale nel 1948, la quale afferma il principio supremo secondo cui ogni individuo ha il diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti (art. 21, par. 1), giacché la volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo (par. 3 del medesimo articolo).

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Destra, Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 12:05

Le preferenze o l’oligarchia

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In qualsiasi ordinamento democratico ispirato ai valori liberali, l’idea di togliere al popolo la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, verrebbe cassata con un coro di polemiche ed etichettata come indegna e irrispettosa delle libertà basilari. Probabilmente qualcuno, per scuotere la coscienza civile, introdurrebbe trame golpistiche o richiami alla costituzionalità.

In Italia no. Il presidente del Consiglio può tranquillamente avanzare proposte di legge che mettano in discussione l’impostazione di fondo del sistema, senza che nessuno – all’interno del suo partito – manifesti stupore o perlomeno perplessità per determinate prese di posizione. Si può serenamente sostenere sulla televisione pubblica che gli italiani debbano sacrificare il loro diritto di selezionare la classe dirigente in maniera diretta, tramite il consenso espresso nei confronti dei singoli individui, alla stabilità del sistema, per evitare il rischio di probabili pratiche clientelistiche. Si può, cioè, svuotare di significato il senso stesso della politica.

Una simile prospettiva è già stata attuata in una presunta situazione d’emergenza in prossimità delle consultazioni nazionali del 2006: ne venne fuori una norma che ha prodotto risultati significativi, come l’estromissione dalle aule parlamentari dei gruppuscoli insignificanti, ma che ha anche implicitamente comportato l’espropriazione del diritto di ciascuno di noi alla rappresentanza. Si occulta pertanto, nell’ambito dell’odierno dibattito, un piccolissimo particolare: se siffatte misure dovessero entrare in vigore, le segreterie dei partiti che già oggi hanno una vocazione leaderistica, assumerebbero di fatto un potere immenso, tale da mutare l’essenza stessa del quadro politico italiano. Non è un azzardo, né una forzatura: se un ordinamento muta i propri caratteri fondanti, consegnando il potere in mano a pochi, il termine “democrazia” deve essere sostituito da un lemma più appropriato: “oligarchia”, potere indebito in mano ad una minoranza che può fare il bello e il cattivo tempo in barba alla volontà nazionale.

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Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 18:48
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