Non chiederti
cosa l’Esecutivo Monti abbia fatto per te, chiediti piuttosto cosa puoi fare tu
per il Governo. Potrebbe essere questo, in prospettiva, il motto di
un’eventuale lista del premier in occasione della prossima campagna elettorale,
il leitmotiv di un bel partito di centro capace di racchiudere in
un’ottica sistemica le resistenze dei ceti medio-alti a concedere nuovamente
fiducia alla classe politica.
Per un curioso
gioco del destino, mentre negli Stati Uniti d’America inizia una serrata lotta
per la conquista della Casa Bianca con la fine della convention democratica,
l’uomo forte di Palazzo Chigi, dopo essersi autoproclamato salvatore
dell’Italia e dell’Europa a Bari in occasione della Fiera del Levante, ha
ricevuto parallelamente la benedizione dei banchieri a Cernobbio. Lavori in
corso per l’ubiquità. Benedizione ovviamente respinta al mittente, perché così
vuole la prassi: Monti non è (ancora) una figura politica in senso stretto. Pur
esercitando la carica di premier, allo stato attuale egli presiede un Gabinetto
composto da tecnici e da esperti di settore, posti al vertice di una
maggioranza fragile e variegata come mai. Ciò ha posto dei limiti oggettivi.
Eppure
l’indicazione degli istituti di credito è stata chiara, cristallina e ha
lasciato pochi margini di dubbio circa la possibilità di riscontrare letture
difformi per il futuro dell’Italia: «Non solo la ritengo fondamentale – afferma Enrico Cucchiani,
consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, in merito all’eventuale conferma della
leadership di Monti – ma anche estremamente probabile, nel senso che le
soluzioni alternative potrebbero comportare grossi rischi per il Paese».
Ecco la formula
magica che permette di commissariare una democrazia sul modello greco: è l’Europa
che impone il sacrificio di rinnegare i cardini del nostro modello
costituzionale per abbracciare una depoliticizzazione di aree un tempo parti
esclusive della competenza del governo nazionale. Il perché è presto detto:
rientriamo nei paesi peccatori, nella black-list dei poco virtuosi. Abbiamo
speso più di quanto abbiamo prodotto, beneficiando di uno stile di vita ben al
di là delle nostre effettive possibilità concesse dal sistema economico. E
allora vige la pena dantesca del contrappasso: non serve cambiare modello di
sviluppo o produrre in misura più oculata, bisogna pagare dazio così come
impone Berlino.


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