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Bipartitismo alla frutta

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La fusione di due partiti in un nuovo soggetto unitario può essere un’operazione brillantemente riuscita o un aborto gravido di conseguenze. Dipende naturalmente dalla prospettiva. Il risultato si valuta non in base ai dati elettorali che il movimento consegue, più o meno lusinghieri a seconda del caso, bensì in funzione della coesione dei blocchi di riferimento; dalla capacità – cioè – delle rispettive classi dirigenti di creare un amalgama, un senso comune d’appartenenza, al di là della vuota retorica. Scriveva Giorgio Gaber:

«L’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé».

Partendo da questo presupposto, è facile valutare il completo fallimento del progetto bipartitico italiano: c’è chi oggi si ostina a tenere in vita questi macroapparati del tutto privi di potere incisivo, nella speranza – probabilmente vana – di modificare lo stato delle cose; e c’è chi, su un altro versante, ne progetta la sepoltura, aspettando che il tempo galantuomo consenta lo scacco matto a determinati blocchi di potere. La cosa grave, semmai, è la buona fede dei militanti, l’incoscienza con cui essi approvano le bordate rivoluzionare in nome e per conto del presidente di turno, salvo rendersi conto a carte scoperte, nella migliore tradizione orwelliana, che il nemico di ieri è destinato a diventare l’amico di domani.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 16:46

La scelta di Napolitano

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Nutro una certa invidia nei confronti di quanti, in queste ore, senza colpo ferire emettono aspre sentenze sulla condotta politica del Colle. Il decreto interpretativo varato dal Governo costituisce indubbiamente un atto piuttosto squallido per una democrazia occidentale, ma le connotazioni negative e le chiavi di lettura differenti del testo presentato dall’Esecutivo non possono portare automaticamente all’estensione di giudizi critici sul Quirinale. Il perché è presto detto.

Affinché un sistema sia pienamente liberale devono sussistere almeno due fattori: la rappresentanza diretta del corpo elettorale (nel rispetto del principio democratico e del suffragio universale) e la recezione delle regole generali stabilite di comune accordo al momento della definizione dello Stato. Solo su queste basi il contratto sociale può reggere in una prospettiva più ampia. Ora, il Presidente Napolitano, com’è chiaramente comprensibile, si è trovato di fronte ad un conflitto: è più giusto, ai fini della tutela del sistema, mantenere saldamente il controllo dei principi “burocratici” dell’ordinamento, delle regole del gioco, o è formalmente corretto riconoscere il diritto alla principale forza rappresentativa del paese di competere regolarmente, nonostante l’inettitudine dei singoli e fatta salva una valutazione negativa degli eventi? Non è un dubbio da poco conto, perché ripropone quel conflitto stridente che non poche volte si è posto all’indomani della rivoluzione francese: meglio la democrazia o il liberalismo per preservare il nuovo ordine costituito?

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Politica — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 01:46

L’errore Daniela

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Doveva essere un Esecutivo snello, capace di adottare provvedimenti rapidi e tempestivi, onde evitare un ulteriore aggravio dei problemi; doveva essere, almeno nelle premesse della campagna elettorale, un Esecutivo liberale, attento allo spirito della tolleranza, aperto alle diverse componenti della comunità nazionale che armonicamente s’impegnano con costanza a relazionarsi in un’ottica di pluralismo aconfessionale. Questa doveva essere la cifra di fondo di una destra istituzionale e presentabile. Ne è venuto fuori, col tempo, qualcosa di diverso, profondamente diverso. Sono state compiute scelte sbagliate in settori di vitale importanza che costituiscono inevitabilmente lo specchio di una civiltà e di un certo modo di intendere la politica. Faccio riferimento esplicito alle politiche migratorie e alle direttive sciagurate, scongiurate esclusivamente grazie all’intenso lavoro diplomatico della Santa Sede, secondo le quali medici e presidi spia avrebbero dovuto inondare, presto o tardi, i rami principali degli uffici di pubblica utilità, riservando ai migranti trattamenti indegni e indecorosi, mostrando parimenti una damnatio memorie inerente l’epoca passata, allorquando il fagotto del viaggio spettava esclusivamente ai nostri connazionali.

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Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 02:20

Strappo alle regole

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La questione dell’annullamento di un dato numero di firme, necessarie alla presentazione delle liste di centrodestra in prossimità della tornata elettorale, è indicativa di un particolar modo di concepire la politica; un modo lassista e alquanto grezzo, basato sulla forzatura costante delle regole, sulla libera interpretazione di comandi ritenuti universali e, pertanto, generici e violabili, nella migliore tradizione italica.

La prima cosa che colpisce, naturalmente, è l’incompetenza surreale dei funzionari di una piccola classe dirigente, incapace per vocazione di presentare non già un ordinato piano di governo appropriato alle diverse realtà territoriali, bensì una banale modulistica burocratica nei tempi previsti e sanciti dalla legge. Il secondo dato, ancor più curioso, è l’appello fatto dai candidati locali direttamente al presidente della Repubblica. L’auspicio di un intervento risolutorio del Quirinale, infatti, sottintende l’ennesima violazione delle impostazioni normative vigenti, in funzione di uno strappo dettato dalle inadempienze dei singoli. Siamo al paradosso. E’ come se un consigliere comunale beccato con le mani in pasta, alzasse lo sguardo al cielo e con gesto mite, con aria sorniona, ribadisse: “tutti rubano, perché devo essere punito solo io?”. Il gap democratico che si verrebbe a creare non pare una scusa legittima e d’altronde il Colle, com’era prevedibile, ha risposto nell’unica maniera ipotizzabile: «spetta esclusivamente alle competenti sedi giudiziarie la verifica del rispetto delle condizioni e procedure previste». Come dire, al di là dei buoni propositi, che un intervento a gamba tesa in una materia non attribuibile al capo dello Stato potrebbe istituire di fatto un precedente pericoloso, tanto più che l’attuale presidente del Consiglio in passato non ha lesinato critiche alla massima carica istituzionale, in funzione di presunti compiti ordinati da una costituzione ideal-populista di stampo tendenzialmente presidenziale (si pensi alla moral suasion che avrebbe dovuto usare Napolitano ai tempi dell’approvazione del Lodo Alfano).

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Politica — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 03:06

L’economia in Italia è più forte

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Domani mi aspetto di leggere la traduzione di questo focus su Repubblica.

«All in all, the outlook for the Italian economy is nowhere near as bleak as it was at the start of the century. Economists at Goldman Sachs expect the Italian economy to grow 1.6% next year —”solid by historic standards…. With a savings rate slightly above 14% and mortgage debt that is a modest fraction of real disposable income, Italian households remain among the least leveraged of the euro zone…” That should allow the household sector to contribute to a robust recovery. The economists also note that the increase in the unit value of Italy’s exports—”the Gucci effect”— might enable Italy to avoid competing with China and other low-labor-cost countries. Believe it or not, government policy is also seen as a plus. Outstanding public debt is being kept on “a manageable path,” Goldman Sachs says. But because annual growth is projected to be in the modest 1.2% range, the health of public finances will depend heavily on reining in spending and actually collecting taxes, rather than on rapid economic growth».

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Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 18:23

Una perenne guerra civile

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[In anteprima l’editoriale di domani su Dissonanze]

Forse pecco di cinismo, ma ho sempre ritenuto indispensabile distinguere la dimensione politica dalla sfera dei sentimenti. Questi ultimi, infatti, quando prevalgono sul raziocinio, inficiano le valutazioni oggettive del quadro che si intende analizzare. E’ per questo che ho aspettato diverse ore prima di scrivere sui fatti avvenuti ieri a Milano: per ponderare la situazione, per limare lo sdegno e trasformare la giusta solidarietà al premier in una riflessione ad ampio respiro.

L’aggressione che si è consumata dopo il comizio del presidente del Consiglio è stata ripresa dai principali media internazionali e non va minimizzata: l’azione meschina, posta in atto da un soggetto psicolabile, avrebbe potuto avere un esito assai diverso, se la mira del Tartaglia si fosse concentrata sul cranio del leader del centrodestra. Si sarebbe parlato, con ogni probabilità, di omicidio premeditato, compiuto da un singolo individuo che necessità di cure. Questo dato di fatto archivia la discussione? Assolutamente no.

Berlusconi è un uomo che suscita sentimenti forti, odio o amore, non semplici antipatie. La politica italiana paga la personalizzazione del sistema quasi quotidianamente. Dal 1994 ad oggi, ogni tornata elettorale si è caratterizzata come un plebiscito sulle qualità e le capacità dell’unto del Signore, con buona pace dei problemi della collettività. Da un lato l’armata brancaleone dei nemici del populismo di destra (oggi assai più forte grazie agli imbecilli virtuali che hanno ironizzato sulla faccenda), dall’altra i presunti salvatori della patria, pronti ad arginare l’offensiva rossa. Il tutto in un clima di fobie e di confronto col nemico, quasi fosse una perenne e latente guerra civile. Berlusconi ha messo del suo, con un’anacronistica retorica anticomunista, ma ciò non sminuisce minimamente il clima d’odio e il linciaggio morale che il fondatore di Forza Italia ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Ieri questo odio si è tramutato in un gesto violento, in un attacco personale.

Ma attenzione a parlare di pazzia dei singoli. Poniamoci un attimo nelle vesti di un soggetto mentalmente instabile, condizionato dal flusso d’informazione capziosa che regna in questo paese. Il lettore saprà che: a) viviamo in un regime politico e mediatico, ove la posizione quasi monopolistica del presidente del Consiglio nel settore televisivo giustifica in una prospettiva marxista l’ordine così come si è costituito, come se vedere Fede portasse implicitamente gli elettori atrofizzati a votare Pdl; b) il medesimo premier sarebbe autore delle peggiori nefandezze economiche, avendo fondato un impero in maniera poco chiara, grazie all’aiuto della buon’anima di Bettino; c) la stessa persona avrebbe avuto rapporti privilegiati con alcuni boss mafiosi, i quali, alla tenera età di quattordici anni – stando alle speculazioni di Repubblica –, avrebbero addirittura inciso sulla costituzione del gruppo Fininvest!; d) il premier sarebbe implicato nelle stragi degli anni ’90, essendo la chiave di volta della risoluzione di un conflitto armato tramite l’armistizio voluto dalla cupola mafiosa; e) il capo del governo, anziché badare al paese, alletterebbe esclusivamente le sue serate con donnette di facili costumi; f) il medesimo individuo sarebbe poi a capo di un’impresa responsabile dell’incidente di Linate.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 18:53

Tra falsi liberali e finti cristiani

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In politica spesso l’identità culturale viene strumentalizzata nel dibattito. In Italia è un fenomeno costante. Si pensi, nello schieramento parlamentare, alla presenza della Lega Nord, costituitasi negli anni ’90 in un clima d’emergenza nazionale attorno al mito dell’identità padana, letteralmente inventata in contrapposizione alle forze di “Roma ladrona”.

La questione svizzera sul divieto di edificare nuovi minareti ha alimentato un dibattito surreale. Due posizioni hanno particolarmente colpito la mia attenzione. La prima, quella espressa dall’onorevole Gasparri, si basa su un principio:

«Moschee o minareti spesso non sono solo simboli di culto, ma luoghi dove i predicatori di odio, nella loro lingua, infondono i dettami della violenza e dell’intolleranza. In pericolo non c’è solo la nostra identità cristiana, ma la nostra sicurezza».

Gasparri, è bene ricordarlo, è colui che ha recentemente posto una severa critica al presidente della Camera, specificando che certe idee così palesemente antitetiche al dettato del Pdl non solo non possono essere espresse pubblicamente, ma non dovrebbero neppure essere pensate. Ora, se Gasparri pensasse di più al di fuori della logica partitica, forse riuscirebbe a calarsi meglio in una realtà difficile qual è quella dell’integrazione, per il bene nazionale. Fa sorridere l’idea che l’Occidente, in nome del bagaglio culturale della tolleranza che detiene, debba diventare improvvisamente intollerante nei confronti della libertà spirituale altrui, inibendo ai musulmani la possibilità di recarsi in luoghi prestabiliti per celebrare la preghiera. Il tema caldo è ovviamente quello della sicurezza, così anziché imporre – ad esempio – di predicare i sermoni nella nostra lingua, si decide arbitrariamente di impedire la riunione stessa della comunità islamica. Si va a monte, conculcando l’espressione religiosa per evitare di confrontarsi domani con un’ipotetica minaccia terroristica. Non c’è che dire, è vero liberalismo.

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Destra, Politica, Religione — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 02:21
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