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Bipartitismo alla frutta

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La fusione di due partiti in un nuovo soggetto unitario può essere un’operazione brillantemente riuscita o un aborto gravido di conseguenze. Dipende naturalmente dalla prospettiva. Il risultato si valuta non in base ai dati elettorali che il movimento consegue, più o meno lusinghieri a seconda del caso, bensì in funzione della coesione dei blocchi di riferimento; dalla capacità – cioè – delle rispettive classi dirigenti di creare un amalgama, un senso comune d’appartenenza, al di là della vuota retorica. Scriveva Giorgio Gaber:

«L’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé».

Partendo da questo presupposto, è facile valutare il completo fallimento del progetto bipartitico italiano: c’è chi oggi si ostina a tenere in vita questi macroapparati del tutto privi di potere incisivo, nella speranza – probabilmente vana – di modificare lo stato delle cose; e c’è chi, su un altro versante, ne progetta la sepoltura, aspettando che il tempo galantuomo consenta lo scacco matto a determinati blocchi di potere. La cosa grave, semmai, è la buona fede dei militanti, l’incoscienza con cui essi approvano le bordate rivoluzionare in nome e per conto del presidente di turno, salvo rendersi conto a carte scoperte, nella migliore tradizione orwelliana, che il nemico di ieri è destinato a diventare l’amico di domani.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 16:46

Una perenne guerra civile

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[In anteprima l’editoriale di domani su Dissonanze]

Forse pecco di cinismo, ma ho sempre ritenuto indispensabile distinguere la dimensione politica dalla sfera dei sentimenti. Questi ultimi, infatti, quando prevalgono sul raziocinio, inficiano le valutazioni oggettive del quadro che si intende analizzare. E’ per questo che ho aspettato diverse ore prima di scrivere sui fatti avvenuti ieri a Milano: per ponderare la situazione, per limare lo sdegno e trasformare la giusta solidarietà al premier in una riflessione ad ampio respiro.

L’aggressione che si è consumata dopo il comizio del presidente del Consiglio è stata ripresa dai principali media internazionali e non va minimizzata: l’azione meschina, posta in atto da un soggetto psicolabile, avrebbe potuto avere un esito assai diverso, se la mira del Tartaglia si fosse concentrata sul cranio del leader del centrodestra. Si sarebbe parlato, con ogni probabilità, di omicidio premeditato, compiuto da un singolo individuo che necessità di cure. Questo dato di fatto archivia la discussione? Assolutamente no.

Berlusconi è un uomo che suscita sentimenti forti, odio o amore, non semplici antipatie. La politica italiana paga la personalizzazione del sistema quasi quotidianamente. Dal 1994 ad oggi, ogni tornata elettorale si è caratterizzata come un plebiscito sulle qualità e le capacità dell’unto del Signore, con buona pace dei problemi della collettività. Da un lato l’armata brancaleone dei nemici del populismo di destra (oggi assai più forte grazie agli imbecilli virtuali che hanno ironizzato sulla faccenda), dall’altra i presunti salvatori della patria, pronti ad arginare l’offensiva rossa. Il tutto in un clima di fobie e di confronto col nemico, quasi fosse una perenne e latente guerra civile. Berlusconi ha messo del suo, con un’anacronistica retorica anticomunista, ma ciò non sminuisce minimamente il clima d’odio e il linciaggio morale che il fondatore di Forza Italia ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Ieri questo odio si è tramutato in un gesto violento, in un attacco personale.

Ma attenzione a parlare di pazzia dei singoli. Poniamoci un attimo nelle vesti di un soggetto mentalmente instabile, condizionato dal flusso d’informazione capziosa che regna in questo paese. Il lettore saprà che: a) viviamo in un regime politico e mediatico, ove la posizione quasi monopolistica del presidente del Consiglio nel settore televisivo giustifica in una prospettiva marxista l’ordine così come si è costituito, come se vedere Fede portasse implicitamente gli elettori atrofizzati a votare Pdl; b) il medesimo premier sarebbe autore delle peggiori nefandezze economiche, avendo fondato un impero in maniera poco chiara, grazie all’aiuto della buon’anima di Bettino; c) la stessa persona avrebbe avuto rapporti privilegiati con alcuni boss mafiosi, i quali, alla tenera età di quattordici anni – stando alle speculazioni di Repubblica –, avrebbero addirittura inciso sulla costituzione del gruppo Fininvest!; d) il premier sarebbe implicato nelle stragi degli anni ’90, essendo la chiave di volta della risoluzione di un conflitto armato tramite l’armistizio voluto dalla cupola mafiosa; e) il capo del governo, anziché badare al paese, alletterebbe esclusivamente le sue serate con donnette di facili costumi; f) il medesimo individuo sarebbe poi a capo di un’impresa responsabile dell’incidente di Linate.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 18:53

Uno sciatto bipartitismo

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Il tempo è galantuomo, bisogna aspettare per vedere chi è nel giusto. Non occorreva essere pessimisti o profeti di iatture allorquando si evidenziavano i limiti strutturali di un bipartitismo dopato, retto sui muscoli, sulle diatribe verbali e sull’inconsistenza identitaria dei rispettivi elettorati. Di più: era perfino facile pronosticare l’allergia dell’italiano medio ad una democrazia d’epiteti offensivi. Eppure, all’indomani del Predellino, siamo stati canzonati come oracoli di sventura, relegati spesso ai margini della discussione come persone incapaci di apprendere lo spirito del tempo. “Guarda Walter, guarda Silvio”, dicevano i critici.

Chi scrive, invece, ha preferito volgere l’attenzione sulle incognite già presenti due anni addietro nello scacchiere politico italiano: eravamo di fronte a soggetti non rappresentativi, pronti ad esercitare funzioni di governo sulla base di programmi economici poco chiari, destinati a implodere naturalmente. Un’implosione ovvia, oggi lo possiamo affermare senza remore, perché le idee e le concezioni politiche erano e restano troppo differenti a danno di una corretta democrazia interna. Si è tentato di inglobare la coalizione in un partito quando non vi è amalgama sociale tra i ceti produttivi di riferimento e spesso e volentieri le diatribe personali fra esponenti di culture differenti procurano scissioni e strappi a volontà. L’uscita di Rutelli, co-fondatore del Partito Democratico e primo attore dell’esperimento unitario, insieme alla logorante discussione tra il presidente della Camera ed il titolare di Palazzo Chigi testimoniano le difficoltà intrinseche al sistema. Testimoniano, cioè, quanto sia difficile calare il modello americano nel contesto tendenzialmente proporzionale e frazionato del nostro universo politico.

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Destra, Politica — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 01:34

Bipartitismo all’italiana

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Naturalmente, boutade a parte, il pezzo del giorno è quello di Ferrara, di cui condivido ampiamente le perplessità.

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Politica, Satira — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 13:34

I regimi inesistenti

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“Regime” è una parola che nel lessico politico italiano trova spesso cittadinanza, tanto da risultare nella maggior parte dei casi logorata, stantìa, inflazionata. Questa esasperazione del clima civile è soltanto apparentemente un retaggio della Seconda Repubblica. Uomini come De Gasperi, Fanfani, Craxi, Andreotti, cioè figure forti al potere, in questo paese, hanno sempre trovato nell’opposizione e nella stampa progressista un forte richiamo ai rischi autoritari legati alla loro presenza nelle istituzioni. Probabilmente, nell’arco dell’intera storia patria, l’unico che non è passato per questo linciaggio morale, è stato l’unico che una dittatura l’ha creata davvero. Sono cambiati i toni e la professionalità della classe dirigente, non sempre gli uomini, ed è mutato il clima sociale. Tuttavia la pessima abitudine di guardare alla libertà come un miraggio lontano, una realtà ignota di un pianeta sconosciuto, non è venuta a mancare e questo, inevitabilmente, compromette la nostra immagine internazionale. Di più: per un curioso paradosso della storia, l’afflato liberale della resistenza si è esteso a tutte le forze politiche, anche ai tradizionali bastioni del conservatorismo e ai ceti medi produttivi che un tempo costituivano la maggioranza silenziosa.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 10:49

Terza svia

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Marino da un lato querela Ferrara, dall’altro propone di schedare i parlamentari per evitare future questioni morali. Però, che riformista.

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Sinistra — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 11:16

E ancora si candida?

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«Con la querelle sulle vicende private del premier, ci abbiamo perso anche noi». Dario Franceschini.

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Sinistra — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 13:47
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