agosto 29, 2010

Reset

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Società composte in prevalenza da giovani, appartenenti a ceti medio-bassi e pronti a usufruire dei meccanismi di mobilità sociale per modificare la propria posizione; il desiderio di vedere l’Iraq e l’Afghanistan stabilizzati; la volontà di sopprimere quegli elementi dell’islam radicale (Al Qaeda) che minano la struttura stessa dei sistemi politici orientali. Sono tre caratteristiche che accomunano le leadership della Turchia, dell’Iran e degli Stati Uniti. Così scrive Stephen Kinzer nel suo “Reset. Iran, Turkey and America’s future”.

Conscio delle difficoltà vigenti nelle relazioni internazionali, l’autore, all’interno del pamphlet, esorta Washington ad osare di più, ad assumere un ruolo chiave per lanciarsi in “negoziati diretti, bilaterali, completi ed incondizionati” in particolare con Teheran. Occorre, specifica, un’azione di stampo nixoniano: non a caso la Cina comunista fu oculatamente recuperata dalla diplomazia americana non già in un contesto di pace, bensì in prossimità del conflitto vietnamita. Il libro si sofferma infine sull’Esecutivo Erdogan, sullo scontro tra modernizzatori ed occidentalisti all’interno della società turca e sulle possibili prospettive per la risoluzione del conflitto curdo. Chi segue questo blog non può trascurare una simile lettura.

agosto 24, 2009

La storia di Shura

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La storia di Shura Al-Shawk, probabilmente, non troverà ampia eco sui giornali e non godrà dell’attenzione del circuito mediatico televisivo. Ne parleranno giusto alcuni quotidiani della sinistra radicale, con cronisti d’assalto in kefiah pronti ad intercettare qualche imam per chiedere come sia possibile una simile discriminazione religiosa nel cuore dell’Europa contemporanea. Giusta l’impostazione, pessima la confezione, giacché spesso e volentieri i medesimi imam interpellati dalla stampa progressista non sono garanti del principio assoluto che tutela la reciprocità del trattamento, bensì profeti da strapazzo che si limitano ad invocare in maniera unidirezionale il rispetto delle libertà elementari.

Ma facciamo un passo indietro e ricapitoliamo i fatti. Shura è una ragazza di diciannove anni che nutre un amore sincero nei confronti della pallacanestro; vive in Svizzera e ha fatto dello sport una delle sue passioni profonde. E’ piuttosto abile secondo i cronisti locali, dotata di buone capacità tecniche, tanto da essere tesserata dall’STV Lucerna, nell’attesa del prossimo campionato regionale. Shura però ha un problema agli occhi degli osservatori elvetici: è islamica e copre la sua chioma durante le partite con il tradizionale velo musulmano.

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aprile 3, 2009

Dall’equilibrio dei valori all’equilibrismo relativista

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L’ossequio rispettoso che si nutre nei confronti dei principi cardine della Costituzione non dovrebbe mai degenerare nella sacralizzazione del testo come unica base possibile di convivenza civile. La Carta è stata scritta all’indomani di un conflitto bellico devastante, da una classe dirigente che aveva il pregio dell’onestà e il difetto di vivere conformemente allo spirito del tempo, con scarsa lungimiranza. La necessità immediata di creare armonia nello Stivale, dopo una sanguinosa faida che aveva spaccato in due il Paese con l’esistenza e il consolidamento sia pur breve di due Stati fantoccio controllati da potenze straniere, portò dopo un’ampia discussione all’adozione di un testo di pregevole fattura, ma pur sempre farraginoso perfino nella sua originaria impostazione.

Facciamo un esempio di meccanica istituzionale: il Parlamento elegge il Presidente della Repubblica e può, a livello teorico, in presenza di gravi circostanze, metterlo in stato d’accusa; a sua volta il Presidente può sciogliere anticipatamente le Camere, inficiando il potere poc’anzi indicato, e nominare un nucleo di giudici alla Corte costituzionale, cioè insediare un gruppo di esperti del diritto presso lo stesso organismo che dovrebbe pronunciarsi sulle accuse promosse contro il Presidente medesimo. E’ lapalissiana la confusione. Gli interpreti togati, in quest’ottica, andrebbero giudicati sulla base della coerenza dei loro pronunciamenti con l’impatto sociale delle norme e non per le doti da oracolo decantate da certuni.

La Carta del 1948 è pertanto una traccia, una sorta di manifesto, all’interno della quale vengono elencate le linee guida per la condivisione minima di alcuni valori di fondo nell’ambito della comunità nazionale, partendo dal necessario e sacrosanto rispetto per le diverse culture e identità dei singoli e abbracciando il principio di democrazia che affida al Parlamento il ruolo di organo sovrano, in quanto diretta espressione della volontà popolare. Questo è il nocciolo del nostro sistema.

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settembre 10, 2008

I cattolici nella nuova dimensione

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Le parole pronunciate dal Papa domenica scorsa hanno inciso poco nel dibattito pubblico della grande stampa. Eppure le frasi di Benedetto XVI, inquadrate nel contesto politico odierno, hanno una rilevanza non marginale. Procediamo con ordine. Durante la messa celebrata al Santuario di Nostra Signora di Bonaria, Ratzinger ha espressamente invitato i cattolici ad evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia e della politica, con l’intento di creare «una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile». Se non è un’esplicita scomunica, poco ci manca. Come ha giustamente notato sul Foglio di ieri Maurizio Crippa:

«Se il Papa auspica “una nuova generazione” di politici, significa che una attuale non c’è. O se c’è, non è soddisfacente. E il giudizio, non essendo ulteriormente sfaccettato, va assunto in blocco: non c’è n’è di soddisfacenti né a destra né a sinistra».

E’ un sillogismo che molti uomini di Chiesa smentiranno in toto, evidenziando come non si possa confondere un invito all’impegno con una politologica generalizzazione. L’approccio ai grandi temi da parte della Chiesa cattolica è mutato negli anni. Se, infatti, guardiamo la storia europea del ventesimo secolo, noteremo per molti aspetti quanto essa sia stata caratterizzata dall’incontro di uomini e donne d’ispirazione cristiana, che hanno ricostruito interi sistemi, azionato i meccanismi della crescita economica e collocato le diverse nazioni – Italia e Germania in primis – nell’orbita democratica, occidentale e liberale. Il peso del Vaticano, negli anni Sessanta, appariva evidente ed in certa misura giustificato: si pensi allo splendido conflitto guareschiano fra Giuseppe Bottazzi e Don Camillo. Il crollo del muro di Berlino nel 1989 portò ad una crisi delle ortodossie che investì inevitabilmente le strutture partitiche d’origine cattolica, prive ormai della missione salvifica nei confronti del nemico bolscevico. Il venir meno dell’assunto di base, l’idea di votare il centro in spregio agli opposti estremismi, nel Bel Paese si coniugò col malcostume tangentizio derivante da Mani Pulite e portò sul banco degli imputati l’intero establishment democristiano. L’idea del partito unitario venne progressivamente abbandonata dalla Chiesa, ma il dubbio amletico circa la reale esigenza di un ritorno alle radici ideali, alla ricostruzione di una corrente filo ecclesiale, è sempre serpeggiato nella coscienza civile di tanti illustri porporati. Perfino nell’immaginario collettivo, perennemente indulgente verso i tempi lontani e così incline al cinismo nell’approccio al presente, il revival della balena bianca è stato visto con tacito consenso. Non ci riferiamo, naturalmente, alla nascita di movimenti popolari, come l’Udc o la defunta Margherita, quanto piuttosto alla riabilitazione di alcuni uomini di potere, nominati senatori a vita senza alcun merito particolare nella storia patria, se si eccettua una spregiudicata presenza nella stanza dei bottoni. Oggi le perplessità sono nuovamente emerse sotto mentite spoglie. Probabilmente Benedetto XVI non intende patrocinare un soggetto che porti le insegne della Santa Sede in Parlamento: sarebbe suggestivo e controproducente in una società smaliziata dove l’anticlericalismo serpeggia a piè sospinto. Ma la deriva laica imminente non viene sottovalutata: per la prima volta nella storia della repubblica italiana, al governo non vi sono ministri di chiara ispirazione cattolica; per la prima volta in Parlamento la maggioranza non conta, tra le proprie fila, rappresentanti ufficiali delle culture tradizionali che avevano fatto il bello e il cattivo tempo durante la prima repubblica, nelle fila dell’opposizione o nei banchi di governo; per la prima volta, in altri termini, il paese si trova catapultato in una nuova dimensione temporale. La Chiesa deve riuscire a filtrare il proprio messaggio evangelico e per questo propone alle persone di buona volontà di collaborare e di impegnarsi nel sociale. Chiedere chi coprirà questo spazio non è roba da poco conto.