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Un velo pietoso

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Il Guardian offre una puntuale analisi di Nabila Ramdani sull’integrazione delle minoranze islamiche in Francia. Ancora una volta finisce sotto i riflettori il capitolo “velo”, con le discutibili politiche adottate da Nicolas Sarkozy.

«Under such circumstances the real issue raised by Sarkozy’s burqa ban – and especially the watered down version – is not the freedom of the handful of few women who wear full veils (less than 2000 and most of them confined to isolated housing estates, according to all reliable estimates), but the very place of Islam in modern France. By targeting his tokenistic policies and soundbites at a harmless minority, Sarkozy and his cronies succeed in linking Islam with everything from sexism to national security threats. If these associations are genuine, then they should be dealt with in a manner which is honest and unambiguous. Anything less results in weak compromises engendering nothing but fear and suspicion, often without anybody really understanding why».

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Cultura, Esteri — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 17:34

Il crepuscolo della teocrazia

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Provate a immaginare di vivere in un paese monarchico, con un’opinione pubblica perlopiù ideologizzata, in cui la successione al trono viene arbitrariamente stabilita dal sovrano in carica, senza consultazioni né colloqui di rito. Provate poi a pensare ad un lento rovesciamento della situazione, ad una progressiva presa di coscienza delle masse dopo anni di torpore intellettuale. Cosa succederebbe se, ad esempio, in un dato momento la popolazione non soltanto criticasse l’erede designato, ma addirittura mettesse in discussione lo stesso principio assolutistico di legittimità che giustifica l’ordine costituito? Probabilmente una rivoluzione, certamente una sommossa, dipende dal grado di coinvolgimento popolare. E’ questo il timore vissuto nell’ultimo mese dall’establishment iraniano, stretto da un lato dalla morsa politica dell’onda verde, che costringe l’autorità a reagire con la violenza per sedare le proteste, e – per altro verso – schiacciato dalla pressione dei media internazionali, insolitamente solerti nel registrare il mutamento d’equilibri in atto.

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Esteri — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 01:01

Tra falsi liberali e finti cristiani

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In politica spesso l’identità culturale viene strumentalizzata nel dibattito. In Italia è un fenomeno costante. Si pensi, nello schieramento parlamentare, alla presenza della Lega Nord, costituitasi negli anni ’90 in un clima d’emergenza nazionale attorno al mito dell’identità padana, letteralmente inventata in contrapposizione alle forze di “Roma ladrona”.

La questione svizzera sul divieto di edificare nuovi minareti ha alimentato un dibattito surreale. Due posizioni hanno particolarmente colpito la mia attenzione. La prima, quella espressa dall’onorevole Gasparri, si basa su un principio:

«Moschee o minareti spesso non sono solo simboli di culto, ma luoghi dove i predicatori di odio, nella loro lingua, infondono i dettami della violenza e dell’intolleranza. In pericolo non c’è solo la nostra identità cristiana, ma la nostra sicurezza».

Gasparri, è bene ricordarlo, è colui che ha recentemente posto una severa critica al presidente della Camera, specificando che certe idee così palesemente antitetiche al dettato del Pdl non solo non possono essere espresse pubblicamente, ma non dovrebbero neppure essere pensate. Ora, se Gasparri pensasse di più al di fuori della logica partitica, forse riuscirebbe a calarsi meglio in una realtà difficile qual è quella dell’integrazione, per il bene nazionale. Fa sorridere l’idea che l’Occidente, in nome del bagaglio culturale della tolleranza che detiene, debba diventare improvvisamente intollerante nei confronti della libertà spirituale altrui, inibendo ai musulmani la possibilità di recarsi in luoghi prestabiliti per celebrare la preghiera. Il tema caldo è ovviamente quello della sicurezza, così anziché imporre – ad esempio – di predicare i sermoni nella nostra lingua, si decide arbitrariamente di impedire la riunione stessa della comunità islamica. Si va a monte, conculcando l’espressione religiosa per evitare di confrontarsi domani con un’ipotetica minaccia terroristica. Non c’è che dire, è vero liberalismo.

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Destra, Politica, Religione — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 02:21

Le volgarità della Santanchè

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C’è qualcosa di moralmente inaccettabile nelle espressioni usate da Daniela Santanchè contro il profeta Maometto. C’è uno spirito di intolleranza nei confronti del diverso che rasenta i toni più brutali di una destra estrema e radicale, la cui anima oltranzista risulta oggi anacronistica e ridicola. Ma c’è anche dell’altro: c’è il riflesso di una debolezza interpretativa nel concepire il ruolo dell’Occidente, la manifestazione più evidente di una scarsa propensione all’elaborazione culturale dei processi di integrazione, e il rischio di una guerra senza frontiere nei confronti della nostra diplomazia.

Riassumiamo i fatti: domenica pomeriggio, su Canale 5, la trasmissione di approfondimento condotta dalla D’Urso si è trasformata nell’ennesima crociata messa in atto dal leader del Mpi. Parlando della questione sollevata in ambito europeo sulla possibilità di rimuovere i nostri crocifissi dalle aule, Daniela Santanchè non si è trattenuta, accusando la controparte islamica – guidata, nello specifico, da Ali Abu Schwaima – a prescindere dalla palese contrarietà dell’imam in studio rispetto alle conclusioni della Corte dei diritti dell’uomo. Una frase si è distinta tra le urla: «Maometto era poligamo, aveva nove mogli, l’ultima delle quali aveva nove anni, quindi era pedofilo, pe-do-fi-lo. E’ la storia». Espressione, quest’ultima, pronunciata a più riprese. Scatta la pausa pubblicitaria e la Santanchè corregge il tiro, precisando che non era sua intenzione offendere gli uomini di fede coranica e affermando, anzi, con una certa noncuranza, di avere dietro di sé la quasi totalità dell’Islam moderato.

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Cultura, Politica, Religione — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 02:47

Oltre l’Europa. I dubbi di Ankara

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Lo scrivo da cattolico cristiano, ratzingeriano e abbastanza rigido sulle questioni dottrinali; lo scrivo con una certa idea dell’Europa, per usare una felice espressione di De Gaulle, ancorata alle radici della cultura ellenica e del libero arbitrio: se fossi cittadino turco, sarei comprensibilmente irritato con l’Unione. Il no ad oltranza verso qualsiasi apertura nell’ambito di una prospettiva comunitaria, ribadito puntualmente da venticinque anni a questa parte nei colloqui con la diplomazia di Ankara, è figlio di uno scetticismo sociale che si basa esclusivamente sul pregiudizio religioso, ossia sulla ferma convinzione che settanta milioni di cittadini musulmani non potrebbero mai integrarsi nel Vecchio Continente, quale che sia il retroterra culturale del paese d’origine e l’impostazione mentale dei singoli individui. Non importa quanti passi avanti faccia Erdogan con il suo Esecutivo sulla questione armena o sui diritti umani, non importa se la regione risulterà più stabile nel lungo termine grazie all’oculata politica della Mezzaluna. Tutto ciò, per i capi di Stato dei paesi che contano, non serve a nulla o se preferite – ricorrendo ad una formula tradizionale – “non offre sufficienti garanzie”. Ankara resta fuori perché incarna uno spirito diverso da quello comune in cui tutti noi facilmente possiamo identificarci. Ankara, cioè, manifesta per sua natura uno stereotipo differente che non ci appartiene. Nel progetto costitutivo di un’identità culturale non possiamo confrontarci con un simile così dissimile. Bisognerebbe allora avere il coraggio di dirlo nelle sedi opportune, per evitare ipocrisie di fondo che sempre più cinicamente offendono i sentimenti di un popolo fermamente occidentale (e la partecipazione alle missioni Nato sta lì a testimoniarlo).

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Esteri — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 13:28

Islam: i due errori della destra

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Premessa di carattere generale. Chi scrive sostiene da sempre la necessità d’interagire col mondo musulmano. L’islam, come abbiamo avuto modo di dire in passato, non è un blocco monolitico a sé stante, riottoso e chiuso nella propria tradizione integralista. E’, piuttosto, un universo variegato, ove l’assenza di una riconosciuta classe sacerdotale porta il messaggio religioso a essere interpretato, di volta in volta, secondo chiavi di lettura differenti. Uno scambio, una contaminazione reciproca nel rispetto della diversità e della libertà di culto è dunque possibile. L’integrazione però deve poggiarsi su basi solide, costituite nell’essenza da un dibattito interculturale, necessario all’interno di uno Stato laico che predica la tolleranza come valore aggiunto. Sottolineo la caratura culturale del processo, perché il confronto spirituale, tra portatori di alternative verità, in primo luogo non mi convince (e non convince fondamentalmente neppure le gerarchie ecclesiastiche) e in seconda battuta non spetta a chi gestisce la sfera pubblica.

Questi spunti non possono però confondere le diverse prospettive presenti. Un torto imperdonabile, in materia, consiste nel voler procedere nella disamina dei problemi secondo giudizi sommari. Sbagliava la sinistra, a suo tempo, ad aprire le frontiere del paese ad un’immigrazione selvaggia, incontrollata, potenzialmente rovinosa; sbaglia tuttora la destra della Santanché, quando, in modo arbitrario, tenta di strappare il velo dal volto delle donne nei pressi delle moschee. Esiste però un altro errore che la destra italiana compie, uguale e contrario, nel tentativo di riabilitarsi rispetto alle frange estreme con tendenze radicali: è quello che concerne un’integrazione a tappe forzate. In quest’ottica possiamo prendere in analisi diverse misure proposte dalla corrente finiana del Popolo delle Libertà.

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Destra, Politica — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 10:12

Il rischio della scuola coranica

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Oggi il pezzo del giorno è sicuramente quello di Messori.

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Cultura, Destra, Religione — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 15:12
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