Una
serie macroscopica di grossolani strafalcioni: solo con questa generosa
definizione possiamo commentare l’editoriale firmato da Ezio Mauro sulle
presunte intercettazioni pubblicate da Panorama,
sprezzantemente definito il “settimanale
ideologico della destra berlusconiana” in quanto edito dal gruppo Mondadori.
Chissà cosa direbbe, il direttore di Repubblica,
se si guardasse al suo giornale non come il frutto di una linea editoriale concordata
da una valida redazione, bensì come il prodotto strumentale di una grigia
servilità a Carlo De Benedetti: in un simile scenario ogni suo pezzo andrebbe
valutato retrospettivamente, anche quello di stamane, e su di lui, giocoforza, regnerebbe
l’ombra di una prostituzione intellettuale di mourinhana memoria, il sospetto
di essere di fronte al mecenatismo, a chi scrive su commissione. Ad ogni modo, conoscendo
il personaggio, ciò inorridisce ma non sorprende. Simili valutazioni le
lasciamo a chi cura la rubrica dell’oroscopo.
Stupisce,
invece, l’improvviso richiamo al “ricatto” nei confronti del Colle, un ricatto
che sarebbe stato posto in essere non già dalla procura di Palermo, che
attraverso il Procuratore Ingroia non manca mai – in qualsivoglia assise
mediatica – di far sentire il proprio peso e la propria presenza, ma dalle
redazioni della destra più becera, dai giornalisti trinariciuti e politicamente
orientati intenti ad accelerare il processo di discussione per l’approvazione parlamentare
di un eventuale bavaglio sulle intercettazioni. Ohibò, verrebbe da dire:
chiedere che le intercettazioni penalmente irrilevanti non siano mai divulgate
sembra quasi una colpa in questo strano paese, mentre lo sputtanamento di
Stato, lungi dall’essere deontologicamente censurabile ed eticamente scorretto,
diventa per paradosso una sorta di sport nazionale, idiota come il cricket, ma
accettabile in quanto unico modo per istituzionalizzare l’antiparlamentarismo,
per presentarlo con una certa civetteria moralista.


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