In
un sistema politico decente, ispirato al rispetto dei diritti umani ed alla
tutela della dignità della persona, lo Stato dovrebbe essere il garante della
legalità, il custode supremo dell’ordine al servizio dei cittadini. In Italia,
purtroppo, la realtà è ben diversa. A farne le spese sono gli ultimi, i
condannati, gli emarginati: in tal senso le carceri sovraffollate e l’assenza, nell’ordinamento
normativo, di un reato di tortura hanno posto in essere un’anomalia, una
situazione drammatica che testimonia il conflitto col retroterra culturale
tipico dell’impianto liberaldemocratico. Se pensiamo al complesso sistema della
prescrizione, ci accorgiamo così di essere di fronte ad uno Stato capace di rendersi
forte coi deboli e debole tra i forti. La patria Dei delitti e delle pene non può tollerare una simile situazione. Per
tale motivo invito i lettori di questo spazio a sottoscrivere la petizione dell’Associazione
Il Detenuto Ignoto.

rappresentano ancora oggi un pugno nell’occhio al buon senso ed una pesante sconfitta per la nostra giovane democrazia. Perché se l’autorità giudiziaria non riesce a bloccare la fuga di notizie, impedendo a pseudo-giornalisti da strapazzo d’inventare articoli indegni del peggiore rotocalco con la scusa della cronaca politica, beh allora vuol dire che qualcosa nel sistema non funziona. D’altronde la stessa situazione vigente nel servizio pubblico, dove un conduttore reclama la libertà di divulgare conversazioni private interpretate maliziosamente da attori compiacenti, non corrisponde ai criteri di normalità. Certo, su sei-sette casi uno scandalo effettivo si riscontra. Ma per gli altri cinque scenari, come la mettiamo?
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