ottobre 8, 2012

Reato di tortura

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In
un sistema politico decente, ispirato al rispetto dei diritti umani ed alla
tutela della dignità della persona, lo Stato dovrebbe essere il garante della
legalità, il custode supremo dell’ordine al servizio dei cittadini. In Italia,
purtroppo, la realtà è ben diversa. A farne le spese sono gli ultimi, i
condannati, gli emarginati: in tal senso le carceri sovraffollate e l’assenza, nell’ordinamento
normativo, di un reato di tortura hanno posto in essere un’anomalia, una
situazione drammatica che testimonia il conflitto col retroterra culturale
tipico dell’impianto liberaldemocratico. Se pensiamo al complesso sistema della
prescrizione, ci accorgiamo così di essere di fronte ad uno Stato capace di rendersi
forte coi deboli e debole tra i forti. La patria Dei delitti e delle pene non può tollerare una simile situazione. Per
tale motivo invito i lettori di questo spazio a sottoscrivere la petizione dell’Associazione
Il Detenuto Ignoto.

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settembre 12, 2012

Carta, penna e ghigliottina

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20120911_ingroia

Dopo
il reporter d’assalto situato nelle retrovie ed il cronista in trincea protetto
dalla bandiera di partito, questa sciagurata professione doveva conoscere
l’ennesima e screziata variante: il giornalista togato, il pubblico ministero
dell’informazione, il gran giurì della giustizia pronto a pontificare e
scrivere sermoni su ogni dossier italiano, con tanto di sentenze inappellabili
e fallaci. Il tratto distintivo è sempre lo stesso: un atteggiamento sprezzante
nei confronti dei “servi” che non riconoscono la Verità dogmatica, non quella
scritta nei codici morali o nella Bibbia, nel Talmud o nel Corano, bensì quella
deducibile dalle requisitorie dei procuratori del momento. Pazienza se poi le
sentenze smentiscono; anche quando un processo si rivela inconsistente sotto il
profilo giuridico, per palese assenza di prove o perché il fatto semplicemente
non sussiste, c’è sempre qualche carta cui aggrapparsi per evidenziare il
dubbio e celebrare attorno ad esso un rito orgiastico di sottile piacere. Il
piacere di scoprire il complotto, naturalmente, la congiura, la trappola ordita
dai poteri forti per depistare, infangare ed inquinare la vita sociale della
nostra collettività. C’è un sempre un nemico, un cavaliere oscuro, che minaccia
l’equilibrio cosmico. Neanche Asimov si sarebbe avventurato in certi sentieri,
ma i maestri di penna, calamaio e codice penale mostrano noncuranza nei
confronti del senso del ridicolo e si ritrovano così a sostenere posizioni che
definire ardite è perfino eufemistico.

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luglio 15, 2010

Per Ashtiani

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A Teheran una donna, madre di due figli, rischia di essere lapidata per adulterio. Le prove sono “indiscutibili”: una confessione estorta sotto tortura. Questa petizione ha raggiunto quota 95mila firme. Cosa aspettate?

«Sono a conoscenza del trattamento ingiusto riservato a Sakineh Mohammadi Ashtiani e ne chiedo l’immediato rilascio. Chiedo, inoltre, l’abolizione della pratica della lapidazione in Iran, pratica che viola tutte le definizioni dei diritti umani. Nella misura in cui l’Iran è firmatario della Dichiarazione internazionale dei diritti dell’Uomo e delle relative convenzioni, invoco l’impegno del supremo leader, l’ayatollah Ali Khamenei, ad assumersi la responsabilità di intervenire per liberare questa donna ingiustamente punita. Chiedo, infine, l’immediata sospensione di ogni lapidazione. Non importa quali siano le differenze di credo religioso o politico, l’Iran deve partecipare, insieme a tutte le altre nazioni, al tentativo di creare un mondo dove prevalgono i fondamentali diritti umani. La lapidazione è una barbarie… E deve essere interrotta».

maggio 24, 2010

Entrapment

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L’evoluzione naturale che porta da un atteggiamento di morbosa curiosità verso il privato al chiacchiericcio come filosofia di vita, discriminante centrale delle fortune di un personaggio pubblico, è cosa ormai assodata. Anche l’Italia, nel passato recente, ha sperimentato come il passo dalle intercettazioni al gossip sia in realtà più breve di quanto normalmente si pensi. Gli sms divulgati a mezzo stampa, con cui Anna Falchi coccolava virtualmente il compagno controllato dalla Procura della Repubblica, rappresentano ancora oggi un pugno nell’occhio al buon senso ed una pesante sconfitta per la nostra giovane democrazia. Perché se l’autorità giudiziaria non riesce a bloccare la fuga di notizie, impedendo a pseudo-giornalisti da strapazzo d’inventare articoli indegni del peggiore rotocalco con la scusa della cronaca politica, beh allora vuol dire che qualcosa nel sistema non funziona. D’altronde la stessa situazione vigente nel servizio pubblico, dove un conduttore reclama la libertà di divulgare conversazioni private interpretate maliziosamente da attori compiacenti, non corrisponde ai criteri di normalità. Certo, su sei-sette casi uno scandalo effettivo si riscontra. Ma per gli altri cinque scenari, come la mettiamo?

Sarebbe poi interessante indagare sul perché i lettori dei giornali, gente mediamente informata che mira a crearsi un’opinione sugli eventi circostanti, si rivelino all’occasione delle comari di paese, degli Alvaro Vitali dei giorni nostri, pronti a spiare con costanza politici e soubrette dal buco della serratura.

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marzo 16, 2010

Acqua calda

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«I vertici della Consob sono nominati su proposta del Presidente del Consiglio, quelli dell’Antitrust sono scelti d’intesa da Presidente della Camera e Presidente del Senato (sommo sigillo di bipartisanship, al crepuscolo della prima repubblica quando fu scritta la legge, e non più oggi), quelli della Autorità per l’energia sono nominati dal governo con “ratifica” delle commissioni parlamentari. Qualcosa di simile avviene per il Presidente dell’AGCOM, mentre i componenti sono tali per elezione in sede di commissione parlamentare. L’Agcom ha otto commissari: otto è un bel numero tondo, che si presta alla lottizzazione. […] Allora, che persone nominate dalla politica per svolgere un ruolo politico subiscano influenze politiche è la scoperta dell’acqua calda». Alberto Mingardi.