«Bruno Vespa non è un santo del mio paradiso televisivo ma sarebbe disonesto non riconoscergli il lavoro profuso in questi giorni per documentare la tragedia che ha colpito la sua città. […] Vespa indicava un luogo, evocava una persona, si soffermava sulla facciata di una chiesa e subito scaturivano i ricordi, le reminiscenze giovanili, i rimpianti. Nella polvere si intravedevano o si intuivano i profili di una casa, o di una cosa che ancora si muoveva: uno scenario d’inferno. Ma i tormenti non sarebbero tali, se non ci fosse la speranza tenue, ma pur sempre speranza, che essi possano un giorno venir meno».
Aldo Grasso, Corriere della Sera, 12 aprile 2009.
«A parte lo sciacallaggio di andare a intervistare le persone che avevano appena perso tutto nel terremoto, ho assistito sgomenta all’appello di Vespa ripetuto ogni tre minuti a donare soldi per ricostruire le chiese. È questa l’urgenza? Per me è illegittimo raccogliere fondi a favore di uno stato straniero proprio nel momento della tragedia. E la Rai non ha niente da dire su questo? ».
Sabina Guzzanti, la Repubblica, 16 aprile 2009
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«È davvero impressionante come la propaganda abbia convinto tanti d’essere una minoranza insignificante e nemmeno quello che vedono con i loro occhi li convince. Cerco anche di far notare che i cambiamenti e le conquiste sociali non sono mai avvenute grazie ai numeri. E’ una palla questa dei numeri alimentata dal populismo di Berlusconi che della democrazia l’unico aspetto che valuta sono le elezioni mentre il fatto di votare è l’aspetto meno rilevante in una democrazia». Sabina Guzzanti.
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«Alcuni colleghi di centrodestra, tutte persone che ritengo perbene e mai sopra le righe, mi hanno riferito di aver letto intercettazioni hard sulla Carfagna e il Cavaliere». Paolo Guzzanti.
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«Sabina Guzzanti, sparigliando e agendo secondo coscienza, si è schierata dalla mia parte, ha voluto vederci chiaro, ha capito molte cose e ha scritto parole di fuoco che mi hanno preoccupato perché il nemico che abbiamo di fronte, gli eredi del KGB, non va per il sottile e uccide o nel corpo o nell’immagine. E’ cominciato un grande processo rivoluzionario qui, di Rivoluzione Italiana, e io intendo portarlo avanti con tutti coloro che vogliono farlo, di destra e di sinistra, purché abbiano a cuore la nostra Patria e la sovranità del nostro popolo. Viva le verità, viva la libertà, viva la rivoluzione per instaurare la democrazia». Paolo Guzzanti.
Nota a margine. Io non credo che Sabina Guzzanti possa essere inquadrata come “la figlia del senatore Paolo” nell’immaginario collettivo. Sarebbe ingiusto, nei confronti delle idee che entrambi esprimono con inaudita virulenza. Credo, tuttavia, che ambedue vivano in un’ansia di emergenza democratica quasi ossessiva e trovo singolare che identifichino il dittatore di turno in Berlusconi o negli agenti del Kgb, tralasciando le critiche all’unica falla effettiva prodotta dal sistema: l’impossibilità di esprimere la preferenza nell’ambito delle elezioni parlamentari.
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