ottobre 12, 2012

In principio fu la Puglia

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In principio fu la Puglia. Poi
venne lambita la Sicilia. Quindi la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna,
il Lazio, le Marche e, da ultima, la Calabria, ove è stato celebrato il
capolavoro assoluto nella distinzione fra infiltrazioni mafiose e contiguità,
sottigliezze talmente machiavelliche da far rimpiangere il linguaggio, colorito
e d’immediata comprensione, circa l’ineluttabile avvicinamento delle
convergenze parallele. Bene, con ragionevole certezza possiamo dire che
l’elenco è ancora parziale ed in corso di definizione: è evidente ormai come,
nei vari Consigli regionali sparsi per lo stivale, vi sia una più assidua
presenza della Guardia di Finanza rispetto a quella dovuta dagli onorevoli
legittimamente eletti. E non esistono discriminanti di sorta: destra, sinistra
e centro, garantisti e giustizialisti dell’Italia dei PlusValori, tutti a turno
si trovano invischiati in qualche magagna, in qualche affaruccio discutibile,
in qualche festino coi maiali sotto il cielo aperto della capitale. Le persone
per bene, che ancora s’impegnano in politica (sì, esistono!), vivono all’ombra
di una meritocrazia sempre promossa retoricamente, ma puntualmente disattesa ed
assassinata nel sonno al momento della compilazione delle liste.

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settembre 19, 2012

Batman e la legge elettorale

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BatmanQualcuno
dovrebbe spiegare al gruppo dirigente del Popolo delle Libertà che Batman,
lungi dall’essere una figura oscura della tenebrosa Gotham City, era in realtà
un eroe ante-litteram, il paladino
dei più deboli, il ricco che, colpito da afflato egalitario, creava su misura
un alter ego mascherato per difendere gli umili e gli oppressi. Berlusconi e
Fiorito hanno manifestato, invece, una certa confusione in merito: il primo, ovviamente,
per limiti anagrafici; il secondo, probabilmente, per limiti letterari. Convinti
che, nella storia dei fumetti e della cinematografia,  l’uomo pipistrello fosse il frutto di una
qualche trasformazione genetica, il classico sorcio con le ali, hanno così perorato
la causa di chi ha voluto prendere l’idolo a mazzate. Ed è comprensibile che
alfieri irreprensibili della giustizia non siano ben visti nel pantheon del
PdL, un partito ove l’esponente politico di turno può ben definirsi e
impunemente come “er federale de Anagni”,
manco fosse uscito dall’immaginario pasoliniano de Le 120 Giornate di Sodoma.
Ma tant’è, ciascuna generazione ha i suoi miti: a noi è toccata Villa Certosa e
non Casa Wayne.

Travolto
dalle inchieste nella Regione Lazio, il centro-destra ha reagito in ordine
sparso, con alcuni esponenti solerti nel minimizzare la faccenda ed altri, più
compìti, felici del repulisti – tutto teorico, per carità – voluto dalla
Polverini. E’ simpatico notare, tra l’altro, come la governatrice si sia
battuta per un taglio dei costi e degli sprechi solo all’indomani
dell’esplosione dello scandalo: quasi fosse il malcostume a segnare il passo
della moralità e della sobrietà perduta. Stipendi alti, privilegi ed auto blu
non erano correlati agli abusi di Fiorito, o almeno lo erano in misura
marginale, eppure prima di metterli in discussione è servita la via crucis a
mezzo stampa ed il viaggio nel deserto della Guardia di Finanza. Politologia
biblica.

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agosto 14, 2012

Don Chisciotte d’Agosto

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Pdc travaglioL’andirivieni di Antonio Di Pietro di fronte al Tribunale di Milano ha fatto la storia della Prima Repubblica: sotto la scure del magistrato di Montenero di Bisaccia l’intero sistema, che aveva retto l’ordine politico dalla ratifica della Costituzione repubblicana al 1990, si sgretolava in pochi mesi, in maniera lenta ed inesorabile, come una montagna colpita da un'alluvione distruttiva. E proprio i contorni della pioggia torrenziale sembrava avere l’indagine condotta dal pool di Milano: partita come inchiesta circoscritta ai fondi del Pio Albergo Trivulzio, essa si estendeva a macchia d’olio, come una nuvola minacciosa all’orizzonte. Mani Pulite finiva rapidamente per colpire, con la sua punta di diamante togata, i nomi di spicco che avevano segnato le lente evoluzioni ed i processi di sviluppo della recente storia patria. L’accusa infamante ruotava principalmente attorno ai reati di corruzione e concussione, ma era chiaro fin da subito che al fondo del problema si situavano le storture concernenti la legislazione in tema di finanziamento pubblico ai partiti.

Un problema politico, almeno in teoria, avrebbe dovuto essere risolto con strumenti di natura politica: il reato compiuto dal singolo è frutto di una propensione alla criminalità individuale di un determinato soggetto; il reato compiuto da tutte le forze parlamentari o quasi, può anche connotare la biasimevole moralità della classe dirigente, ma è e resta una denuncia di una palese difformità tra l’etica pensata e l’etica applicata alla gestione della cosa pubblica.  Fu Craxi il primo ad intuire la necessità di andare al cuore delle difficoltà affrontando di petto le discrasie legislative che avevano generato un simile caos hollywoodiano, ma il suo nome finì ben presto nel tritacarne giudiziario.

Come spesso accade nella storia dei paesi europei, nel momento stesso in cui la crisi divampa e la classe dirigente mostra ampie lacune nella capacità d’indirizzo politico, ebbene è la magistratura ad assurgere al ruolo chiave di elemento di governo (basti leggere Tocqueville in merito). Da qui il repulisti di quegli anni, quasi fosse una missione spirituale l’applicazione asettica delle norme del codice penale. Una peculiarità propria dello Stivale è, poi, rendere l’imponderabile più che possibile. Così avvenne una strana commistione di ruoli e non appena lo zelo eccesivo usato da alcuni magistrati si dispiegò per ciò che realmente era e rappresentava, la stella della procura di Milano, che per mesi era apparsa sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali alla stregua di un integerrimo Savonarola, si rivelò soggetta al fascino della discesa in campo. Per dirla in altri termini, Antonio Di Pietro non voleva più analizzare la corruttela del Pentapartito, ma elaborare – per il paese – una risposta in termini progettuali, una piattaforma che come un’araba fenice nascesse dalle inchieste da poco condotte. E’ forse quello il primo momento di rottura tra poteri.

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luglio 27, 2012

Un paese normale

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Nelle liberal-democrazie di tipo occidentale la condizione carceraria rappresenta una finestra sull’anima della società civile: è la zona d’ombra rispetto allo scintillante stile di vita dell’economia di mercato, è l’altra faccia della medaglia in relazione ai meccanismi atti a garantire l’esercizio delle libertà costituzionali. Ai detenuti può essere tolta la libertà, in virtù di processi “equi” condotti in tempi “ragionevoli”, ma non possono essere precluse loro le condizioni minime di tutela della dignità. Quando il diritto arriva a giustificare abusi, in nome di indefinibili impedimenti normativi, ebbene i provvedimenti in questione tramutano inesorabilmente lo Stato di diritto nel pericoloso campo dell’arbitrio, e risulta piuttosto complesso stabilire la linea di confine che tende a distinguere i totalitarismi dai sistemi pluralisti. Il nostro paese, da cinque anni a questa parte, con dovizia e senza interruzione, figura in Europa al vertice nel triste primato delle sanzioni stabilite dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Una notizia che, salvo alcune battaglie civili condotte da uno sparuto numero di associazioni, viene relegata nel dimenticatoio da una classe politica incosciente ed irresponsabile. 

 

aprile 17, 2012

Lega, finanziamenti e una manzoniana speranza

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E’ con una certa ironica soddisfazione che assisto agli improvvisi richiami al garantismo da parte di una certa corrente della Lega, la quale – avendo evidentemente deposto i cappi nei cassetti delle aule parlamentari nel lontano 1996 – adesso invoca la pulizia interna come unico strumento risolutorio di una controversia, quella sull’utilizzo improprio dei fondi pubblici, che ha una naturale rilevanza penale. Ora, non voglio ancora porre l’attenzione sull’anomalia italiana relativa ai finanziamenti delle forze politiche. La democrazia è competizione in ogni Stato liberale. Da noi, in uno Stato un po’ sui generis, la concorrenza è farsata in virtù della longevità: se fai parte del sistema, sparire non è il caso, non sarebbe educato. E tale ragionamento andrebbe esteso, in misura trasversale, anche alle forze rappresentative del mondo del lavoro e ad altre varie piccole caste che avvelenano la finanza pubblica, proprio mentre Monti chiede rispetto e rigore. Ma stante queste scarse considerazioni, nel mentre rivolgo con attenzione un occhio alle dinamiche interne di quella che appare, per struttura e radicamento territoriale, l’ultima forza leninista presente nel nostro paese, mi pongo anche una serie di domande sullo straordinario sarcasmo della vita.

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