L’andirivieni di Antonio Di Pietro di fronte al Tribunale di Milano ha fatto la storia della Prima Repubblica: sotto la scure del magistrato di Montenero di Bisaccia l’intero sistema, che aveva retto l’ordine politico dalla ratifica della Costituzione repubblicana al 1990, si sgretolava in pochi mesi, in maniera lenta ed inesorabile, come una montagna colpita da un'alluvione distruttiva. E proprio i contorni della pioggia torrenziale sembrava avere l’indagine condotta dal pool di Milano: partita come inchiesta circoscritta ai fondi del Pio Albergo Trivulzio, essa si estendeva a macchia d’olio, come una nuvola minacciosa all’orizzonte. Mani Pulite finiva rapidamente per colpire, con la sua punta di diamante togata, i nomi di spicco che avevano segnato le lente evoluzioni ed i processi di sviluppo della recente storia patria. L’accusa infamante ruotava principalmente attorno ai reati di corruzione e concussione, ma era chiaro fin da subito che al fondo del problema si situavano le storture concernenti la legislazione in tema di finanziamento pubblico ai partiti.
Un problema politico, almeno in teoria, avrebbe dovuto essere risolto con strumenti di natura politica: il reato compiuto dal singolo è frutto di una propensione alla criminalità individuale di un determinato soggetto; il reato compiuto da tutte le forze parlamentari o quasi, può anche connotare la biasimevole moralità della classe dirigente, ma è e resta una denuncia di una palese difformità tra l’etica pensata e l’etica applicata alla gestione della cosa pubblica. Fu Craxi il primo ad intuire la necessità di andare al cuore delle difficoltà affrontando di petto le discrasie legislative che avevano generato un simile caos hollywoodiano, ma il suo nome finì ben presto nel tritacarne giudiziario.
Come spesso accade nella storia dei paesi europei, nel momento stesso in cui la crisi divampa e la classe dirigente mostra ampie lacune nella capacità d’indirizzo politico, ebbene è la magistratura ad assurgere al ruolo chiave di elemento di governo (basti leggere Tocqueville in merito). Da qui il repulisti di quegli anni, quasi fosse una missione spirituale l’applicazione asettica delle norme del codice penale. Una peculiarità propria dello Stivale è, poi, rendere l’imponderabile più che possibile. Così avvenne una strana commistione di ruoli e non appena lo zelo eccesivo usato da alcuni magistrati si dispiegò per ciò che realmente era e rappresentava, la stella della procura di Milano, che per mesi era apparsa sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali alla stregua di un integerrimo Savonarola, si rivelò soggetta al fascino della discesa in campo. Per dirla in altri termini, Antonio Di Pietro non voleva più analizzare la corruttela del Pentapartito, ma elaborare – per il paese – una risposta in termini progettuali, una piattaforma che come un’araba fenice nascesse dalle inchieste da poco condotte. E’ forse quello il primo momento di rottura tra poteri.
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