Analizzare i dati di una tornata elettorale non è mai un’operazione semplice e le percentuali conseguite dalle singole sigle si prestano a molteplici letture. L’esempio francese, in questo senso, non fa eccezione. La grande stampa si è concentrata sull’exploit del Front National, ravvisando – nell’affermazione dell’estrema destra – un pericolo per l’equilibrio di tutto il continente. Il timore, mal celato, è che la crisi possa produrre un meccanismo analogo a quello degli anni Trenta, con una significativa esasperazione del dibattito pubblico. E’ la tesi di Bernardo Valli su Repubblica, ad esempio, che intravede le proverbiali nubi che annunciano tempesta. In realtà il dato acquisito dalle urne va fortemente ridimensionato, sebbene vi sia in esso un elemento importante che serve da cartina di tornasole per un pieno giudizio politico.
Storicamente il Fronte Nazionale conta su un blocco sociale che equivale grosso modo al 10% della popolazione francese. Parliamo di un elettorato potenziale, non effettivo. Dagli anni Novanta la possibilità di presentare certi temi complessi insiti nelle dinamiche della globalizzazione con tono espressamente qualunquistico, banalmente esemplificativo, ha concesso alla leadership del movimento di acquisire via via maggiore notorietà, permettendo parimenti di fare breccia su un segmento della popolazione sempre più ampio, una fascia particolarmente intimorita – e pertanto ostile – dalle dinamiche della modernità. La campagna elettorale è stata così istituita secondo uno schema binario fisso: francesi/immigrati, popolo/banche, sovranità nazionale/sottomissione europea. A fronte di questo processo si devono registrare costanti ritmi di crescita, che hanno portato il partito allo storico ballottaggio del 2002, col 17% circa delle preferenze. In questa prospettiva ad ampio respiro il 18% conseguito da Marine Le Pen nella corsa presidenziale sicuramente corrisponde ad un passo avanti nel consolidamento di una strategia. E pur tuttavia esso non costituisce il nodo cruciale di una maturazione. Va tenuto in considerazione il trend elettorale, non il dato dell’ultimo momento.


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