settembre 30, 2012

Le cheerleaders di Monti

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Gf_finiUna lista civica
per il futuro dell’Italia: è questa l’ultima idea elaborata da Gianfranco Fini
e Pierferdinando Casini per uscire dal guado, per risollevare il paese dalle
macerie della Seconda Repubblica, trovando altresì uno spazio politico da
occupare in attesa di tempi migliori. L’idea, riportata nel dettaglio sulle
colonne dell’Huffington Post, è di costruire una grande realtà che possa
superare gli steccati ideologici e che sia in grado, nel breve periodo, di
rilanciare alcuni punti programmatici destinati ad essere raccolti nella
prossima legislatura da un rinnovato Esecutivo Monti. Nuove sigle e nuovi
progetti, naturalmente per nuovi equilibri. E proprio Fini si muove con
decisione in questa direzione, specificando che l’esperienza bipolarista, su cui
tanto aveva investito prima il Movimento Sociale e poi Alleanza Nazionale, si è
conclusa nel modo peggiore per l’Italia: ha diviso gli animi e cancellato le
energie e la buona volontà indispensabili per amministrare il paese, senza mai
trovare per altro un senso comune, una forma di riconoscimento identitario
superiore e condiviso che potesse consentire il definitivo salto di qualità
alla nostra democrazia. Nessuna riflessione né alcun mea culpa sulla revisione
dei sistemi elettorali, sulle fragilità della rappresentanza dopo l’abbandono
del maggioritario voluto dal suo precedente partito. Colpisce, poi, un dato
particolare: le nuove sigle ed i nuovi progetti vengono perorati da esponenti
della vecchissima guardia, sinistre figure di una classe dirigente impegnata
nella gestione della cosa pubblica fin dagli anni ’80.

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agosto 27, 2012

Senza linea/2

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Fini-e-berlusconiScommettere
contro Gianfranco Fini è un’operazione troppo semplice, fuori da qualsivoglia
quotazione Snai. Perorare la sua causa è come puntare sulla Pro Vercelli
campione d’Europa: un misto fra utopia ed ingenuità. L’ho scritto pochi giorni
fa e lo ripeto oggi: non occorre aspettare che il presidente della Camera cada
in contraddizione per coglierlo in imbarazzo, non occorre incalzarlo con
domande argute ed insidiose, basta ascoltarlo, porsi in uno stato contemplativo
e farlo andare a ruota libera, sì da assistere al processo affascinante della
sistematica autodistruzione di una leadership. Sarebbe interessante, poi,
indagare questa fenomenologia, se ogni sua esternazione non corrispondesse per
paradosso ad un processo distruttivo della destra italiana nel suo insieme, una
sorta d’implosione ed una resa incondizionata alla strumentazione concettuale “dell’altra metà del campo”, per dirla
alla Ezio Mauro. Perché se il leader del fu Movimento Sociale rinuncia per
intero al bagaglio politico della sua
Prima Repubblica, vuol dire che qualcosa non va, che un polo – lungi dall’essere
stato sdoganato, come si affermava un tempo – è risultato ancor più escluso, a
meno che non si voglia considerare l’improbabile Destra di Storace come il
soggetto depositario della forma mentis
dottrinaria missina. Non è un caso se, da qualche tempo, l’ex leader di
Alleanza Nazionale, lungi dal concedersi alla stampa conservatrice o agli eredi
del “Borghese degli anni più torvi”, preferisce
ammaliare con le sue esternazioni i lettori del gruppo Espresso-Repubblica,
ammantando la logora favoletta su quanto si è evoluto nella stanza dei bottoni,
come se questo importasse davvero a qualcuno.

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agosto 24, 2012

Senza linea

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SegnifiniDi Mario Segni un tempo si diceva
“è l’uomo che ha vinto la lotteria, ma ha perso il biglietto”. Il riferimento,
per nulla velato, sottintendeva dubbi e perplessità di varia natura sulla
strategia politica messa in atto dal giovane rampollo della Democrazia Cristiana.
Il Patto, il suo progetto politico, nacque dopo Tangentopoli, sulle ceneri
festose di un referendum elettorale – quello per il maggioritario – vinto
contro ogni previsione attraverso una micidiale offensiva nei confronti delle
forze parlamentari di tutto l’arco costituzionale. Al tempo stesso però, alla
prova dei fatti, “Mariotto” non
riuscì a capitalizzare il consenso di quei giorni in una proposta di governo
realmente credibile, in grado di attirare una quota importante dell’opinione
pubblica all’interno di una forza di modernizzazione. Da qui la frustrazione ed
il tracollo nel generale oblio.

Questa breve parentesi serve per
spiegare qual è l’atteggiamento che, a mio giudizio, si dovrebbe tenere nei confronti
delle scelte politiche operate dal Presidente della Camera. C’è chi, come
Feltri, parla di una straordinaria propensione al suicidio; e c’è chi, come
Ferrara, non capisce la logica da piccolo bottegaio, da uomo che mira a
sbarcare il lunario piuttosto che pensare alla luna. Entrambi gli opinionisti,
però, valutano e soppesano le parole che provengono dallo scranno più alto di
Montecitorio, analizzando la linea di Futuro e Libertà. Riconoscono cioè a Fini
un ruolo nell’attuale quadro sistemico. E qui sta l’arcano. Perché Gianfranco
Fini, come ebbe a dire Craxi a suo tempo in uno dei commenti caustici che
caratterizzavano il personaggio, altro non è se non “un vuoto incartato”.

Badate, non valuto in questa sede
gli strafalcioni istituzionali che hanno esposto l’ex leader di Alleanza
Nazionale alla berlina: su questo Belpietro, con lo scandalo della casa a
Montecarlo e con la questione della scorta, ha già dipinto un quadro, anzi un
affresco piuttosto impietoso. Per fare la morale serve prima di tutto una
morale. Oggigiorno è un lusso che non tutti possono permettersi. Ad ogni modo,
qui – piuttosto – si pone in discussione la capacità strategica dell’uomo, la
sua visione complessiva dei fatti.

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marzo 6, 2011

23 Marine

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Secondo un sondaggio pubblicato su Le Parisien, se si andasse oggi alle urne in Francia, Marine Le Pen potrebbe ottenere una vittoria convincente, portando il Fronte Nazionale al 23%. Nella rilevazione statistica non è stata computata la percentuale eventualmente attribuibile al Partito Socialista, la cui leadership è ancora in attesa di definizione, ma la crisi della filosofia gollista, così come interpretata dal presidente Sarkozy, appare sempre più netta negli indicatori delle simpatie dell’opinione pubblica. La Le Pen è riuscita in pochi mesi a dare consistenza politica ad un progetto storicamente minoritario, trovando spazio nell’arena pubblica a fronte della scarsa capacità d’azione dell’attuale inquilino dell’Eliseo.

P.S. Intanto sulla Stampa Mattia Feltri suona il de profundis della destra italiana.