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L’egomaniaco Sarkozy

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Le gaffe di Berlusconi saranno storiche, quelle di Biden leggendarie, ma anche Sarkozy nel suo piccolo non scherza: il governo di Parigi non ha invitato formalmente la regina Elisabetta in occasione delle celebrazioni indette per il sessantacinquesimo anniversario dello sbarco in Normandia, scatenando l’ira dell’editorialista del Daily Stephen Glover.

L’opinionista, dopo aver criticato duramente Gordon Brown (reo di non aver preso in giusta considerazione un evento di tale importanza), ha etichettato il presidente francese come «un folle egomaniaco», giustamente accasatosi con la signora Bruni, «il cui unico interesse nella vita è mostrare il suo corpo per ricavarne il massimo vantaggio» (testualmente: «whose chief interest in life appears to be showing off her body to the best possible advantage»).

Meno convincente, o più marcatamente nazionalistica, l’interpretazione sull’equivoco diplomatico nella seconda parte del pezzo, laddove il giornalista britannico imputa all’establishment politico d’oltralpe l’incapacità di riuscire a perdonare la Gran Bretagna per aver salvato il popolo francese «dalla disfatta durante la Seconda guerra mondiale».

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Esteri — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 00:41

L’uso scientifico della fiducia e le leggi razziali

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I toni radicali non mi hanno mai entusiasmato: non mi piacevano prima, quando il presidente del Consiglio era Romano Prodi e tutti – a destra – gridavano al regime delle tasse, non mi aggradano adesso, allorquando noto Franceschini parlare inopinatamente di leggi razziali di fronte ai microfoni delle diverse agenzie. I disegni del governo, quale che sia il colore della maggioranza politica sancita dalle urne, sono sempre più o meno discutibili, ma se non ledono interessi e diritti primari di fondamentale importanza per i cittadini, non possono essere tacciati di autoritarismo. Così facendo si alimenta un clima di terrore in prossimità degli eventi elettorali che è indice dell’irresponsabilità politica della classe dirigente.

Veniamo ai fatti. Il Governo ha autorizzato la fiducia sul ddl sicurezza, specificando che la materia interessa un tema prioritario per l’Esecutivo e l’intero centrodestra, da qui la richiesta di forzata compattezza parlamentare. Il timore dei franchi tiratori, in quella che è storicamente una delle maggioranze più forti della storia nazionale, evidenzia una crepa nelle fila del movimento berlusconiano a qualsiasi osservatore di buon senso. Tuttavia l’uso scientifico della fiducia è un espediente come tanti di cui si è fatto abuso fin dall’avvento della Costituzione. Fin qui, dunque, nessuno scandalo. D’altronde non tocca a me rammentare che l’ultimo governo di centrosinistra ha guidato il paese sfidando pubblicamente il buonsenso con un uso spasmodico dello stesso strumento parlamentare, basandosi – fra l’altro – sul sostegno determinante dei senatori a vita.

(continua…)

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Politica, Sinistra — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 00:08

Per una memoria nazionale

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[Domani online la riflessione sulla manifestazione del Pd.]

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Cultura — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 21:27

Puzza di fascismo

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Negli ultimi mesi, pur di affossare la popolarità del governo, da più parti è stato paventato il rischio neofascista. Ha aperto le danze Repubblica, sostenendo – in occasione delle comunali capitoline – che lo stupro subito da una donna appena fuori dal centro cittadino fosse in realtà una macchinazione cameratesca per cavalcare l’onda del problema sicurezza. Ha proseguito D’Alema in vista del medesimo ballottaggio, esprimendo la sua accorata preoccupazione per l’avanzata della “marea nera”. Qualche settimana fa Veltroni, che sembrava aver intuito l’importanza del galateo politico nell’Italia contemporanea, si è assuefatto ai leitmotiv dominanti, parlando di regime a piè sospinto e invocando una manifestazione popolare all’alba di una crisi economica dalle conseguenze ancora sconosciute: alla faccia del riformismo e della necessità di unità nazionale. In seguito tutto il Pd, coralmente, ha rammentato la somiglianza fra le leggi razziali del Ventennio e l’atteggiamento xenofobo incoraggiato dall’Esecutivo (sic). Ha chiuso il giro poche ore fa Eugenio Scalfari, che dopo aver paragonato le attività di Comunione e Liberazione a quelle messe in atto da Cosa Nostra a Palermo, ha tenuto ad evidenziare l’odore acre di fascismo che proviene dai palazzi del potere. Ecco perché la mascalzonata di Forattini questa settimana mi sembra particolarmente appropriata.

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Il pluralismo e i probiviri

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In merito alla narcotizzante polemica sull’antifascismo come valore strutturale di An, vorrei spendere – nonostante tutto – ancora due parole. Condivido l’impostazione di fondo della lettera del ministro Meloni ai militanti di Azione Giovani: la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e la giustizia sono valori che devono essere universalmente condivisi dalla nostra comunità nazionale, indipendentemente dalle opinioni politiche che ciascuno, legittimamente, può avere. Se gli anni ’70 ci hanno consegnato un lascito, ebbene la lezione dolorosa che abbiamo imparato è quella di non permettere mai più che un vano ideologismo politico possa prendere il sopravvento sulla ragione. Tutto giusto, fuorché un’annotazione: questa polemica non è stata condotta da una «sinistra terrorizzata dall’impossibilità di utilizzare ancora contro di noi quella carta jolly rappresentata dall’accusa di fascismo». Nossignore. La polemica è nata all’alba dell’otto settembre: prima con le parole del sindaco di Roma, che hanno causato pruriti a Montecitorio; poi con le affermazioni del ministro della Difesa; in seguito con la presa di posizione personale da parte del presidente della Camera. Oggi il capolavoro lo ha completato Altero Matteoli, stabilendo che qualunque contestazione della linea sarà punita con un’espulsione. Tenendo presente che Alleanza Nazionale è l’unico partito con un’apposita Commissione Provinciale di Garanzia e dei Probiviri, viene da interrogarsi su quanto sia veramente apprezzato il pluralismo all’interno di Via della Scrofa.

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Destra, Politica — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 20:45

Il caso Atreju e la questione di fondo

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«La nostra vita politica ormai si avvia verso il fascismo degli antifascisti, cioè un fascismo ritardato, più bonario ma inconcludente, un fascismo senza nicotina in borghese, spoglio di miti e debole, ma condannato, di giorno in giorno, a prendere il potere».

Questa breve citazione di Leo Longanesi sembra estratta da un interminabile dibattito sulle recenti dichiarazioni di Fini, eppure è di gran lunga antecedente nel tempo. Le parole del presidente della Camera alla festa giovanile del partito hanno riacceso parecchi malumori nelle fila di Alleanza Nazionale. Polemiche mai spente, guerre intestine mai sedate, tutto riemerge per uno scorcio di riflessione storica sull’esperienza della Repubblica Sociale.

La domanda da porsi è: perché? Forse la destra è tuttora ancorata alle radici populistiche del Ventennio? O forse la base elettorale vive un revival di emozioni littorie? Senza voler fare un torto a nessuno, queste prospettive – demagogicamente citate dal mondo dei giornali – ci sembrano surreali. Chi è nato dopo il 1980, come il sottoscritto, ha conosciuto il fascismo solo per indiretta testimonianza, sui libri di testo o grazie a quella stupenda esperienza umana che è il ricordo tramandato per generazioni. La reale consistenza della querelle è allora un’altra, diversa e marcatamente politica.

Quando il Movimento Sociale Italiano si sciolse, gli eredi del partito accettarono lo schema bipolare e condannarono il periodo delle camicie nere al giudizio della Storia. L’obiettivo era dare voce agli esuli in patria, ai tanti ragazzi morti ammazzati durante gli anni di piombo, di cui gran parte della stampa – per lungo tempo – ha colpevolmente ignorato l’esistenza. Badate l’uso della terminologia, perché non voglio solleticare lacrime salate sui visi dei lettori. Consegnare un’esperienza storica che ha lacerato il paese al giudizio dei libri di testo, vuol dire superare quella fase, entrare di diritto in una prospettiva nuova e diversa, con l’autorevolezza necessaria per affrontare i dibattiti sulle intenzioni progettuali. La svolta democratica, che in realtà era stata compiuta molto prima da Giorgio Almirante con la costituente della “Destra Nazionale”, ha trovato compimento a Fiuggi, attraverso l’implicita negazione della vecchia dottrina del “non rinnegare, né restaurare”. Chi ha vissuto la propria militanza in Alleanza Nazionale, è cresciuto con una diversa impostazione culturale: ha maturato, secondo i percorsi personali, la propria idea di res publica e di dimensione storica, smarcandosi agilmente dall’esperienza criminale e drammatica del regime e condannando perfino gli eccessi (anche solo verbali) del clima infuocato spesse volte cercato dal Cavaliere. Pacatezza e moderazione, lemmi ironicamente accostati al lessico veltroniano, hanno trovato dimora effettiva nella dimensione politica della nuova destra. Come mai, allora, fanno male quelle frasi di Fini? Politologicamente, ad un tale quesito, non corrisponde una risposta logica efficace. In altri termini, dal punto di vista razionale questa è una domanda che è destinata a rimanere elusa. Le motivazioni del dissenso, in questa occasione, sono antropologiche.

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Destra, Politica — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 17:15

Ancora sul revisionismo

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Il Sussidiario pubblica un’interessante intervista ad Eugenio Corti. Nel merito della polemica che qualche giorno fa abbiamo affrontato, sulle parole pronunciate da Alemanno l’otto settembre (querelle che oggi, dopo le dichiarazioni di Fini, tornerà naturalmente in auge), lo scrittore afferma:

«vedo in corso giusti episodi di revisionismo […] Ma, al di là di questo giudizio, la mia opinione è che nei dibattiti storici attuali sia ancora forte la spinta ideologica da entrambe le parti, il che lascia poco spazio per la piena comprensione di quanto accadde e dell’atteggiamento di alcuni protagonisti dell’epoca. […] Quanto accadde poi in Italia è simile a quello che avvenne con partigiani greci. Ossia, dopo la guerra, i partigiani occuparono tutte le posizioni politiche e sociali divenendo i padroni della vita civile di ogni paese. […] Col passare degli anni crebbe il risentimento dei soldati che combatterono per la libertà e che videro svilupparsi una mentalità che acclamava solo una parte di coloro che si erano battuti».

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Destra, Politica — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 12:44
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