Questo post non intende perseguire un tentativo blando di ricerca effimera del pelo nell’uovo, quanto piuttosto mira ad evidenziare come, ancora una volta, la coerenza non sia alla base dei comportamenti della politica internazionale. La Francia, la madre di tutti i diritti, ha preannunciato un provvedimento legislativo che riconoscerà a livello normativo due genocidi: quello perpetrato a danno degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e quello inflitto agli armeni dal regime turco. Le reazioni non si sono fatte attendere. Dopo aver denunciato un presidente che etichetta connazionali di seconda generazione come “feccia” e dopo aver richiamato formalmente l’ambasciatore d’oltralpe, Erdogan stamane è passato all’attacco, rammentando come il padre dell’attuale inquilino dell’Eliseo abbia servito il paese nella legione straniera durante il massacro d’Algeria. Una controffensiva diplomatica poco vellutata.
Altro capitolo, altra storia. Merita sicuramente rispetto e apprezzamento il reportage di James Kirchick sull’Unione egiziana della gioventù liberale. Attraverso l’esposizione del pensiero politico di un nuovo partito, il collaboratore dell’American Interest ha scandagliato le contraddizioni del nuovo Cairo. Tolto di mezzo Mubarak, restano ancora pesanti incognite sia sui Fratelli Mussulmani, sia sui salafiti, che già nei mesi scorsi hanno fornito prova della loro capacità para-militare a danno della comunità dei cristiani copti.


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