Sulle colonne di Libero Matteo Mion ha offerto ai lettori un contributo di dubbio gusto, ma di certo spessore politico sulla drammatica situazione economica nazionale. Allego il testo per intero, al fine di consentire ai medesimi di trarre le opportune valutazioni sulla profondità analitica di certe riflessioni.
La tesi di fondo, in estrema sintesi, è questa: il Meridione è una rogna per il contribuente settentrionale, costretto a farsi carico di una popolazione che, in fin dei conti, con l’Italia non ha nulla da spartire. Quale sia il paese di cui vaneggia l’autore è altra questione: evidentemente anni di emigrazione e di impoverimento culturale per le regioni del Sud, a tutto vantaggio delle aree “produttive”, non sono stati storicamente decriptati dallo stimato avvocato; analogamente il contributo di sangue versato per l’unità nazionale prima, e per le due guerre mondiali successive poi, da migliaia di patrioti di Napoli, Catania, Messina e Reggio non è stato oggetto di alcuna approfondita riflessione. Ma tant’è, l’Italia di Cavour e Garibaldi ha lasciato il posto alla Padania scimmiottata dell’Alberto da Giussano, il tricolore di Mameli ha ceduto il passo alla politica dell’ampolla come offerta al Dio Po’. Se non apparisse eccessivamente ridondante, suggerirei la lettura di un saggio di Spadolini, “Gli uomini che fecero l’Italia”, un compendio utile per avere le idee un po’ più chiare. Spiace, tra l’altro, constatare che una simile ardita manovra di revisionismo maccheronico sia passata impunemente sotto l’occhio vigile di Maurizio Belpietro. Ma non è il caso di essere ingenerosi: una disamina storica fallace potrebbe persino essere ammissibile in un paese in cui l’esigenza di condividere banalità è diventata un precetto morale prima ancora che costituzionale. Ciò che risulta fastidiosamente incomprensibile è il senso di manipolazione dell’attualità: come scritto da Enzo Basso su Centonove, Luca Zaia ha bruciato quasi cinquanta milioni di euro in Buonitalia e Roberto Formigoni, nonostante il rinnovato guardaroba, non naviga in acque più tranquille. Ai vessati contribuenti del Nord e ad un avvocato di siffatto rigore morale l’accusa di corruzione non infastidisce?


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