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La scelta di Napolitano

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Nutro una certa invidia nei confronti di quanti, in queste ore, senza colpo ferire emettono aspre sentenze sulla condotta politica del Colle. Il decreto interpretativo varato dal Governo costituisce indubbiamente un atto piuttosto squallido per una democrazia occidentale, ma le connotazioni negative e le chiavi di lettura differenti del testo presentato dall’Esecutivo non possono portare automaticamente all’estensione di giudizi critici sul Quirinale. Il perché è presto detto.

Affinché un sistema sia pienamente liberale devono sussistere almeno due fattori: la rappresentanza diretta del corpo elettorale (nel rispetto del principio democratico e del suffragio universale) e la recezione delle regole generali stabilite di comune accordo al momento della definizione dello Stato. Solo su queste basi il contratto sociale può reggere in una prospettiva più ampia. Ora, il Presidente Napolitano, com’è chiaramente comprensibile, si è trovato di fronte ad un conflitto: è più giusto, ai fini della tutela del sistema, mantenere saldamente il controllo dei principi “burocratici” dell’ordinamento, delle regole del gioco, o è formalmente corretto riconoscere il diritto alla principale forza rappresentativa del paese di competere regolarmente, nonostante l’inettitudine dei singoli e fatta salva una valutazione negativa degli eventi? Non è un dubbio da poco conto, perché ripropone quel conflitto stridente che non poche volte si è posto all’indomani della rivoluzione francese: meglio la democrazia o il liberalismo per preservare il nuovo ordine costituito?

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Politica — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 01:46

Una perenne guerra civile

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[In anteprima l’editoriale di domani su Dissonanze]

Forse pecco di cinismo, ma ho sempre ritenuto indispensabile distinguere la dimensione politica dalla sfera dei sentimenti. Questi ultimi, infatti, quando prevalgono sul raziocinio, inficiano le valutazioni oggettive del quadro che si intende analizzare. E’ per questo che ho aspettato diverse ore prima di scrivere sui fatti avvenuti ieri a Milano: per ponderare la situazione, per limare lo sdegno e trasformare la giusta solidarietà al premier in una riflessione ad ampio respiro.

L’aggressione che si è consumata dopo il comizio del presidente del Consiglio è stata ripresa dai principali media internazionali e non va minimizzata: l’azione meschina, posta in atto da un soggetto psicolabile, avrebbe potuto avere un esito assai diverso, se la mira del Tartaglia si fosse concentrata sul cranio del leader del centrodestra. Si sarebbe parlato, con ogni probabilità, di omicidio premeditato, compiuto da un singolo individuo che necessità di cure. Questo dato di fatto archivia la discussione? Assolutamente no.

Berlusconi è un uomo che suscita sentimenti forti, odio o amore, non semplici antipatie. La politica italiana paga la personalizzazione del sistema quasi quotidianamente. Dal 1994 ad oggi, ogni tornata elettorale si è caratterizzata come un plebiscito sulle qualità e le capacità dell’unto del Signore, con buona pace dei problemi della collettività. Da un lato l’armata brancaleone dei nemici del populismo di destra (oggi assai più forte grazie agli imbecilli virtuali che hanno ironizzato sulla faccenda), dall’altra i presunti salvatori della patria, pronti ad arginare l’offensiva rossa. Il tutto in un clima di fobie e di confronto col nemico, quasi fosse una perenne e latente guerra civile. Berlusconi ha messo del suo, con un’anacronistica retorica anticomunista, ma ciò non sminuisce minimamente il clima d’odio e il linciaggio morale che il fondatore di Forza Italia ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Ieri questo odio si è tramutato in un gesto violento, in un attacco personale.

Ma attenzione a parlare di pazzia dei singoli. Poniamoci un attimo nelle vesti di un soggetto mentalmente instabile, condizionato dal flusso d’informazione capziosa che regna in questo paese. Il lettore saprà che: a) viviamo in un regime politico e mediatico, ove la posizione quasi monopolistica del presidente del Consiglio nel settore televisivo giustifica in una prospettiva marxista l’ordine così come si è costituito, come se vedere Fede portasse implicitamente gli elettori atrofizzati a votare Pdl; b) il medesimo premier sarebbe autore delle peggiori nefandezze economiche, avendo fondato un impero in maniera poco chiara, grazie all’aiuto della buon’anima di Bettino; c) la stessa persona avrebbe avuto rapporti privilegiati con alcuni boss mafiosi, i quali, alla tenera età di quattordici anni – stando alle speculazioni di Repubblica –, avrebbero addirittura inciso sulla costituzione del gruppo Fininvest!; d) il premier sarebbe implicato nelle stragi degli anni ’90, essendo la chiave di volta della risoluzione di un conflitto armato tramite l’armistizio voluto dalla cupola mafiosa; e) il capo del governo, anziché badare al paese, alletterebbe esclusivamente le sue serate con donnette di facili costumi; f) il medesimo individuo sarebbe poi a capo di un’impresa responsabile dell’incidente di Linate.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 18:53

Muro contro muro, l’Italia ai tempi di Di Pietro

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Di Pietro ha tanti difetti: è un estremista, interpreta la politica secondo logiche carcerarie, reputa Travaglio un mentore della libertà civile – una sorta di Robespierre moderno – e mastica in malo modo l’italiano. A fronte di tutti questi peccati veniali, su cui parte dell’opinione pubblica è evidentemente disposta a chiudere un occhio, vanta tuttavia un pregio non indifferente: ha nella coerenza uno dei suoi punti di forza, tanto da essere consequenziale nei suoi ragionamenti. Lo ha scritto, in altri termini, sulle colonne del Riformista l’onorevole Follini:

«Se la lotta è tra il bene e il male, se la sua parte veste i panni della virtù e l’altra parte indossa l’armatura dei soldati delle tenebre, non c’è posto per niente che stia nel mezzo. Non esistono istituzioni, dialogo, compromesso, misura. Tutto è per così dire militarizzato».

Questo scenario post-tolkeniano è incentrato su una forma di manicheismo di maniera che divide non già lo scacchiere politico, ma l’intero paese in due parti: o stai con la legalità dell’Italia dei Valori o – ipso facto – sei contro di essa e quindi sei un mercenario al soldo di un criminale, di un “magnaccia”, di un corruttore, di un essere immondo. Da qui la polemica che investe non solo gli organi di garanzia, ma anche una parte della stampa non incline all’accondiscendenza nei confronti dell’establishment di centrosinistra.

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Attualità — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 01:09

Analisi di un partito contenitore

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Il problema del Partito Democratico è piuttosto semplice: si chiama «ipocrisia», termine che traccia una netta linea di confine fra i doveri del politicamente corretto e il pieno compimento di una seria e matura riflessione sulla leadership politica veltroniana. E’ forse un riflesso che deriva da Botteghe Oscure, giacché le lotte correntizie in ambito democristiano sono quasi sempre avvenute in maniera più o meno cristallina sotto la luce del sole. Nel Pci no, c’era una linea precisa da seguire, dettami ideologici da ossequiare, una liturgia del potere interno e chi si ribellava, quando non veniva espulso, si trova impropriamente confinato in una frangia minoritaria. A volte erano i movimenti giovanili, che tentavano di svecchiare il mito progressista del sol dell’avvenire, altre volte erano i saggi anziani, abili nel paventare un eccesso di furore ideologico nella generazione degli anni di piombo. Indipendentemente dalle circostanze, si procedeva comunque per scomuniche.

Il Pd segue un altro spartito, ospitando al suo interno posizioni così variegate da rendere incognita l’essenza stessa del movimento, cioè i valori di fondo che – almeno teoricamente – dovrebbero creare una coscienza identitaria negli elettori militanti. Dal vecchio partito operaio si è compiuto un passaggio politologico al partito contenitore, il cui scopo non è delineare un disegno di classe o una visione della società, quanto piuttosto porsi come termine d’intermediazione fra le diverse coscienze nell’era della globalizzazione. Si rischia così la paralisi interna per un deficit di massa critica nel momento in cui la mediazione diventa incapacità di decidere e assume i contorni del paludismo centralistico. L’errore è forse a monte, cioè nella cieca volontà di attuare modelli bipartitici europei del tutto estranei al contesto italiano, sostanzialmente proporzionalista e non maggioritario.

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Politica, Sinistra — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 23:01

Riformismo dipietrificato

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Sono sicuro, si-cu-ro, che il compagno Walter prossimamente ci spiegherà perché Di Pietro una settimana fa era una persona che non apparteneva all’alfabeto democratico, mentre adesso è l’alleato ideale per l’Abruzzo e, in prospettiva, il segretario di un soggetto con cui parlare e condividere un cammino. Voi no?

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Politica, Sinistra — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 14:30

Inadatto

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Se si eccettuano alcuni toni volutamente apocalittici, il punto politico illustrato da D’Avanzo oggi su Repubblica mi sembra ampiamente condivisibile. Gaetano Pecorella non ha il curriculum necessario per sedere alla Consulta. Sarà una persona eccellente, un esperto di diritto di fama nazionale e un principe del foro, ma il fatto di aver difeso (tra l’altro egregiamente) in tribunale l’imputato Berlusconi lo rende palesemente non al di sopra delle parti. L’ho detto e ripetuto a più riprese in altri contesti: compito dei giudici è quello di essere imparziali e di apparire tali. Pecorella oggettivamente manca di questo requisito.

E’ inoltre inaudito politicizzare ogni settore della vita pubblica. Occorrerebbe un serio consulto fra psicologi e antropologi per capire la strategia politica messa in atto da Veltroni: come si può barattare la presidenza della Commissione Vigilanza Rai con uno scranno alla Consulta? Personalmente mi sembra assurdo e contrario all’etica politica di uno Stato liberale. Non capisco, tra l’altro, la pervicace battaglia in difesa di Leoluca Orlando, esponente di un partito che – al di là delle guerre di principio – ha violato gli accordi elettorali stipulati col Pd, manifesta quotidianamente prima contro il governo e poi contro la corrente maggioritaria dell’opposizione accusata di inciucismo e procura financo imbarazzo nei rapporti col Colle ospitando nelle manifestazioni imbonitori qualunquisti.

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Giustizia, Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 23:17

Di Pietro alla guida degli “intellettuali”, l’horror show

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Sinistra — Tag:, , , , , , — Giuseppe Lombardo @ 11:52
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