L’editoriale del New York Times di stamane rappresenta un duro monito per la Casa Bianca. Non essendo stato firmato, esso è ascrivibile alla direzione e, di conseguenza, riporta la linea ufficiale che la testata intende adottare. Valutando nei dettagli la situazione di Kabul, le promesse infrante e la scarsa credibilità di Karzai, il fondo manifesta un certo scetticismo “sul fatto che l’amministrazione abbia una strategia globale per costruire un governo per cui gli afghani siano disposti a lottare”. Pur riconoscendo la necessità di programmare un ritiro dopo dieci anni di guerra, 1700 vittime statunitensi e un onere economico da 450 miliardi di dollari, Washington non avrebbe fatto granché sul fronte sociale, non essendo ancora “in grado di fornire servizi di base e di sicurezza minimi” o standard di libertà sufficienti a contemplare anche solo la partecipazione femminile alla vita politica del paese. Da qui il piano per la riconciliazione, che passa necessariamente per il coinvolgimento dei talebani: “Washington dovrebbe prendere in considerazione e sostenere la nomina di un mediatore internazionale che potrebbe essere in grado di portare i gruppi di insorti al tavolo delle trattative”. Come garantire i diritti delle donne, firmando parimenti un accordo con quanti considerano il “gentil sesso” legittima proprietà del “capofamiglia”, questo il fondo non lo dice.

E a questo punto, risulta difficile immaginare come le superstite istituzioni potranno gestire una transizione di governo in Libia. Potremmo dire che la cacciata di Gheddafi concluderà la nostra missione. Gli ottimisti possono puntare sul fatto che la Libia è più omogenea etnicamente e religiosamente rispetto, ad esempio, all’Iraq, ma è anche una delle società arabe più tribali. […] Gli Stati Uniti possono affermare che la dicotomia dominante oggi, quella dei democratici contro l’oppressore, continuerà dopo e non sarà superata da quelle apparentemente in secondo piano, come tribù contro tribù, ricchi contro poveri o, peggio, islamici contro “crociati”?». 
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