agosto 10, 2012

Dalla Lettera di Paolo

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Paolo-Flores-dArcais

Chi ha frequentato, almeno una volta nella vita, i salotti bene di una sinistra moderna e socialista, sa che l’intellettuale-militante è una specie di metastasi nel corpo delle forze progressiste del paese: con il suo fare illuminato, con il suo tracotante atteggiamento da uomo vissuto, con l’aria da rivoluzionario dei Parioli, l’Eroe (la E maiuscola è laicamente sacra) giudica dall’alto del suo scranno la totalità degli atteggiamenti umani, biasimando – fra i comfort – le popolari miserie che attanagliano “quell’altra Italia”: un paese moralmente povero, considerevolmente rozzo, incapace di concepire il supremo interesse nazionale, al di là delle strette esigenze particolaristiche del piccolo nucleo familiare di riferimento, secondo una chiara matrice d’estrazione borghese. L’intellettuale-militante, al tempo stesso censore e vero artefice del pensiero unico, ha, a ben vedere, una forma mentis estremamente semplice e consequenziale. Procede nei ragionamenti secondo i dettami di un rigido schema binario: in ossequio alla più rigorosa tradizione manichea, o stai con lui o sei contro di lui, o ti schieri in difesa della gauche o fai parte dei reazionari, o diventi progressista o sei destinato a restare il fascista di sempre.

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novembre 19, 2010

Un velo pietoso sulla norma/2

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Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato l’annuale report sulla libertà religiosa nel mondo. Per quanto concerne la Turchia e la questione del velo, già trattata in questi giorni sulle colonne del blog, Washington pur lodando l’impegno a tutela della laicità dello Stato da parte di governo, Parlamento e magistratura ha notato un gap costituzionale:

«La Costituzione garantisce la libertà di culto […] tuttavia le disposizioni concernenti l’integrità e l’esistenza dello Stato laico restringono tali diritti. […] Le autorità hanno mantenuto il divieto d’indossare il velo musulmano religioso negli uffici governativi e nelle strutture pubbliche. I membri di alcuni gruppi religiosi hanno dichiarato di essere effettivamente ostacolati nelle carriere istituzionali dello Stato a causa della loro fede. Le minoranze religiose hanno denunciato difficoltà nella libertà di culto e nella formazione del clero».

novembre 16, 2010

Uno sterminio

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Progettare un genocidio sembra essere diventata un’operazione abbastanza semplice, almeno in determinate realtà geografiche, grazie al contributo silenzioso dei media occidentali che mettono a tacere eventi drammatici che richiederebbero invece la massima attenzione. A Baghdad, infatti, stante l’impotenza delle forze militari irachene e dell’esercito statunitense nel controllo effettivo del territorio, i militanti di al Qaeda hanno avviato una campagna di persecuzione che ha un obiettivo chiaro: eliminare la comunità cristiana dal suolo nazionale. La sfida è abbastanza netta: “tutti i centri cristiani, le organizzazioni e le istituzioni ad essi vicini, i leader ed i seguaci dei movimenti, devono essere considerati obiettivi legittimi per Mujahedeen”. I bombardamenti di mercoledì, che hanno colpito quasi congiuntamente undici centri cristiani nel paese, rappresentano una sostanziale conferma della drammatica situazione.

L’arcivescovo siro-ortodosso Athanasios Dawood ha invitato la comunità ad abbandonare l’Iraq, denunciando parimenti le inadempienze di un governo che si proclama democratico, salvo rinunciare aprioristicamente ad operare contro i rivoltosi per la protezione e la tutela dei diritti delle minoranze. Chiedendo ai governi europei di concedere l’asilo e lo status di rifugiati a quanti avessero optato per la scelta coraggiosa dell’esodo, l’arcivescovo ha infine sottolineato la situazione frustrante determinata dalla debolezza dell’Esecutivo.

novembre 5, 2010

Un popolo, una lingua

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«Tutto lo sviluppo di un popolo dipende dalla natura della lingua da lui parlata: la lingua assiste ogni uomo nel suo pensare e nel suo volere, lo accompagna nelle più recondite profondità del suo spirito, lo limita o gli dà ali, secondo i casi: la lingua unisce tutti gli uomini che la parlano e ne fa un solo e comune intelletto: la lingua è il punto di contatto tra il mondo dei sensi e il mondo dello spirito, anzi ne fonde i due capi in maniera da renderli indistinguibili». J.Gottlieb Fichte, I discorsi alla nazione tedesca.

Duecentotre anni dopo non è cambiato poi molto nell’approccio.

ottobre 24, 2010

Saviano è un simbolo

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Di problemi ne abbiamo in abbondanza, eppure riusciamo ugualmente a perderci appresso a campagne stampa insulse, innescate spesso e volentieri da sciocchi mal di pancia politici e da un diffuso senso di intolleranza verso quanti hanno pareri difformi dai precetti della nostra piccola bottega.

«Saviano dovrebbe essere considerato – da tutti – un simbolo di libertà, una voce nobile, un giovane scrittore che ha rischiato e rischia la vita per innescare una rivolta nella coscienza della sua gente, la stessa che animò grandi scrittori come Salamov e Solzenicyn contro l’impero della menzogna comunista: non è un caso che Saviano abbia indicato, come riferimento morale, proprio «I racconti di Kolyma» che è la più grandiosa e sconvolgente opera letteraria di denuncia della bestialità del Gulag assieme all’«Arcipelago» di Solzenicyn. […] Quello che forse Berlusconi dovrebbe sapere, soprattutto, è che Saviano non è un fazioso o un fanatico: è tra i pochi intellettuali che hanno riconosciuto i successi del governo nella lotta alla camorra. E’ giunto a dichiarare, Saviano: «Il ministro Maroni ha il merito di avere iniziato un’azione indubbiamente più forte di quanto sia stato fatto in precedenza. E sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri degli Interni di sempre. Mi riferisco in primo luogo al Casertano, finora quasi ignorato dall’intervento statale centrale». Ora: quanti sono gli intellettuali così liberi da aver riconosciuto i meriti di un Maroni? Certo, Saviano ha idee proprie sulle misure che andrebbero varate per essere ancora più efficaci: e sono diverse da quelle intraprese dal governo, che critica anche aspramente. Le opinioni di Saviano, esattamente come quelle dell’Esecutivo, si possono condividere o meno: ma gli va riconosciuto, a dispetto del canto delle sirene intonato da sinistra, che sinora è riuscito a non farsi arruolare in nessun circo politico o mediatico: non è il caso, dunque, che ce lo arruoliamo noi. Saviano sta tentando di parlare a tutti e si mantiene fedele alla propria coscienza: questo ci pare». Filippo Facci.