Chi ha frequentato, almeno una volta nella vita, i salotti bene di una sinistra moderna e socialista, sa che l’intellettuale-militante è una specie di metastasi nel corpo delle forze progressiste del paese: con il suo fare illuminato, con il suo tracotante atteggiamento da uomo vissuto, con l’aria da rivoluzionario dei Parioli, l’Eroe (la E maiuscola è laicamente sacra) giudica dall’alto del suo scranno la totalità degli atteggiamenti umani, biasimando – fra i comfort – le popolari miserie che attanagliano “quell’altra Italia”: un paese moralmente povero, considerevolmente rozzo, incapace di concepire il supremo interesse nazionale, al di là delle strette esigenze particolaristiche del piccolo nucleo familiare di riferimento, secondo una chiara matrice d’estrazione borghese. L’intellettuale-militante, al tempo stesso censore e vero artefice del pensiero unico, ha, a ben vedere, una forma mentis estremamente semplice e consequenziale. Procede nei ragionamenti secondo i dettami di un rigido schema binario: in ossequio alla più rigorosa tradizione manichea, o stai con lui o sei contro di lui, o ti schieri in difesa della gauche o fai parte dei reazionari, o diventi progressista o sei destinato a restare il fascista di sempre.

[…] Quello che forse Berlusconi dovrebbe sapere, soprattutto, è che Saviano non è un fazioso o un fanatico: è tra i pochi intellettuali che hanno riconosciuto i successi del governo nella lotta alla camorra. E’ giunto a dichiarare, Saviano: «Il ministro Maroni ha il merito di avere iniziato un’azione indubbiamente più forte di quanto sia stato fatto in precedenza. E sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri degli Interni di sempre. Mi riferisco in primo luogo al Casertano, finora quasi ignorato dall’intervento statale centrale». Ora: quanti sono gli intellettuali così liberi da aver riconosciuto i meriti di un Maroni? Certo, Saviano ha idee proprie sulle misure che andrebbero varate per essere ancora più efficaci: e sono diverse da quelle intraprese dal governo, che critica anche aspramente. Le opinioni di Saviano, esattamente come quelle dell’Esecutivo, si possono condividere o meno: ma gli va riconosciuto, a dispetto del canto delle sirene intonato da sinistra, che sinora è riuscito a non farsi arruolare in nessun circo politico o mediatico: non è il caso, dunque, che ce lo arruoliamo noi. Saviano sta tentando di parlare a tutti e si mantiene fedele alla propria coscienza: questo ci pare». 
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