Caritas in veritate
Questo articolo non è il classico pezzo di riflessione critica sugli eventi politici d’oggigiorno, quanto piuttosto un focus, un approfondimento sullo spirito dei nostri tempi, in piena coerenza con l’approccio culturale che ho adottato da quattro anni a questa parte, guadagnando lettori, divertimento e una certa popolarità. Credo che per interpretare il presente sia fondamentale, ripeto fondamentale, la lettura dell’Enciclica papale Caritas in veritate. Per questo la riporto di seguito. A quanti fossero interessati, auguro una buona lettura.
Introduzione: La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,22). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità. Questa, infatti, « si compiace della verità » (1 Cor 13,6). Tutti gli uomini avvertono l’interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo. Gesù Cristo purifica e libera dalle nostre povertà umane la ricerca dell’amore e della verità e ci svela in pienezza l’iniziativa di amore e il progetto di vita vera che Dio ha preparato per noi. In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr Gv 14,6).
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L’ossequio rispettoso che si nutre nei confronti dei principi cardine della Costituzione non dovrebbe mai degenerare nella sacralizzazione del testo come unica base possibile di convivenza civile. La Carta è stata scritta all’indomani di un conflitto bellico devastante, da una classe dirigente che aveva il pregio dell’onestà e il difetto di vivere conformemente allo spirito del tempo, con scarsa lungimiranza. La necessità immediata di creare armonia nello Stivale, dopo una sanguinosa faida che aveva spaccato in due il Paese con l’esistenza e il consolidamento sia pur breve di due Stati fantoccio controllati da potenze straniere, portò dopo un’ampia discussione all’adozione di un testo di pregevole fattura, ma pur sempre farraginoso perfino nella sua originaria impostazione.
Certezze, assolute certezze dedotte esclusivamente dalla propria coscienza critica e non da assiomi scientifici di innegabile valore. Tant’è vero che lo stesso Marino, esperto liberal del Partito Democratico in merito all’elaborazione di una norma sul testamento biologico e prima ancora medico di fama internazionale, ha tentennato manifestando dissenso rispetto ad una simile presa di posizione, specificando di non essere nessuno per definire quale vita è degna di essere vissuta. Evidentemente De Monte vanta più titoli, che gli derivano in massima misura dalle sue ferme bandiere ideologiche.
Prima di discutere su quanto è accaduto, bisogna mettere ordine in merito alle due questioni di fondo che si sono misticamente e maliziosamente intrecciate: un conto è la revoca della scomunica nei confronti dei padri lefebvriani; altro discorso è quello storico che concerne l’esistenza delle camere a gas. Partiamo dal primo punto citato. Cos’è la scomunica? Tecnicamente, per chi crede, è un atto estremamente grave e oneroso con cui Santa Romana Chiesa si riserva, alla luce delle gravi infrazioni alla morale e alla dottrina, la facoltà di espellere un individuo o un’intera comunità eretica dalle proprie fila. Un provvedimento pesante, per usare un eufemismo sportivo un cartellino rosso che, nella concezione spirituale dei fedeli, potrebbe comportare perfino la dannazione eterna. E l’Eternità, da che mondo è mondo, è piuttosto lunga nell’immaginario collettivo.
La decisione presa dalle sezioni unite della Cassazione è stata letteralmente un pugno nello stomaco alla coscienza civile di questo paese, al sistema dei pesi e contrappesi instaurato con l’avvento della Costituzione del ‘48, la dimostrazione assai evidente dell’espropriazione del potere legislativo da parte della magistratura.







