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Via l’ipocrisia
David Cameron, Barack Obama e Nicolas Sarkozy hanno finalmente strappato il velo d’ipocrisia che aveva finora caratterizzato le diverse fasi del conflitto libico. In un articolo congiunto, i tre leaders hanno annunciato la volontà di proseguire i combattimenti sino a quando Gheddafi non verrà estromesso dal potere. Presentando il senso e lo scopo ultimo della missione, i tre hanno definito un “tradimento inconcepibile” l’idea di arrestare le operazioni mantenendo il dittatore ancora al governo. Restano, tuttavia, scarsi i margini d’azione nel rispetto della risoluzione approvata dall’Onu. La coalizione internazionale, stante gli obiettivi adesso annunciati, dovrà agire in deroga ai provvedimenti delle Nazioni Unite, progettando un regime change d’intesa con le forze d’opposizione locali.
Intanto, sulle colonne del National Review, Victor Davis Hanson ha spiegato all’opinione pubblica perché il caso libico non è equiparabile a quello iracheno.
La destra e l’Europa
Una nitida istantanea della situazione politica europea la fornisce Yascha Mounk sulle colonne di Dissent Magazine.
«It is cold comfort that Europe’s Right lacks a grand political vision. Yes, it would be scary if, at a moment when they enjoy unprecedented power, the likes of Merkel and Cameron were determined to reshape the continent. But their lack of ideas is even scarier. The ideological disorientation of the Right—coming as it does on top of the long-standing ideological disorientation of the Left—suggests that all parts of Europe’s political spectrum are unsure how to rescue what they value. A decade from now, Europe is likely to be a continent of less comfort and less solidarity. This won’t be the result of the current political hegemony of the center Right, however. Neither will the willingness of the last wave of center-left governments to enact significant cuts to the welfare state be to blame. On the contrary, the single greatest factor now shaping European economic policy is a lack of political will and imagination».
Naturalmente la Turchia
Meraviglioso intervento del premier britannico durante la visita in Turchia.
«Siamo con voi e faremo tutto il possibile per contribuire a garantire che la democrazia e lo Stato di diritto vincano sempre contro il terrorismo. La Turchia non è soltanto un grande alleato: la posizione di confine tra Oriente ed Occidente rende unica questa nazione e le dà un’influenza senza pari nella battaglia contro le grandi minacce alla nostra sicurezza collettiva.
Mi chiedo questo: quale paese, con il suo diretto impegno nello sforzo internazionale in Afghanistan, può inviare un messaggio al mondo intero, sottolineando come questa non sia una lotta contro i musulmani,
ma contro il terrorismo? Quale paese a maggioranza musulmana può vantare un rapporto di lunga data con Israele, mostrandosi, allo stesso tempo, sensibile ai diritti della Palestina? Quale paese europeo potrebbe avere eventualmente maggiori possibilità di persuadere l’Iran a cambiare il suo corso in materia di politica nucleare? Naturalmente la Turchia, Tabii ki Türkiye. In Afghanistan come in Medio Oriente, la Turchia ha una credibilità che altri in Occidente non possono nemmeno sperare di avere. […]
“Questo è un paese che non è europeo, la sua storia, la sua geografia, la sua economia, l’agricoltura e il carattere della sua gente – per quanto ammirevole – puntano tutte in una direzione diversa. Questo è un paese che non può, nonostante quello che sostiene e forse anche quello che crede, essere un membro a pieno titolo dell’Europa”. Sapete chi ha detto questo? Ora, potrebbe suonare come una descrizione della realtà turca propria di alcuni europei. In realtà è stato il generale de Gaulle descrivendo il Regno Unito, il mio paese, prima di porre il veto alla nostra adesione. Noi sappiamo pertanto cosa significa essere tagliati fuori dal club, ma sappiamo anche che queste situazioni possono cambiare. Quando penso a quello che la Turchia ha fatto per difendere l’Europa come alleato della NATO e quello che la Turchia sta facendo tuttora in Afghanistan a fianco dei nostri alleati europei, mi fa arrabbiare che i progressi verso l’adesione siano frustrati, così com’è avvenuto. La mia opinione è chiara: credo che sia sbagliato dire che la Turchia possa essere la guardia del campo, senza poi autorizzarla a sedere nella tenda».
David Cameron, 27 Luglio 2010.
Piccoli Frattini crescono
Se il ministro degli Esteri di Sua Maestà, dai banchi del governo – in seguito ad una banale querelle parlamentare – incalza il predecessore, chiedendo conto della «invasione illegale in Iraq», può successivamente diramare un comunicato in cui adduce motivazioni personali come giustificazione del proprio comportamento, distinguendo le opinioni politiche dalle valutazioni governative?
Ora, noi abbiamo il guardaroba di Frattini che è una sciagura sul piano dell’immagine, però nel Regno Unito non stanno messi meglio, tanto che qualcuno paventa il possibile intervento di una corte internazionale. Bella gatta da pelare per Cameron.

ma contro il terrorismo? Quale paese a maggioranza musulmana può vantare un rapporto di lunga data con Israele, mostrandosi, allo stesso tempo, sensibile ai diritti della Palestina? Quale paese europeo potrebbe avere eventualmente maggiori possibilità di persuadere l’Iran a cambiare il suo corso in materia di politica nucleare? Naturalmente la Turchia, Tabii ki Türkiye. In Afghanistan come in Medio Oriente, la Turchia ha una credibilità che altri in Occidente non possono nemmeno sperare di avere. […]
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