settembre 9, 2012

La fiction infinita

Ascolta con webReader

Il
nostro sistema politico vive di analogie, di corsi e ricorsi storici, di
situazioni parossistiche che presentano caratteri comuni. L’unico dato di fondo,
ragionevolmente certo, è la totale incapacità della classe dirigente di
centro-sinistra di far tesoro della lezione precedente. Non sono ingeneroso né volutamente
polemico. Narriamo i fatti col gusto della genericità, presentando cioè
soltanto i caratteri essenziali della situazione, lasciando al lettore il
giudizio sugli eventi e le consequenziali ricostruzioni.

Dunque:
un sistema politico si avvia al lento ma inesorabile declino. I partiti
tradizionali hanno dimostrato una congenita incapacità nella gestione delle
diverse crisi, siano esse di natura strutturale o di mera congiuntura, abbiano
esse una natura istituzionale o un’origine prettamente economica. A ciò va
aggiunto un dato ripugnante: la corruzione ha superato i confini dell’imponderabile,
conducendo non tanto al dissesto morale, quanto al degrado della sfera
pubblica. Il Parlamento  è parso compromesso
nella sua credibilità, a causa di magagne giudiziarie di poco onorevoli
esponenti. Images Tanto è stato l’imbarazzo, che il Quirinale, per fronteggiare le
difficoltà, ha dovuto far riferimento ad un governo tecnico, ad un corpo amorfe
del sistema, presieduto da una figura di alto profilo stimata unanimemente in
sede internazionale. Questi ha accettato l’onere e l’onore di governare “l’azienda-Italia” al fine di consentire al paese il pieno adempimento agli impegni presi dai
precedenti Esecutivi sul fronte comunitario. Con una promessa: rinnovare una
legge elettorale farraginosa e consentire il pieno dispiegamento di una fase
due, riponendo la politica al centro delle sue responsabilità. Mentre la classe
dirigente progressista ha iniziato ad elaborare programmi di governo a
geometrie variabili, sfruttando cioè le possibili alleanze con soggetti a
destra ed a sinistra del suo schieramento, si è diffusa mediaticamente la
futura lista degli eletti, la spartizione degli incarichi istituzionali, quasi
la prassi democratica fosse una formalità scomoda e fastidiosa.

Continue reading

settembre 5, 2012

La dura legge del Pd

Ascolta con webReader

Matteo-renziCi
risiamo. Quando la sinistra italiana intravede la possibilità di insediarsi a
Palazzo Chigi inizia quel processo, tormentato e tortuoso, di autolesionismo che
porta l’intera coalizione all’inevitabile débâcle
elettorale. Il copione è sempre lo stesso: prima s’intuiscono i caratteri
tipici della tracotanza, l’insolente sciatteria nei confronti delle domande provenienti
dall’opinione pubblica. Un atteggiamento che si sposa generalmente con una
certa indifferenza nei confronti dell’elettorato, una sublime forma di
menefreghismo nell’attesa dell’inevitabile e scontato verdetto delle urne. Senza
scendere nel merito, la proposta di spendere il nome di Romano Prodi nella
prossima corsa verso il Quirinale va letta in questa direzione. Non vogliamo
considerare in questa sede le obiezioni sulla figura del Professore, che ha già
governato questo paese per un arco temporale considerevole, dimostrando scarsa
capacità analitica circa i problemi di fondo del sistema-Italia; né tanto meno
vogliamo scrutare il curriculum vitae
dei diversi candidati, rilevando come la voce “premier dell’Ulivo” confligga inesorabilmente con il prerequisito
della terzietà dalle parti. No, qui l’obiezione è un’altra: non sono stati
chiariti i meccanismi della legge elettorale, non sono state esplicitate
formalmente le alleanze, non è stato scritto neppure uno straccio di programma,
non sono stati consultati gli elettori se non tramite assurdi indici di gradimento,
eppure già sappiamo chi andrà al Governo e quale persona siederà sul Colle. Qualcosa
non va.

Continue reading

agosto 29, 2012

L’eterna lotta

Ascolta con webReader


Pertini_Saragat_JottiLe parole pronunciate da Bersani per censurare i
toni cruenti utilizzati strumentalmente da Beppe Grillo meritano una
riflessione, un’analisi attenta, se vogliamo, che si discosti dalla prassi del
luogo-comunismo imperante. Esse non costituiscono una semplice reazione, magari
esasperata, della classe dirigente del Partito Democratico ad un linguaggio
provocatorio, volgare, fatto di strappi, di frasi dette con brutale trivialità,
destinate a carezzare il grasso ventre dell’antiparlamentarismo. No, o almeno non
solo. Esse riflettono piuttosto, sia pur in maniera embrionale, un tic insito
nel dna della sinistra italiana: il tentativo di espellere dal proprio corpo
quelle forze, d’opposizione o di governo, che non soddisfano i criteri di
purezza richiesti, forse anche pretesi, da improbabili alfieri della
trasparenza. Il concetto fu ben sintetizzato da Nenni in una formula originale:
a sinistra trovi sempre qualcuno più puro che ti epura. E così l’epiteto
fascista, nella nostra storia repubblicana, è stato ipocritamente piegato ad
esigenze di bottega ed i sarti della capziosità hanno cucito la camicia nera ai
portatori sani di qualsivoglia ragionamento in grado d’incarnare una proposta
politica differente: De Gasperi come Almirante, Craxi come Andreotti, Forlani e
Malagodi, perfino il presidente Saragat, tutti a turno hanno subito questa
presunta onta. E proprio il caso dell’ex inquilino del Colle può fornirci una
chiave di lettura alternativa circa la valutazione dello scontro in atto.

Continue reading

novembre 21, 2010

Opposizione inetta

Ascolta con webReader

Un editoriale intitolato “Bunga bunga forever” lascia già presagire il meglio.

«Vincere le elezioni richiede tre componenti: leadership, organizzazione e un programma politico attraente. Essere forti in una determinata area può compensare la debolezza nelle altre due, ma il centro-sinistra italiano è debole in tutte e tre. Sembra improbabile che risolverà la questione della leadership per tempo, se le elezioni anticipate si dovessero svolgere a Marzo, come ormai sembra probabile. […] Berlusconi è una figura screditata per molti, sia personalmente che politicamente, ma comanda ancora con un immenso potere e con enormi risorse. Egli è peraltro un combattente straordinario e ha dimostrato che ama le campagne elettorali ed è molto bravo a cavalcarle. Il centro-sinistra e il PD hanno bisogno di qualcosa di più forte degli scandali sessuali per battere Berlusconi, e anche se riuscissero a vincere, non è affatto chiaro cosa ne farebbero della vittoria. E questo è il vero pericolo per l’Italia».

marzo 11, 2010

Bipartitismo alla frutta

Ascolta con webReader

La fusione di due partiti in un nuovo soggetto unitario può essere un’operazione brillantemente riuscita o un aborto gravido di conseguenze. Dipende naturalmente dalla prospettiva. Il risultato si valuta non in base ai dati elettorali che il movimento consegue, più o meno lusinghieri a seconda del caso, bensì in funzione della coesione dei blocchi di riferimento; dalla capacità – cioè – delle rispettive classi dirigenti di creare un amalgama, un senso comune d’appartenenza, al di là della vuota retorica. Scriveva Giorgio Gaber:

«L’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé».

Partendo da questo presupposto, è facile valutare il completo fallimento del progetto bipartitico italiano: c’è chi oggi si ostina a tenere in vita questi macroapparati del tutto privi di potere incisivo, nella speranza – probabilmente vana – di modificare lo stato delle cose; e c’è chi, su un altro versante, ne progetta la sepoltura, aspettando che il tempo galantuomo consenta lo scacco matto a determinati blocchi di potere. La cosa grave, semmai, è la buona fede dei militanti, l’incoscienza con cui essi approvano le bordate rivoluzionare in nome e per conto del presidente di turno, salvo rendersi conto a carte scoperte, nella migliore tradizione orwelliana, che il nemico di ieri è destinato a diventare l’amico di domani.

Continue reading