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Bipartitismo alla frutta

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La fusione di due partiti in un nuovo soggetto unitario può essere un’operazione brillantemente riuscita o un aborto gravido di conseguenze. Dipende naturalmente dalla prospettiva. Il risultato si valuta non in base ai dati elettorali che il movimento consegue, più o meno lusinghieri a seconda del caso, bensì in funzione della coesione dei blocchi di riferimento; dalla capacità – cioè – delle rispettive classi dirigenti di creare un amalgama, un senso comune d’appartenenza, al di là della vuota retorica. Scriveva Giorgio Gaber:

«L’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé».

Partendo da questo presupposto, è facile valutare il completo fallimento del progetto bipartitico italiano: c’è chi oggi si ostina a tenere in vita questi macroapparati del tutto privi di potere incisivo, nella speranza – probabilmente vana – di modificare lo stato delle cose; e c’è chi, su un altro versante, ne progetta la sepoltura, aspettando che il tempo galantuomo consenta lo scacco matto a determinati blocchi di potere. La cosa grave, semmai, è la buona fede dei militanti, l’incoscienza con cui essi approvano le bordate rivoluzionare in nome e per conto del presidente di turno, salvo rendersi conto a carte scoperte, nella migliore tradizione orwelliana, che il nemico di ieri è destinato a diventare l’amico di domani.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 16:46

L’errore Daniela

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Doveva essere un Esecutivo snello, capace di adottare provvedimenti rapidi e tempestivi, onde evitare un ulteriore aggravio dei problemi; doveva essere, almeno nelle premesse della campagna elettorale, un Esecutivo liberale, attento allo spirito della tolleranza, aperto alle diverse componenti della comunità nazionale che armonicamente s’impegnano con costanza a relazionarsi in un’ottica di pluralismo aconfessionale. Questa doveva essere la cifra di fondo di una destra istituzionale e presentabile. Ne è venuto fuori, col tempo, qualcosa di diverso, profondamente diverso. Sono state compiute scelte sbagliate in settori di vitale importanza che costituiscono inevitabilmente lo specchio di una civiltà e di un certo modo di intendere la politica. Faccio riferimento esplicito alle politiche migratorie e alle direttive sciagurate, scongiurate esclusivamente grazie all’intenso lavoro diplomatico della Santa Sede, secondo le quali medici e presidi spia avrebbero dovuto inondare, presto o tardi, i rami principali degli uffici di pubblica utilità, riservando ai migranti trattamenti indegni e indecorosi, mostrando parimenti una damnatio memorie inerente l’epoca passata, allorquando il fagotto del viaggio spettava esclusivamente ai nostri connazionali.

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Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 02:20

Strappo alle regole

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La questione dell’annullamento di un dato numero di firme, necessarie alla presentazione delle liste di centrodestra in prossimità della tornata elettorale, è indicativa di un particolar modo di concepire la politica; un modo lassista e alquanto grezzo, basato sulla forzatura costante delle regole, sulla libera interpretazione di comandi ritenuti universali e, pertanto, generici e violabili, nella migliore tradizione italica.

La prima cosa che colpisce, naturalmente, è l’incompetenza surreale dei funzionari di una piccola classe dirigente, incapace per vocazione di presentare non già un ordinato piano di governo appropriato alle diverse realtà territoriali, bensì una banale modulistica burocratica nei tempi previsti e sanciti dalla legge. Il secondo dato, ancor più curioso, è l’appello fatto dai candidati locali direttamente al presidente della Repubblica. L’auspicio di un intervento risolutorio del Quirinale, infatti, sottintende l’ennesima violazione delle impostazioni normative vigenti, in funzione di uno strappo dettato dalle inadempienze dei singoli. Siamo al paradosso. E’ come se un consigliere comunale beccato con le mani in pasta, alzasse lo sguardo al cielo e con gesto mite, con aria sorniona, ribadisse: “tutti rubano, perché devo essere punito solo io?”. Il gap democratico che si verrebbe a creare non pare una scusa legittima e d’altronde il Colle, com’era prevedibile, ha risposto nell’unica maniera ipotizzabile: «spetta esclusivamente alle competenti sedi giudiziarie la verifica del rispetto delle condizioni e procedure previste». Come dire, al di là dei buoni propositi, che un intervento a gamba tesa in una materia non attribuibile al capo dello Stato potrebbe istituire di fatto un precedente pericoloso, tanto più che l’attuale presidente del Consiglio in passato non ha lesinato critiche alla massima carica istituzionale, in funzione di presunti compiti ordinati da una costituzione ideal-populista di stampo tendenzialmente presidenziale (si pensi alla moral suasion che avrebbe dovuto usare Napolitano ai tempi dell’approvazione del Lodo Alfano).

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Politica — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 03:06

Sms riformisti/2

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Berlusconi ammette: «In tribunale c’è un plotone d’esecuzione». Esulta Di Pietro: Alfano sa fare le riforme.

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Satira — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 16:49

Una perenne guerra civile

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[In anteprima l’editoriale di domani su Dissonanze]

Forse pecco di cinismo, ma ho sempre ritenuto indispensabile distinguere la dimensione politica dalla sfera dei sentimenti. Questi ultimi, infatti, quando prevalgono sul raziocinio, inficiano le valutazioni oggettive del quadro che si intende analizzare. E’ per questo che ho aspettato diverse ore prima di scrivere sui fatti avvenuti ieri a Milano: per ponderare la situazione, per limare lo sdegno e trasformare la giusta solidarietà al premier in una riflessione ad ampio respiro.

L’aggressione che si è consumata dopo il comizio del presidente del Consiglio è stata ripresa dai principali media internazionali e non va minimizzata: l’azione meschina, posta in atto da un soggetto psicolabile, avrebbe potuto avere un esito assai diverso, se la mira del Tartaglia si fosse concentrata sul cranio del leader del centrodestra. Si sarebbe parlato, con ogni probabilità, di omicidio premeditato, compiuto da un singolo individuo che necessità di cure. Questo dato di fatto archivia la discussione? Assolutamente no.

Berlusconi è un uomo che suscita sentimenti forti, odio o amore, non semplici antipatie. La politica italiana paga la personalizzazione del sistema quasi quotidianamente. Dal 1994 ad oggi, ogni tornata elettorale si è caratterizzata come un plebiscito sulle qualità e le capacità dell’unto del Signore, con buona pace dei problemi della collettività. Da un lato l’armata brancaleone dei nemici del populismo di destra (oggi assai più forte grazie agli imbecilli virtuali che hanno ironizzato sulla faccenda), dall’altra i presunti salvatori della patria, pronti ad arginare l’offensiva rossa. Il tutto in un clima di fobie e di confronto col nemico, quasi fosse una perenne e latente guerra civile. Berlusconi ha messo del suo, con un’anacronistica retorica anticomunista, ma ciò non sminuisce minimamente il clima d’odio e il linciaggio morale che il fondatore di Forza Italia ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Ieri questo odio si è tramutato in un gesto violento, in un attacco personale.

Ma attenzione a parlare di pazzia dei singoli. Poniamoci un attimo nelle vesti di un soggetto mentalmente instabile, condizionato dal flusso d’informazione capziosa che regna in questo paese. Il lettore saprà che: a) viviamo in un regime politico e mediatico, ove la posizione quasi monopolistica del presidente del Consiglio nel settore televisivo giustifica in una prospettiva marxista l’ordine così come si è costituito, come se vedere Fede portasse implicitamente gli elettori atrofizzati a votare Pdl; b) il medesimo premier sarebbe autore delle peggiori nefandezze economiche, avendo fondato un impero in maniera poco chiara, grazie all’aiuto della buon’anima di Bettino; c) la stessa persona avrebbe avuto rapporti privilegiati con alcuni boss mafiosi, i quali, alla tenera età di quattordici anni – stando alle speculazioni di Repubblica –, avrebbero addirittura inciso sulla costituzione del gruppo Fininvest!; d) il premier sarebbe implicato nelle stragi degli anni ’90, essendo la chiave di volta della risoluzione di un conflitto armato tramite l’armistizio voluto dalla cupola mafiosa; e) il capo del governo, anziché badare al paese, alletterebbe esclusivamente le sue serate con donnette di facili costumi; f) il medesimo individuo sarebbe poi a capo di un’impresa responsabile dell’incidente di Linate.

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 18:53

Sovrani e presidenti

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Quando se n’è presentata l’occasione, quando ho ritenuto corretto esercitare il diritto di critica nei confronti di una prospettiva poco chiara o di un cammino confuso e incerto, ho utilizzato toni forti nei confronti delle scelte politiche poste in atto dal presidente della Camera. Nessun tentennamento da parte mia: da uomo di destra mi aspetto il massimo, perché la destra deve essere all’altezza delle aspettative, almeno per il sottoscritto. Ovviamente il termine può essere declinato con accezioni differenti e questo, talora, è servito a spiegare una radicale divergenza di vedute nell’ambito di una dialettica interna. Ho scritto, e lo ripeto senza remore, che Gianfranco Fini sta legittimamente perseguendo un disegno culturale diverso, distinto, differente rispetto a quello proprio della destra italiana dal dopoguerra in poi. A dispetto di quanto scritto sulla stampa bene, non è venuta meno la cifra fascista dei camerati, già ampiamente superata ai tempi della costituente di Almirante; è venuta meno la struttura etica di fondo, il modo di concepire la sfera pubblica e quella privata. Ovviamente non do giudizi nel merito: si possono apprezzare o ripudiare certe scelte. Prendo atto però che in nome del dio modernità, venerato per conto di una società nuova che richiede una strumentazione concettuale adeguata, gran parte del patrimonio storico del Movimento Sociale inerente la tradizione è stato sacrificato. Prova ne sia l’essenza del libro edito da Rizzoli, ove il richiamo alle generazioni post-Muro appare come un segnale di frattura rispetto ai giovani d’un tempo, un tana libera tutti.

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Destra, Politica — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 00:02

Uno sciatto bipartitismo

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Il tempo è galantuomo, bisogna aspettare per vedere chi è nel giusto. Non occorreva essere pessimisti o profeti di iatture allorquando si evidenziavano i limiti strutturali di un bipartitismo dopato, retto sui muscoli, sulle diatribe verbali e sull’inconsistenza identitaria dei rispettivi elettorati. Di più: era perfino facile pronosticare l’allergia dell’italiano medio ad una democrazia d’epiteti offensivi. Eppure, all’indomani del Predellino, siamo stati canzonati come oracoli di sventura, relegati spesso ai margini della discussione come persone incapaci di apprendere lo spirito del tempo. “Guarda Walter, guarda Silvio”, dicevano i critici.

Chi scrive, invece, ha preferito volgere l’attenzione sulle incognite già presenti due anni addietro nello scacchiere politico italiano: eravamo di fronte a soggetti non rappresentativi, pronti ad esercitare funzioni di governo sulla base di programmi economici poco chiari, destinati a implodere naturalmente. Un’implosione ovvia, oggi lo possiamo affermare senza remore, perché le idee e le concezioni politiche erano e restano troppo differenti a danno di una corretta democrazia interna. Si è tentato di inglobare la coalizione in un partito quando non vi è amalgama sociale tra i ceti produttivi di riferimento e spesso e volentieri le diatribe personali fra esponenti di culture differenti procurano scissioni e strappi a volontà. L’uscita di Rutelli, co-fondatore del Partito Democratico e primo attore dell’esperimento unitario, insieme alla logorante discussione tra il presidente della Camera ed il titolare di Palazzo Chigi testimoniano le difficoltà intrinseche al sistema. Testimoniano, cioè, quanto sia difficile calare il modello americano nel contesto tendenzialmente proporzionale e frazionato del nostro universo politico.

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Destra, Politica — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 01:34
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