Qualcuno
dovrebbe spiegare al gruppo dirigente del Popolo delle Libertà che Batman,
lungi dall’essere una figura oscura della tenebrosa Gotham City, era in realtà
un eroe ante-litteram, il paladino
dei più deboli, il ricco che, colpito da afflato egalitario, creava su misura
un alter ego mascherato per difendere gli umili e gli oppressi. Berlusconi e
Fiorito hanno manifestato, invece, una certa confusione in merito: il primo, ovviamente,
per limiti anagrafici; il secondo, probabilmente, per limiti letterari. Convinti
che, nella storia dei fumetti e della cinematografia, l’uomo pipistrello fosse il frutto di una
qualche trasformazione genetica, il classico sorcio con le ali, hanno così perorato
la causa di chi ha voluto prendere l’idolo a mazzate. Ed è comprensibile che
alfieri irreprensibili della giustizia non siano ben visti nel pantheon del
PdL, un partito ove l’esponente politico di turno può ben definirsi e
impunemente come “er federale de Anagni”,
manco fosse uscito dall’immaginario pasoliniano de Le 120 Giornate di Sodoma.
Ma tant’è, ciascuna generazione ha i suoi miti: a noi è toccata Villa Certosa e
non Casa Wayne.
Travolto
dalle inchieste nella Regione Lazio, il centro-destra ha reagito in ordine
sparso, con alcuni esponenti solerti nel minimizzare la faccenda ed altri, più
compìti, felici del repulisti – tutto teorico, per carità – voluto dalla
Polverini. E’ simpatico notare, tra l’altro, come la governatrice si sia
battuta per un taglio dei costi e degli sprechi solo all’indomani
dell’esplosione dello scandalo: quasi fosse il malcostume a segnare il passo
della moralità e della sobrietà perduta. Stipendi alti, privilegi ed auto blu
non erano correlati agli abusi di Fiorito, o almeno lo erano in misura
marginale, eppure prima di metterli in discussione è servita la via crucis a
mezzo stampa ed il viaggio nel deserto della Guardia di Finanza. Politologia
biblica.


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