[In anteprima l’editoriale di domani su Dissonanze]
Forse pecco di cinismo, ma ho sempre ritenuto indispensabile distinguere la dimensione politica dalla sfera dei sentimenti. Questi ultimi, infatti, quando prevalgono sul raziocinio, inficiano le valutazioni oggettive del quadro che si intende analizzare. E’ per questo che ho aspettato diverse ore prima di scrivere sui fatti avvenuti ieri a Milano: per ponderare la situazione, per limare lo sdegno e trasformare la giusta solidarietà al premier in una riflessione ad ampio respiro.
L’aggressione che si è consumata dopo il comizio del presidente del Consiglio è stata ripresa dai principali media internazionali e non va minimizzata: l’azione meschina, posta in atto da un soggetto psicolabile, avrebbe potuto avere un esito assai diverso, se la mira del Tartaglia si fosse concentrata sul cranio del leader del centrodestra. Si sarebbe parlato, con ogni probabilità, di omicidio premeditato, compiuto da un singolo individuo che necessità di cure. Questo dato di fatto archivia la discussione? Assolutamente no.
Berlusconi è un uomo che suscita sentimenti forti, odio o amore, non semplici antipatie. La politica italiana paga la personalizzazione del sistema quasi quotidianamente. Dal 1994 ad oggi, ogni tornata elettorale si è caratterizzata come un plebiscito sulle qualità e le capacità dell’unto del Signore, con buona pace dei problemi della collettività. Da un lato l’armata brancaleone dei nemici del populismo di destra (oggi assai più forte grazie agli imbecilli virtuali che hanno ironizzato sulla faccenda), dall’altra i presunti salvatori della patria, pronti ad arginare l’offensiva rossa. Il tutto in un clima di fobie e di confronto col nemico, quasi fosse una perenne e latente guerra civile. Berlusconi ha messo del suo, con un’anacronistica retorica anticomunista, ma ciò non sminuisce minimamente il clima d’odio e il linciaggio morale che il fondatore di Forza Italia ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Ieri questo odio si è tramutato in un gesto violento, in un attacco personale.
Ma attenzione a parlare di pazzia dei singoli. Poniamoci un attimo nelle vesti di un soggetto mentalmente instabile, condizionato dal flusso d’informazione capziosa che regna in questo paese. Il lettore saprà che: a) viviamo in un regime politico e mediatico, ove la posizione quasi monopolistica del presidente del Consiglio nel settore televisivo giustifica in una prospettiva marxista l’ordine così come si è costituito, come se vedere Fede portasse implicitamente gli elettori atrofizzati a votare Pdl; b) il medesimo premier sarebbe autore delle peggiori nefandezze economiche, avendo fondato un impero in maniera poco chiara, grazie all’aiuto della buon’anima di Bettino; c) la stessa persona avrebbe avuto rapporti privilegiati con alcuni boss mafiosi, i quali, alla tenera età di quattordici anni – stando alle speculazioni di Repubblica –, avrebbero addirittura inciso sulla costituzione del gruppo Fininvest!; d) il premier sarebbe implicato nelle stragi degli anni ’90, essendo la chiave di volta della risoluzione di un conflitto armato tramite l’armistizio voluto dalla cupola mafiosa; e) il capo del governo, anziché badare al paese, alletterebbe esclusivamente le sue serate con donnette di facili costumi; f) il medesimo individuo sarebbe poi a capo di un’impresa responsabile dell’incidente di Linate.
(continua…)
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