Prima o poi dovremo destarci dall’oblio, dovremo fare i conti con l’eredità pesante di questi anni e dovremo ammettere, almeno con noi stessi, che si è chiusa una parentesi importante e non proprio edificante della nostra esperienza storica nazionale: è finita la stagione degli uomini soli al comando, degli unti del Signore, dei salvatori della Patria. E’ finita l’era dei miracolati, dei profeti mandati dalla Provvidenza, dei signori della Verità. E’ finita, in altri termini, l’epoca del superomismo in salsa governativa, del ghe pensi mi come approccio esistenziale ai problemi, un atteggiamento discutibile posto in atto da chi ha disegnato al paese improbabili scenari, assumendo compiti assurdi sulla propria schiena in virtù della forza mistica concessa dal Destino o dall’Onnipotente.
Nell’intravedere tale deriva il più acuto fra tutti fu Rino Gaetano, con uno splendido affresco dell’Italia di quegli anni. Preannunciando l’arrivo del leader di turno nella sezione di partito del paese, col brano Capofortuna il cantautore evidenziava il clima di festa quasi mitologica che accompagnava l’allora segretario in “tournée”: «dimentica i tuoi problemi imbarca i tuoi remi lui pensa per te/ inaugura mostre e congressi autostrade e cessi ferrovie e metrò/ sorride ai presenti commosso se punta sul rosso sa che vincerà».
Ora, è di lunedì la notizia dell’incremento del debito, dato fornito in anteprima dal Supplemento al Bollettino statistico della Banca d'Italia dedicato alla Finanza pubblica. Su Repubblica abbiamo letto come “Le maggiori entrate tributarie dei primi sei mesi dell'anno non sono state in grado di intaccare nemmeno di una virgola la montagna dei debiti che incombe sulla testa degli italiani. L'Imu e l'aumento delle accise sulla benzina sono state subito assorbite”. Praticamente i sacrifici e gli sforzi profusi in questi mesi dalla collettività sono stati vanificati con un colpo di spugna. Spariti, come una bolla di sapone, in vista di qualche altro provvedimento sconsiderato, magari sull’Iva. In altro contesto, avremmo parlato ragionevolmente di un trionfo conclamato dell’incompetenza, ma oggi, assuefatti a questo grigio clima di tecnica compromissione morale e di consociativismo politico, non riusciamo nemmeno a porre in discussione l’azione del Governo, a chiedere chiarezza sugli obiettivi nel medio-lungo periodo che il Gabinetto Monti intende perseguire.


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