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Tremonti l’uomo dell’anno

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Secondo gli esperti del Sole24ore non ci sono dubbi: Giulio Tremonti è l’uomo dell’anno. Grazie a lui l’Italia può “guardare con fiducia al 2010“.

«Il ministro dell’Economia ha tenuto fermo il timone italiano nella tempesta della crisi. Nato a Sondrio nel 1947, professore all’università di Pavia, autore di best seller critici sulla globalizzazione e il “mercatismo”, capace di passare le notti sui saggi della New York Review of Books, discutere a brutto muso alla Bocconi con gli economisti Monti e Tabellini, amato, rispettato, criticato, temuto ma alla fine eletto al quinto posto dei ministri economici europei dal Financial Times. Nella crisi più grave dal ‘29 Tremonti ha accentrato nelle sue mani il timone economico, spesso scontrandosi con i colleghi di governo. Recuperando circa 95 miliardi di euro con lo scudo fiscale (coadiuvato dall’inesauribile direttore delle entrate Attilio Befera), misura lodata da Le Monde, blindando la Finanziaria, non cedendo sulle richieste di spesa, Tremonti ha dato, nel caos politico, almeno un punto di riferimento chiaro. Il suo stile alla Mourinho può non piacere, troppo solitario, la competenza screziata dal narcisismo, qualche litigio superfluo: ma amici e nemici sanno sempre qual è la direzione e, in un’Italia che non sta guadagnando punti nel mondo, Tremonti è rispettato dai colleghi europei e americani. Aver fatto doppiare il capo più insidioso della crisi mondiale al nostro paese gli merita la nostra scelta di uomo del 2009. Nel 2010 lo attendono nuove sfide, politiche e personali. Contribuire in prima persona al clima di dialogo che inneschi le cruciali riforme economiche. Passare dal rigore ferreo del 2009 a una linea di sviluppo, sostegno, innovazione e investimenti per le aziende che, concordata in una pax bancaria e istituzionale vera, possa avviare per l’Italia l’uscita dalla crisi sì, ma anche dal formidabile ristagno del passato. Un Tremonti maturato al ruolo di statista, capace di ascoltare le critiche non come polemica sterile ma come dibattito intellettuale, il Tremonti che sa presiedere, per esempio, con eccellenza l’Istituto Aspen, senza più attriti, può ridare fiducia ai marchi, velocizzare le start up, creare con le istituzioni, le banche, i laboratori, le imprese e le università un network italiano che recuperi il passo perduto nella crisi e confermi il nostro paese leader nel XXI secolo. È questo il nostro augurio 2010, complimentandoci intanto con Giulio Tremonti».

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Politica — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 02:44

Buone feste

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Blog a rilento. Mea culpa. Torno presto. Auguri!

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Blog ed Internet — Giuseppe Lombardo @ 15:51

Parassita mediatico

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Il pezzo del giorno è quello di Polito. Da non perdere.

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giornalismo — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 22:07

L’economia in Italia è più forte

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Domani mi aspetto di leggere la traduzione di questo focus su Repubblica.

«All in all, the outlook for the Italian economy is nowhere near as bleak as it was at the start of the century. Economists at Goldman Sachs expect the Italian economy to grow 1.6% next year —”solid by historic standards…. With a savings rate slightly above 14% and mortgage debt that is a modest fraction of real disposable income, Italian households remain among the least leveraged of the euro zone…” That should allow the household sector to contribute to a robust recovery. The economists also note that the increase in the unit value of Italy’s exports—”the Gucci effect”— might enable Italy to avoid competing with China and other low-labor-cost countries. Believe it or not, government policy is also seen as a plus. Outstanding public debt is being kept on “a manageable path,” Goldman Sachs says. But because annual growth is projected to be in the modest 1.2% range, the health of public finances will depend heavily on reining in spending and actually collecting taxes, rather than on rapid economic growth».

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Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 18:23

Una perenne guerra civile

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[In anteprima l’editoriale di domani su Dissonanze]

Forse pecco di cinismo, ma ho sempre ritenuto indispensabile distinguere la dimensione politica dalla sfera dei sentimenti. Questi ultimi, infatti, quando prevalgono sul raziocinio, inficiano le valutazioni oggettive del quadro che si intende analizzare. E’ per questo che ho aspettato diverse ore prima di scrivere sui fatti avvenuti ieri a Milano: per ponderare la situazione, per limare lo sdegno e trasformare la giusta solidarietà al premier in una riflessione ad ampio respiro.

L’aggressione che si è consumata dopo il comizio del presidente del Consiglio è stata ripresa dai principali media internazionali e non va minimizzata: l’azione meschina, posta in atto da un soggetto psicolabile, avrebbe potuto avere un esito assai diverso, se la mira del Tartaglia si fosse concentrata sul cranio del leader del centrodestra. Si sarebbe parlato, con ogni probabilità, di omicidio premeditato, compiuto da un singolo individuo che necessità di cure. Questo dato di fatto archivia la discussione? Assolutamente no.

Berlusconi è un uomo che suscita sentimenti forti, odio o amore, non semplici antipatie. La politica italiana paga la personalizzazione del sistema quasi quotidianamente. Dal 1994 ad oggi, ogni tornata elettorale si è caratterizzata come un plebiscito sulle qualità e le capacità dell’unto del Signore, con buona pace dei problemi della collettività. Da un lato l’armata brancaleone dei nemici del populismo di destra (oggi assai più forte grazie agli imbecilli virtuali che hanno ironizzato sulla faccenda), dall’altra i presunti salvatori della patria, pronti ad arginare l’offensiva rossa. Il tutto in un clima di fobie e di confronto col nemico, quasi fosse una perenne e latente guerra civile. Berlusconi ha messo del suo, con un’anacronistica retorica anticomunista, ma ciò non sminuisce minimamente il clima d’odio e il linciaggio morale che il fondatore di Forza Italia ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Ieri questo odio si è tramutato in un gesto violento, in un attacco personale.

Ma attenzione a parlare di pazzia dei singoli. Poniamoci un attimo nelle vesti di un soggetto mentalmente instabile, condizionato dal flusso d’informazione capziosa che regna in questo paese. Il lettore saprà che: a) viviamo in un regime politico e mediatico, ove la posizione quasi monopolistica del presidente del Consiglio nel settore televisivo giustifica in una prospettiva marxista l’ordine così come si è costituito, come se vedere Fede portasse implicitamente gli elettori atrofizzati a votare Pdl; b) il medesimo premier sarebbe autore delle peggiori nefandezze economiche, avendo fondato un impero in maniera poco chiara, grazie all’aiuto della buon’anima di Bettino; c) la stessa persona avrebbe avuto rapporti privilegiati con alcuni boss mafiosi, i quali, alla tenera età di quattordici anni – stando alle speculazioni di Repubblica –, avrebbero addirittura inciso sulla costituzione del gruppo Fininvest!; d) il premier sarebbe implicato nelle stragi degli anni ’90, essendo la chiave di volta della risoluzione di un conflitto armato tramite l’armistizio voluto dalla cupola mafiosa; e) il capo del governo, anziché badare al paese, alletterebbe esclusivamente le sue serate con donnette di facili costumi; f) il medesimo individuo sarebbe poi a capo di un’impresa responsabile dell’incidente di Linate.

(continua…)

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Politica — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 18:53

Obamacon

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Quando Bush parlava del “male” in politica, per la stampa italiana commetteva un abominio, una rozza azione deprecabile. Obama, invece, è un illuminato, nonostante le posizioni nettamente neoconservatrici.

«However, by invoking evil in his peace speech, he has obligated himself to a more decisive course of action and perhaps a new moral seriousness. For there is a deeper neoconservative concern that serves as the foundation upon which the architecture of democracy promotion and hawkishness are built. This is the belief in good and evil, reality’s parting gift to the mugged. Sometimes thought of as a quaint and outdated proposal, the assertion that virtue and wickedness are real is at the heart of neoconservative support for American power in the world. The Taliban — which beheads innocents, chops off voters’ hands, and subjects women to lives of brutal servitude — is evil. So, too, are Iran’s mullahs, who sentence teenagers to hangings for the “crime” of homosexuality. Defeating these parties is its own reward. As evil is now part of Barack Obama’s war lexicon, he must make this point, and he must speak of victory. For once evil is invoked, compromise is off the table. Evil demands defeat». Abe Greenwald.

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Esteri — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 17:24

La svolta di Erdogan

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La Turchia ha fatto tanti passi avanti in vista dell’integrazione europea. Lo abbiamo ricordato spesso su queste colonne. Oggi però la tendenza sembra essersi invertita. Ankara ha riscoperto il proprio ruolo mediorientale non in funzione degli interessi del blocco atlantico, che aveva sempre egregiamente rappresentato nel contesto territoriale, bensì in vista di un progetto marcatamente nazionale. E’ la logica conseguenza dei freni e dei veti posti a più riprese dalla Francia e dalla Germania in sede comunitaria. Se l’establishment militare mantiene la storica inflessibilità nei confronti della tutela della laicità dello Stato, il partito di Erdogan nutre prospettive diverse e si muove lungo traiettorie differenti. L’offensiva ai media indipendenti è stato il primo tassello di un complesso processo di smarcamento dai dettami della precedente politica. L’annullamento delle esercitazioni militari con Israele, il progressivo riavvicinamento alla potenza siriana e il diverso approccio sul dossier nucleare iraniano sono stati i passi successivi, gli elementi che vanno letti e inquadrati in questa nuova prospettiva.

(continua…)

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Esteri — Tag:, , , , , , — Giuseppe Lombardo @ 23:56
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