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Palcoscenico di Vita/7

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Proseguiamo il nostro itinerario culturale con un nuovo pezzo di David Riondino. Per presentare il protagonista credo siano utili alcuni brevi spunti tratti dalla sua biografia:

«Gli ultimi spettacoli realizzati da Riondino rappresentano sempre di più la scelta di un teatro all’insegna della commistione di generi fra poesia, satira, testi classici più o meno noti e musica dal vivo, eseguita anche con complessi bandistici o gruppi di strumentisti jazz o classici. […] Definisce l’intellettuale “una persona fisica, che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere, che ha un’idea sentimentale del comunicare” ed è alla ricerca di un nuovo linguaggio, “la perfetta commistione tra musica, scrittura e disegno”».

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Cultura — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 14:59

Capisci Franceschini?

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Come volevasi dimostrare. L’Economist, noto strumento della propaganda draconiana dell’attuale maggioranza, sbugiarda le obiezioni sollevate dal segretario del Partito Democratico, evidenziando le avventuristiche ricostruzioni dell’opposizione parlamentare in merito al contenzioso internazionale fra Italia e Malta. Le posizioni espresse in questa sede vengono grossomodo confermate dall’articolo. Buona lettura.

«Yet some of the opprobrium heaped on his government’s immigration policy is misguided. The real objection is that the new approach prevents migrants from applying for asylum even if they are entitled to humanitarian protection (typically around a third of Mediterranean boat people qualify, according to the Italian government). It then forces them back to Libya, an undemocratic state whose leader scoffs at notions of human rights. But there is no evidence that Italy is actually ignoring the plight of those, like Ms Tazrar, who manage to reach its territorial waters. Officials insist that she and her fellow passengers were rescued by a coastal patrol as soon as it was alerted to their presence. Since June 1st almost 500 people have been taken in by Italy (although, under the new law, they now risk prosecution for illegal immigration)».

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Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 15:38

Belpietro VS Feltri

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Sulla riva destra della stampa italiana qualcosa si è mosso, scatenando un effetto domino dalle conseguenze interessanti. Tra Belpietro e Feltri è in atto una guerra editoriale, combattuta col fioretto, ma non per questo meno cruenta. Il primo ha portato a Libero un grosso contributo intellettuale, inserendo in redazione Franco Bechis (come vicedirettore), Gianluigi Nuzzi e Mario Sechi, considerati giustamente due big dopo l’esperienza acquisita a Panorama. Il neodirettore del Giornale berlusconiano ha risposto all’offensiva schierando in prima fila Marcello Veneziani e Davide Giacalone, e promettendo a breve un contatto per strappare alla famiglia Angelucci Giampiero Mughini e Luciano Moggi, altre due firme accattivanti.

Contemporaneamente però Feltri ha dovuto subire parecchie defezioni: Brambilla ha abbandonato la nave dopo un lunghissimo sodalizio, pronto a salpare verso nuovi lidi con altre testate più istituzionali (La Stampa?); Facci è stato garbatamente messo alla porta, giacché il suo stile è stato giudicato superfluo nell’ambito del nuovo progetto quotidiano e Telese ha firmato con il Fatto di Padellaro, ottenendo in cambio qualche fischio dalla nuova platea, piuttosto intransigente nei confronti degli ex dipendenti della famiglia del Cavaliere. Tuttavia il colpo più incisivo è stato sferrato stamane, quando i lettori di Libero, scrutando il fondo d’apertura, hanno notato l’ingresso in punta di piedi di un nuovo collaboratore: Mario Giordano, ex direttore della testata concorrente, costretto dal fratello del Presidente del Consiglio a cercarsi una nuova collocazione. Quali saranno le prossime mosse dei belligeranti?

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giornalismo — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 17:20

Dietro il dramma

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La nuova tragedia dell’immigrazione nel canale di Sicilia ha offerto, purtroppo, alcuni spunti di riflessione a chi racconta, nel bene e nel male, le storie, la cronaca e la polemica politica di questo paese. Distinguiamo gli argomenti per procedere con metodo nell’analisi dei fatti. Innanzitutto è doveroso capire cosa sia successo su quel gommone: i cinque superstiti che hanno raggiunto le nostre coste raccontano all’unisono di essere arrivati in condizioni disperate, mentre altri settanta passeggeri di origine eritrea bloccati su quel cargo risultano dispersi. L’agonia sarebbe durata in tutto ventitré giorni. Naturalmente in questa sede adoperiamo il condizionale non per svilire la testimonianza di quanti hanno vissuto sulla propria pelle questo dramma, bensì in attesa delle ricostruzioni ufficiali sia da parte della magistratura che dalle competenti autorità ministeriali. In ordine di priorità, la prima emergenza ha carattere umanitario: si tratta di recuperare i corpi delle vittime e tentare, ove possibile, di salvare eventuali profughi.

La seconda necessità, connessa in maniera imprescindibile alla prima, concerne gli accertamenti da parte della Procura di Agrigento per capire chi ha guidato quel “gommone della speranza” e se vi sono state responsabilità per omissione di soccorso. In questo ambito si procede lungo un contenzioso internazionale aperto già da tempo nei confronti dello Stato di Malta. Il codice di navigazione, bisogna rammentarlo, obbliga a prestare soccorso in mare a chiunque si trovi in difficoltà, a prescindere dalla nazionalità d’origine e questo, naturalmente, perché le scelte politiche dei diversi paesi non possono pregiudicare la sfera dei diritti primari di ciascun essere umano. Il procuratore Renato Di Natale ha preso atto della ricostruzione dei superstiti, i quali hanno raccontato dell’avvicinamento di una motovedetta maltese che avrebbe fornito loro acqua e gasolio per continuare la traversata, rifiutandosi però di prendere i naufraghi a bordo per portarli in patria e recare loro la necessaria assistenza sanitaria. Netta la risposta del governo de La Valletta, che ha difeso a spada tratta i propri uomini, certo della trasparenza dell’operato delle forze armate. La posizione ufficiale dell’Esecutivo straniero è però sembrata lacunosa e Di Natale ha tenuto a precisare che «se si dovesse trovare conferma del racconto dei cinque, non escludiamo una possibile rogatoria internazionale».

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Politica — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 01:49

La storia di Shura

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La storia di Shura Al-Shawk, probabilmente, non troverà ampia eco sui giornali e non godrà dell’attenzione del circuito mediatico televisivo. Ne parleranno giusto alcuni quotidiani della sinistra radicale, con cronisti d’assalto in kefiah pronti ad intercettare qualche imam per chiedere come sia possibile una simile discriminazione religiosa nel cuore dell’Europa contemporanea. Giusta l’impostazione, pessima la confezione, giacché spesso e volentieri i medesimi imam interpellati dalla stampa progressista non sono garanti del principio assoluto che tutela la reciprocità del trattamento, bensì profeti da strapazzo che si limitano ad invocare in maniera unidirezionale il rispetto delle libertà elementari.

Ma facciamo un passo indietro e ricapitoliamo i fatti. Shura è una ragazza di diciannove anni che nutre un amore sincero nei confronti della pallacanestro; vive in Svizzera e ha fatto dello sport una delle sue passioni profonde. E’ piuttosto abile secondo i cronisti locali, dotata di buone capacità tecniche, tanto da essere tesserata dall’STV Lucerna, nell’attesa del prossimo campionato regionale. Shura però ha un problema agli occhi degli osservatori elvetici: è islamica e copre la sua chioma durante le partite con il tradizionale velo musulmano.

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Esteri, Religione — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 00:07

Palcoscenico di Vita/6

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Questo spazio settimanale dedicato alle avventure teatrali non poteva non contemplare lo showman italiano per eccellenza.

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Cultura, Satira — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 00:24

Meglio aumentare le ore d’italiano

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L’analisi provocatoria elaborata da Giovanni Cocconi su Europa, circa la possibilità di inserire i dialetti nell’ambito dei programmi scolastici, non mi convince affatto e parte, a mio giudizio, da un errore di fondo: quello di ritenere l’istruzione nazionale alla mercé delle diatribe politiche in seno alla maggioranza. Mi spiego meglio, menzionando il pezzo in maniera letterale per evitare fraintendimenti. Scrive Cocconi:

«non si vede come l’insegnamento dei dialetti possa aprire alla secessione del Nord, visto che non esiste un “dialetto padano” e, anzi, la loro varietà rende ulteriormente irreale e inverosimile l’idea di una patria padana. Insegnare i dialetti a scuola sarebbe il modo migliore per ucciderli. Ma a destra nessuno lo dice».

Il succo del messaggio politico è pertanto facilmente desumibile: posto che la proposta di Bossi vada in porto col tacito consenso del Ministro Gelmini, non si profilerebbe per il Paese alcun dramma all’orizzonte, non vi sarebbero strappi dalle conseguenze irreparabili, in quanto non esiste di base una cultura padana di riferimento che permetta alle popolazioni settentrionali di percepirsi come comunità autonoma e distaccata. E’ un approccio pragmatico, il cui sbocco finale, tuttavia, cela parecchie incognite.

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Cultura, Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 14:35
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