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Referendum strumentalizzato

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Caro direttore, l’editoriale di Claudia Mancina, pubblicato ieri sulle colonne del Riformista, ha perfettamente centrato il punto della discussione, trascurando però, se mi è consentito, un piccolissimo particolare: la strumentalizzazione politica referendaria. Al di là dei proclami, infatti, il decreto Gelmini è formulato sulla base della legge di bilancio, un dato messo in risalto dalla stessa opposizione all’inizio della bagarre parlamentare, la quale non può essere sottoposta al vaglio abrogativo. Conseguentemente i proponenti del Pd potrebbero, soltanto nel 2010, abrogare le parti minori della riforma, ciò che concerne la figura del maestro unico e i dettagli sul grembiule, salvo colpi di scena nella stipulazione dei quesiti. Poca roba che non smuoverebbe un centesimo in favore della ricerca. Da un partito riformista, onestamente, mi aspettavo di più.

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Politica, Sinistra — Tag:, , , , , — Giuseppe Lombardo @ 11:28

E sono 4

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Caro lettore, venne il giorno del quarto compleanno. Con un pizzico di presunzione e con malcelato orgoglio, credo di aver messo a tua disposizione in questi 48 mesi un buon prodotto editoriale, uno spazio online in cui discutere civilmente degli eventi che hanno segnato questo piccolo tratto di storia contemporanea, nel rispetto della diversità di vedute che può sussistere tra te e me. Ho condotto battaglie di cultura di cui vado abbastanza fiero, ho analizzato i tic dei signori del Palazzo, ho lanciato iniziative editoriali pregevoli e ho sicuramente commesso centinaia di errori. Per questi, ti chiedo umilmente scusa. Ho scritto sempre pensando a ciò che dicevo e dicendo ciò che pensavo, rispondendo delle mie azioni soltanto di fronte alla mia coscienza, senza asservirmi a logiche partitiche di qualsivoglia natura. Ho cercato di costruire una coscienza critica all’interno del centrodestra, guardando il presente con la massima onestà intellettuale. Da quando mi affacciai sulla piattaforma del Cannocchiale, con lo pseudonimo Jena Nera, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, eppure tu mi hai seguito. A questo punto un grazie ti è dovuto. Cento di questi giorni, amico mio, per il blog e per te.

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Blog ed Internet, accadde oggi — Giuseppe Lombardo @ 01:53

Mai amato le ricostruzioni…

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Saranno balle. Però qualche dubbio viene. (continua…)

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Esteri — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 19:44

Un bel percorso

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«Non si può chiedere un referendum su ogni provvedimento che non si condivide, evidentemente; questa dovrebbe essere una decisione estrema, da prendere in presenza della presunta violazione di importanti valori politico-culturali. E’ difficile sostenere che sia il caso del decreto che reintroduce il maestro unico: si può non essere d’accordo, ma non è una violazione della libertà o dell’eguaglianza. La verità è che anche questo è un modo per alzare la tensione, per restare sulle piazze, per illudersi che dalla protesta possa venire la spallata a Berlusconi. Dal partito di lotta e di governo siamo passati all’opposizione riformista e movimentista. Un bel percorso non c’è che dire». Claudia Mancina.

Il grassetto è mio.

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Politica, Sinistra — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 16:47

Onda anomala

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Politica, Satira — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 13:56

Oltre la Gelmini

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In ambito liberaldemocratico i contrasti fra maggioranza e opposizione sono all’ordine del giorno. Quando il consenso è unanime o plebiscitario, a favore dell’una o dell’altra parte, qualcosa nei meccanismi istituzionali non va.

Qual è il discrimine che consente all’elettore di giudicare i programmi delle forze partitiche e ponderare così la sua preferenza? Semplice: la capacità di sintesi della classe dirigente, l’abilità nel produrre risposte politiche agli input provenienti dalla società.

Il no alla riforma Gelmini ha destabilizzato il clima sociale nei rapporti fra giovani generazioni e Parlamento, ma il problema – verosimilmente – è a monte, nell’incapacità cronica di contestualizzare un’iniziativa riformista in qualsiasi settore pubblico o privato del nostro sistema-Paese. Ora, se il clima di esasperazione sociale era facilmente ipotizzabile qualche anno or sono, con la presenza in Transatlantico di una nutrita pattuglia orgogliosamente comunista, oggi le istanze politiche portate avanti dal Pd pongono un’incognita emblematica di fronte alla protesta della piazza: un’opposizione degna di nota, che si candida in prospettiva futura a costituire una maggioranza di tipo laburista, può limitarsi a negare il valore delle battaglie condotte dal governo? O ha piuttosto il dovere morale di fornire agli elettori risposte politiche consistenti, non desunte dal lessico arcaico delle vecchie ideologie?

Andiamo a vedere i punti del “decalogo” veltroniano. Cito testualmente:

1 – Meritocrazia «Concorsi più rapidi, più meritocratici, più internazionali con meno nepotismi, localismi e lobbismi disciplinari»; 2 – Valutazione «Valutare le università per rimanere in Europa» tramite l’attivazione dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca); 3 – Basta finanziamenti a pioggia «Finanziare l’Università in base al merito»; 4 – Maggiore trasparenza «Finanziare la Ricerca con procedure trasparenti e internazionali»; 5 – Nuovo sistema gestione «La governance universitaria deve essere più responsabile, efficace ed efficiente»; 6 – Premi per i più bravi «Valutare periodicamente i risultati del lavoro ed incentivare i migliori»; 7 – Più docenti, meno precari «Più giovani professori e meno lunghi precariati»; 8 – Dottorati & Ricerca «Innalzare la qualità dei dottorati di ricerca per innalzare la qualità delle università»; 9 – Studenti protagonisti «Rendere protagonisti gli studenti assicurando il diritto allo studio e la mobilità in Italia e in Europa»; 10 – No ai tagli «Garantire più finanziamenti pubblici al sistema universitario e par condicio tra le università».

Immediatamente si percepisce la ripetitività nell’ambito progettuale. I punti 1, 3 e 6 sono pressoché identici. Medesime somiglianze si riscontrano tra i punti 4 e 5. Il tutto viene condito seguendo la consunta battaglia contro il precariato (un triste dato di fatto nell’Italia contemporanea), il classico no alla riduzione dei fondi e una presunta centralità degli studenti nelle nuove dinamiche accademiche (come fare il Pd non lo spiega). E questo è il punto fondamentale. Sarebbe facile, infatti, ricordare che quando il centrosinistra fu maggioranza, il Ministro Mussi si trovò a fronteggiare la cosiddetta “rivolta dei Rettori” contro i tagli promossi nella finanziaria 2007 da Padoa Schioppa. Sarebbe fin troppo semplice rammentare che, in quell’occasione, furono ridotte del 20% le spese per il funzionamento ordinario, colpendo così le strutture stesse che ospitano “i nostri ragazzi”. E sarebbe parimenti banale ricordare le intenzioni di Padoa Schioppa di decurtare 200 milioni di euro dal budget universitario per l’anno corrente. Tuttavia l’approccio che intendo adottare è di tipo culturale e va ben oltre le miserie della politica contemporanea, sulle cui macerie tante energie vengono spese vanamente a Piazza Navona. Questo blog si è occupato in passato ripetutamente della situazione dei nostri atenei. Chi scrive frequenta la facoltà di Scienze Politiche e dunque non è completamente estraneo alla querelle. Il paradosso delle discussioni strampalate che si sentono in giro sulla punta dei megafoni è che per la prima volta gli studenti difendono l’istituzione universitaria aprioristicamente, senza discutere nel merito dei servigi e del sapere scientifico che vengono loro trasmessi. E’ una battaglia di principio, un riflesso condizionato, un tic radicato nella coscienza di ciascuno di noi dopo anni di veterosindacalismo che ha portato nell’immaginario collettivo a discutere sulle riforme dell’Istruzione non partendo dai protagonisti attivi, da coloro che hanno davvero diritto ad un futuro sostenibile e vantano crediti formativi nei confronti delle facoltà italiane, i discenti, ma dalle esigenze economiche di rettorati, docenti e baronie varie. Si difendono gli sprechi, non le sovvenzioni al merito, i corsi di laurea per pochi intimi, le strumentalizzazioni della politica. Questo è l’aspetto più grave. Manifestare è un diritto inalienabile. Farlo con senno è, quantomeno, auspicabile.

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Voto libero, diritto dell’uomo

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Caro Direttore, la battaglia per la preferenza, intrapresa ieri dal suo quotidiano, è cosa buona e giusta, per usare un linguaggio biblico. Se le misure avanzate dalla maggioranza dovessero entrare in vigore in ambito europeo, si tratterebbe di una forzata mutazione delle regole del gioco, che concederebbe implicitamente alle segreterie dei partiti – già oggi non avare di vocazione leaderistica – un potere immenso. Resta poi un nodo irrisolto, piccolo piccolo per carità: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo adottata senza voti contrari dall’Assemblea generale nel 1948, la quale afferma il principio supremo secondo cui ogni individuo ha il diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti (art. 21, par. 1), giacché la volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo (par. 3 del medesimo articolo).

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Destra, Politica — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 12:05
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