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Un pareggio repubblicano

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Il primo dibattito in vista delle presidenziali di novembre ha, per certi versi, deluso il grande pubblico americano e la platea di spettatori che ha seguito l’evento da tutto il mondo. Se vogliamo analizzare i contenuti dello scontro televisivo, dobbiamo guardare oltre la promozione faziosa che i due schieramenti hanno posto in atto a microfoni spenti, concentrandoci su due dati fondamentali: primo, l’andamento generale, il botta e risposta classico da cui si evince l’abilità retorica e la capacità offensiva dei due contendenti; secondo, l’eventuale riposizionamento dell’elettorato nelle rilevazioni statistiche nazionali.

Partiamo da quest’ultimo aspetto. Il vantaggio sostanziale di Obama non si è ridotto se non marginalmente. L’indubbia inesperienza del candidato democratico non ha compromesso i sondaggi, consentendo ai liberal di reggere l’onda d’urto della loquacità di Maverick. A ciò in parte ha contribuito un atteggiamento non esattamente equidistante del moderatore Jim Lehrer, capace di dedicare trenta minuti, un terzo della trasmissione, all’economia nell’ambito di un confronto che – almeno nelle intenzioni – doveva incentrarsi sulla politica estera. E’ pur vero però che l’elettore medio d’oltreoceano, in questo contesto così controverso con un’economia depressa che genera preoccupazioni e perplessità, concentra la propria attenzione principalmente sull’aspetto finanziario, in cerca di garanzie e rassicurazioni. Obama è stato preciso, non minuzioso ma scrupoloso, nell’elencare i punti delle sue riforme in quest’ambito. Ha saputo coniugare correttamente il verbo del riformismo progressista e quello del populismo massmediatico, accusando il rivale di pianificare sgravi fiscali consistenti per tutte le corporation. McCain ha tentato di arginare in tal senso la manovra d’assalto dell’avversario, invitando gli elettori a riflettere sull’aumento della spesa pubblica conseguente alle manovre che Obama promette di realizzare. Il senatore repubblicano ha rammentato inoltre che politiche di estrema sinistra come quelle preannunciate mal si adattano al contesto capitalistico statunitense.

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Esteri — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 14:10

I falsi alibi

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«L’articolo del leader di Lotta Continua è solo il più eclatante di una serie di episodi tendenti a riaccreditare politicamente e culturalmente i terroristi degli Anni 70-80. Siamo alla vigilia di altri articoli, libri, interviste che verranno a rinforzare queste tesi dei "bravi ragazzi", che si ritenevano – e si ritengono – mossi da ideali giusti malamente indirizzati verso atti (forse) riprovevoli. Abbiamo questa amara certezza perché tutti costoro, assassini e mandanti, non erano soli. Erano dei criminali con obiettivi di prospettiva ed erano sospinti, appoggiati e protetti da una nutrita avanguardia di intellettuali e militanti politici: l’humus che nutrì l’eversione criminale. Questi uomini di cultura non sono svaniti nel nulla, molti occupano oggi posizioni di rilievo, ma pochi hanno ritenuto di rinnegare o riconsiderare criticamente gli estremismi del passato».

Da notare come i toni della lettera dell’Aiviter coincidano, a grandi linee, con la riflessione qui pubblicata qualche giorno fa. E’ un sentire diffuso, una manifestazione di disagio, non mero buonismo. Serve tempo per metabolizzare quanto accaduto e, frattanto, occorrerebbe bandire i facili perdonismi.

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Politica, giornalismo — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 16:58

Young Democrats

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Fortuna che è andato negli Stati Uniti. Se visitava la Bolivia, poteva proporre il movimento dei los jóvenes cocaleros.

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Sinistra — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 19:16

Sofri e le vittime degli anni di piombo

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Indro Montanelli sosteneva che la storia fosse semplicemente un racconto, una narrazione da tramandare di generazione in generazione. Il problema dell’insegnamento storico è legato, a mio giudizio, alla questione di sapere quali strumenti porre nelle mani del ricercatore. L’obiettivo dovrebbe essere rendere l’apprendimento degli eventi concettualmente problematico, anziché informativo, abituando i cervelli dei lettori e dei dotti a confrontarsi con domande tacite e inespresse, a interrogarsi sui nodi irrisolti per ricostruire il senso profondo degli avvenimenti. Poiché le fonti sono importanti, e poiché nell’ambito storico la rilevanza delle tensioni politiche è decisamente prevalente, assume vitale importanza porre l’accento sulle cronache giornalistiche. E’ per questo che la contro-storia sull’omicidio Calabresi inevitabilmente porta con sé una sorta di disagio; poco incide l’anomalia di vivere in un paese che rifiuta ogni forma di revisionismo sul Ventennio e sull’esperienza fascista dopo mezzo secolo di storia, ma è già pronto a “rivedere le sentenze” degli anni di piombo. Perché la storia la possono scrivere i vincitori solo quando essi stanno da una parte.

Allora sgombriamo il campo da alcune irritanti ipocrisie.

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Tra le fila del nemico

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Prima ha candidamente affermato che pagare le tasse fosse il più straordinario atto patriottico che un americano possa compiere. Poi ha invocato, sulla medesima materia, il classico tema della giustizia sociale, parafrasando la dottrina della Chiesa. Joe Biden sembra essere sempre più il primo sostenitore della campagna in favore di McCain per le presidenziali di novembre. Come rilevato seraficamente dal Wall Street Journal:

«We won’t get into a theological debate with Mr. Biden, except to say that Biblical tax rates tended to run around 10%, not the 39.6%-plus that Barack Obama’s tax plan calls for».

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Esteri, Politica — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 13:37

Diavolo d’un Berlusconi

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Archiviata l’ipotesi omicidio, ha deciso di esiliare Costanzo, consegnando alla famiglia un quarto del palinsesto Mediaset.

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giornalismo — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 13:08

Scenari assurdi

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“Disoc-cupati/ sarete accontentati”

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Politica — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 17:37
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