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50 milioni di buoni motivi per presiedere Unipol

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Il dissequestro dei beni di Giovanni Consorte non fa notizia. Sarà che i soldi proletari per la stampa italiana hanno un odore diverso.

(continua…)

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Senza categoria — Tag:, , , , — Giuseppe Lombardo @ 20:26

Bambino 44

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«Perché quella categoria di prigionieri generava tanto spavento nel cuore di tutti? Era facile tranquillizzare se stessi pensando di non poter mai commettere un furto, o uno stupro o un omicidio, ma nessuno poteva mai essere certo di non essere colpevole di moti antisovietici, attività controrivoluzionarie e spionaggio, poiché nessuno – Leo compreso – poteva mai essere completamente certo di cosa fossero con esattezza quei crimini».

Un uomo delle forze dell’ordine, un agente dell’Mgb, finisce umiliato dal Sistema, esiliato, vede i propri affetti divenire vittime della pericolosa macchina tetra che per troppo tempo lui stesso, col quotidiano lavoro, ha alimentato. Sullo sfondo la storia terribile di un serial killer a piede libero che miete vittime tra i bambini, un caso insoluto che nessuno vuole riconoscere per evitare la nascita di perplessità sull’efficienza della nuova Russia. Rappresentazione psicologica dei personaggi quasi perfetta, precisa ambientazione degli eventi nell’Unione Sovietica del dopoguerra (magistralmente ritratta in ottica orwelliana), impeccabile abilità letteraria: è la sintesi più efficace per descrivere il primo romanzo di Tom Rob Smith “Bambino 44”, un successo edito dalla Sperling & Kupfer già tradotto in 26 lingue. Un thriller mozzafiato che rompe i tabù occidentali del poliziotto buono e del criminale cattivo, giacché la realtà politica del blocco comunista concede all’autore di superare la fantasia, delineando l’inquietudine e le perplessità proprie del “funzionario modello”, figura propugnata per anni nella Mosca rossa. Probabilmente la rivelazione letteraria dell’anno.

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Senza categoria — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 17:50

Quoque tu Piero

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«Trovo inconcepibile che La Repubblica pubblichi una notizia del tutto falsa senza neanche verificarne non dico la fondatezza, ma la minima attendibilità. Non si invochi il diritto di cronaca o la libertà di stampa, che non c’entrano niente. Qui si sputtana una persona onesta e pulita ledendone la onorabilità e la dignità. E questo è inaccettabile». Piero Fassino.

Noi lo ripetiamo da tempo.

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Corteggiate le massaie

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«Po’ darsi che moro, ma non è escluso che ritorno». Avevo intenzione di scrivere due o tre righe sulla morte di Funari, direttore “popolare” che dalle colonne dell’Indipendente dipinse gli umori dell’Italia profonda, della ‘ggente. Purtroppo il tempo, talvolta, è assai inclemente.

Andrea Mattei ha ricostruito quell’esperienza in maniera decisamente puntuale. Vi consiglio la lettura del suo articolo, per capire l’uomo e le sue magnifiche intemeperie. Ciao Gianfrà.

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Senza categoria — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 20:16

E’ omicidio

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La premessa è fondamentale: il dramma di Eluana Englaro merita rispetto umano, puntualità dottrinale e onestà intellettuale. Sono tre caratteristiche fondamentali da cui non si può prescindere nel momento in cui si affrontano temi delicati come il principio o la fine della vita.

La sentenza della Corte di Cassazione attesta e approva un inequivocabile caso di eutanasia, pratica attualmente proibita dalla legislazione italiana. Non capisco quali possano essere le ragioni di diritto positivo che hanno portato le toghe a esprimere questa presa di posizione. L’articolo 579 del Codice di Procedura Penale statuisce al comma uno che “chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui è punito con la reclusione da sei a quindici anni”. Il 580 rafforza il concetto con termini ancora più chiari: “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. In altre parole: costituisce reato la condotta di chi determina ad altri il suicidio o la condotta di chi cagiona la morte di altri, seppure con il di lui consenso. Si prescinde, a legislazione vigente, dalla volontà eventualmente espressa dalla persona.

Forse un domani verrà varata la legge sul testamento biologico, forse verrà concessa l’eutanasia tout-court, ma oggi le norme che disciplinano la materia proibiscono in maniera inequivocabile la pratica della presunta “dolce morte”. Confesso che chi scrive è alquanto irato dal parere espresso dalla giurisprudenza, un parere eversivo che rappresenta un ulteriore strappo del tessuto costituzionale: troppo spesso, a mio avviso, ci si è concentrati sul diritto alla morte e non su quello alla vita, diritto costituzionalmente garantito e posto a presidio dell’esistenza fisica. Troppo spesso la magistratura ha manipolato i frammenti dell’ordinamento per interpretare discutibilmente la correttezza dell’impostazione dettata dall’organo legislativo. Va urgentemente ristabilito il confine dell’autonomia interpretativa: la magistratura è e resta libera di muoversi nel rispetto dell’ordinamento e nell’ambito dei limiti imposti dalla legge. La dottoressa Maria Gabriella Luccioli e i suoi colleghi non possono far prevalere le proprie vedute ideologiche, religiose, morali o meramente politiche. Devono attenersi a quanto stabilito dal Parlamento.

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Giustizia — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 15:41

Gli allarmisti

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«Sabina Guzzanti, sparigliando e agendo secondo coscienza, si è schierata dalla mia parte, ha voluto vederci chiaro, ha capito molte cose e ha scritto parole di fuoco che mi hanno preoccupato perché il nemico che abbiamo di fronte, gli eredi del KGB, non va per il sottile e uccide o nel corpo o nell’immagine. E’ cominciato un grande processo rivoluzionario qui, di Rivoluzione Italiana, e io intendo portarlo avanti con tutti coloro che vogliono farlo, di destra e di sinistra, purché abbiano a cuore la nostra Patria e la sovranità del nostro popolo. Viva le verità, viva la libertà, viva la rivoluzione per instaurare la democrazia». Paolo Guzzanti.

Nota a margine. Io non credo che Sabina Guzzanti possa essere inquadrata come “la figlia del senatore Paolo” nell’immaginario collettivo. Sarebbe ingiusto, nei confronti delle idee che entrambi esprimono con inaudita virulenza. Credo, tuttavia, che ambedue vivano in un’ansia di emergenza democratica quasi ossessiva e trovo singolare che identifichino il dittatore di turno in Berlusconi o negli agenti del Kgb, tralasciando le critiche all’unica falla effettiva prodotta dal sistema: l’impossibilità di esprimere la preferenza nell’ambito delle elezioni parlamentari.

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Senza categoria — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 10:58

Di Pietro alla guida degli “intellettuali”, l’horror show

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Sinistra — Tag:, , , , , , — Giuseppe Lombardo @ 11:52
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