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La guida di Spencer

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Il libro di Robert Spencer, direttore del Jihad Watch e membro aggiuntivo del Free Congress Foundation, è un piccolo manuale politicamente scorretto sulle origini e sull’essenza dell’Islam. L’autore sembra voler sfidare le coscienze dei benpensanti, dei cultori del relativismo accademico, proponendo una visione storica della religione di Maometto.

Certo, l’intento è lodevole – anche perché in ogni capitolo vi è un apposito paragrafo in cui si confrontano i testi del Corano con quelli della Bibbia, smantellando tanti tabù dei filoislamisti – ma ad una lettura approfondita il tomo pecca di partigianeria: l’impressione è che Spencer, autore di mirabili fatiche (anche lessicali, essendo l’arabo una lingua consonantistica basata sulla radice semantica dei termini) trascuri talora gli aspetti meno opachi della filosofia musulmana, avallando l’idea dello scontro di civiltà. Non vogliamo spendere vanamente l’energia in un dibattito culturale già logoro da tempo. Vogliamo però ribadire che l’islam non può essere ridotto ad al Qaeda e che una visione manicheista del dibattito culturale tra religioni può portare soltanto indietro la clessidra del tempo. Bisogna riconoscere le proprie radici, e in questo l’autore compie opera mirabile, illuminando con gli studi una reale conoscenza del mondo arabo. Parimenti occorrerà cercare a livello istituzionale interlocutori autorevoli: molti equivoci pesano sulla stessa parola Islam, che viene dalla radice S-L-M, designata a esprimere l’integrità, l’essere al riparo sotto la protezione di Dio, e la cui forma nominale Salam significa esattamente “pace”. Quindi Islam può tradursi, in via teorica, come l’essere sottomessi a Dio nella pace: una visione spesso nascosta dai signori delle moschee nostrane. Compito della classe dirigente sarà rielaborare le nozioni di questo libro e di altri tomi ugualmente autorevoli, ricercando gli imam o le figure eminenti del mondo orientale che condividono la forma mentis liberale, con ovvio ed esclusivo riguardo nei confronti di quanti assumono impegni politici per vivere in un mondo pacifico all’insegna della comunanza dei valori fondamentali.

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 18:43

Un sms

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Breve, conciso, spietato, geniale e maligno. Poche righe: “Veltroni con le primarie ha fatto cadere Prodi, con le politiche ha cacciato i comunisti dal Parlamento e con Rutelli ha perso Roma: santo subito”.

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Satira, Sinistra — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 16:14

Il nuovo Soccorso Rosso

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Franca Rame scrisse a Lollo in carcere: «Ho provato dolore e umiliazione nel vedere gente che mente, senza rispetto nemmeno dei propri morti». I mentitori, va da sé, erano i fascisti. I docenti del liceo Castelnuovo, dove aveva studiato Lollo, scrissero: «Solo una mente fascista poteva pensare di appiccare il fuoco a un appartamento di un lotto proletario». Riccardo Lombardi scrisse a Lollo: «Caro compagno Lollo, scrivo questa lettera per incoraggiarti a resistere alla persecuzione». Umberto Terracini scrisse che l’accusa era solo «una massa di menzogne, di falsi, di calunnie». Quando i tre furono assolti in primo grado per insufficienza di prove, il Messaggero scrisse che la «vergognosa montatura fascista è crollata in Corte d’Assise» e Alberto Moravia fece appello «alle vecchie tradizioni liberali» della Svezia perché concedesse l’asilo politico agli imputati. Nel 2005 Achille Lollo, riparato all’estero dopo la condanna definitiva, ha ammesso in un’intervista al Corriere della Sera di aver compiuto l’attentato di Primavalle.

Anche a distanza di tempo, ripercorrere gli avvenimenti di Primavalle procura una ferita al cuore. Pierluigi Battista, con pacatezza e sobrietà, invita alla pubblica riflessione su quegli anni, direttamente dalle colonne del Corriere, prendendo spunto dalla pubblicazione del tomo “La notte brucia ancora” di Giampaolo Mattei. L’idea che il furore ideologico abbia armato le mani della violenza giovanile fa ribrezzo. Spaventa, ancor più, il giustificazionismo di riflesso di certa stampa, pronta a strumentalizzare eventi drammatici pur di effettuare dei distinguo in base ad una cocciuta e faziosa pretesa di verginità. All’epoca una struttura parallela, Soccorso Rosso Militante, venne creata appositamente per fornire aiuti economici e politici ai detenuti extraparlamentari. Oggi è cambiato tutto: fortunatamente la barbarie politica è scemata, lasciando il posto ad un rispetto delle parti. Non accadrebbe mai, ad esempio, che il premier potesse essere velatamente accusato di responsabilità diretta nel disastro aereo di Linate, né – per dirne un’altra – si potrebbe mai ipotizzare la formulazione di un atto d’accusa a mezzo stampa nei confronti del candidato sindaco missino, presunto regista di una “operazione stupro” volta a guadagnare consensi elettorali.

Per fortuna i cittadini della capitale hanno saputo scegliere il proprio sindaco senza farsi influenzare dalle vergognose bugie di una stampa supina agli interessi di bottega. Buon lavoro Gianni.

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Destra, Sinistra — Tag:, , , — Giuseppe Lombardo @ 18:29

Forse Roma cambia. Davvero.

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L’identificazione tra Roma ed il gruppo di potere che da quindici anni gestisce l’amministrazione capitolina ha gravemente danneggiato la città sotto tutti i punti di vista. Partendo dal presupposto che ovunque l’alternanza è auspicabile per l’effettivo esercizio della democrazia, dobbiamo constatare un dato assai evidente: il veltronismo è sicuramente la cifra politica con cui confrontarsi in quella realtà territoriale. Ma come, concretamente, si è tradotta questa filosofia politica? In primo luogo il buonismo viscerale è stato il tratto fondamentale: l’idea che Roma non fosse una città aperta, ma addirittura spalancata alle diverse esigenze, disposta a farsi carico di qualsiasi problematica sociale è emersa drammaticamente negli ultimi anni. La presenza di 85 campi nomadi, la cui formazione è indubbiamente agevolata dalla realtà geografica, è indice dell’errato approccio strategico ai problemi dell’immigrazione. E’ chiaro che se un extracomunitario circola liberamente senza essere legato da alcun contratto di lavoro, nel migliore dei casi diverrà uno “sfruttato”, “merce” del lavoro nero, nella peggiore delle ipotesi pedina della criminalità. Nella campagna elettorale appena trascorsa il segretario del Partito Democratico ha fatto molto per accreditare la propria forza come la via italiana al law and order. Tuttavia, nonostante gli apprezzabili sforzi, la tolleranza nei confronti delle occupazioni forzate condotte dai centri sociali evidenzia un problema di fondo con la legalità. Si badi: non vogliamo dare patenti o deleghe a qualsivoglia politico, lungi da noi la forma mentis dipietristica della cosa pubblica, ma è compito del notista evidenziare le zone grigie, ossia le lacune della classe dirigente. Apriamo un’incisa: tempo fa l’omicidio Reggiani aprì di fatto un grosso dibattito sulla presenza e l’integrazione sociale dei cosiddetti rom. Appoggiammo naturalmente la posizione del pugno duro, sconcertati dalla distinzione tra micro e macro criminalità propensa al perdonismo spicciolo. Indicammo però quanto sbagliata potesse essere la caccia all’uomo, chiedendo semplicemente l’applicazione delle norme vigenti. Non è nostro interesse addossare colpe di singoli casi all’amministrazione pubblica, che per quanto minuziosa possa essere nell’effettivo esercizio del potere d’amministrazione ovviamente non potrà salvaguardare l’intero genere umano, ma la strada dove si consumò il reato era totalmente priva di lampioni comunali, un fattore da non trascurare. Una strada scura vicino alle baraccopoli è la consacrazione di una zona franca, un atto intollerabile in qualsiasi comune, a prescindere da chi lo governi. Infine vorremmo sfiorare un tema tabù su cui la sinistra ha imposto la propria cappa egemonica: si è accettata la farsa illusionista che identifica la cultura come esclusivo appannaggio dello schieramento progressista, concentrando la propria attenzione sulla cinematografia. Premettendo che qui si stima Veltroni sia come scrittore che come critico cinematografico, molto meno come politico, vorremmo porre a tutti i cittadini romani un quesito: il festival della capitale crea o riproduce cultura? I fondi infiniti stanziati per quell’evento non sarebbero stati più utili, nel medesimo ambito, se destinati alla produzione di opere di cineasti nazionali?

Questo non è un endorsement, ma una presa di coscienza. Forse votando Alemanno Roma cambierà. Davvero.

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Destra, Sinistra — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 11:57

Sessantatre anni dopo

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Esattamente due anni fa Letizia Moratti venne fischiata e contestata per la sua partecipazione al corteo del 25 aprile. I manifestanti scandirono slogan sulla sua connivenza col nuovo duce di Arcore, inscenando un siparietto piuttosto grottesco al grido “Milano ti ripudia”. Nel corso della stessa manifestazione, i medesimi soggetti pensarono che un atto antimperialista fosse dovuto e decisero di bruciare alcune bandiere d’Israele, contestando la brigata ebraica. Una velina di quelle ore può essere più esaustiva di mille parole: «Il candidato sindaco del centrodestra, che spingeva il padre Paolo Brichetto, ex deportato al campo di concentramento di Dachau e decorato con medaglie alla Resistenza dal presidente Ciampi, ha deciso di abbandonare la manifestazione».

Squadrismo fascista. Squadrismo fascista.

Ventiquattro mesi dopo, l’inedito trio Bindi-Ferrero-Vendola s’indigna per l’assenza dell’ex ministro dell’Istruzione, accusandola di essere indifferente alla libertà e propensa a dividere il paese. In Liguria intanto altri “compagni camerati” hanno compiuto il loro scempio rendendo onore alla crassa ignoranza che caratterizza le loro gesta. Scrive Repubblica:

«una bordata di fischi, che ha soverchiato gli applausi, e qualche grida di “buuu” hanno accolto l’arcivescovo di Genova, e presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, al suo arrivo a Palazzo Ducale per la cerimonia di celebrazione del 25 Aprile».

L’ennesimo vile atto di squadrismo culturale, che nasconde la pretesa di superiorità morale e il vanto di scrivere col sangue dei vinti le pagine del resoconto storico di quei giorni. Come se la liberazione fosse roba loro. Qui siamo controcorrente e gli epiteti insulsi non ci spaventano, tanto meno se a proferirli sono i responsabili dei centri sociali: ci piace leggere Pansa e De Felice, indagare sulle pagine buie del conflitto civile, scoprendo non soltanto i crimini delle camice nere, ma anche gli eccessi di violenza partigiana che non possono essere citati pubblicamente, pena il reato politico d’aver compiuto atti che possano intaccare l’immagine oleografica degli eventi, scardinando il sistema che tanta grazia ha reso a chi – sul mito della resistenza – ha costruito il proprio avvenire.

Ribadiamo quanto detto in passato, perché la nostra posizione non è mutata di una virgola: «Bisognerebbe ricordare la conclusione della guerra, l’esito del referendum costituzionale in favore della repubblica o, in alternativa, la formazione del primo governo democratico dopo anni di dittatura. E invece niente. Noi italiani preferiamo cullare le nostre memorie sull’esito di una guerra civile, rivangare le ferite di una spaccatura che ha dilaniato il paese, per concedere a qualche privilegiato di bottega la facoltà di discettare sulla Resistenza. A questo serve il 25 Aprile».

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accadde oggi — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 16:53

Il fenomeno leghista

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Un dato su cui si è molto discusso, ma poco riflettuto è l’impetuosa affermazione della Lega Nord nell’ultima tornata elettorale. Conseguire l’8% dei consensi presentandosi nelle sole circoscrizioni settentrionali è un trionfo che va ben al di là delle più rosee aspettative di Calderoni & C. I quadri del Partito Democratico, di fronte ad un dato così netto, ufficialmente hanno sbuffato manifestando preoccupazione ed inquietudine per le sortite propagandistiche del movimento di Umberto Bossi. Xenofobia, razzismo, spirito secessionista: le accuse sono arcinote. In realtà, privatamente ha prevalso il buonumore per il risultato ottenuto dalla Lega, nella speranza – più o meno vana, sarà la legislatura a determinarlo – di trovare in essa l’anello debole del terzo regno di Arcore. Il gap culturale della sinistra è tutto qui: presentare l’elettore “padano” come lo stereotipo del trinariciuto avido di livore nei confronti di chi ha la pelle di un colore diverso. Nessuno tiene a mente che un consenso tanto vasto non può essere giustificato sulla base dell’ala radicale: i voti, come ha fatto notare Paragone su Libero,

«arrivano dalle periferie urbane dove le bande di extracomunitari fanno quello che vogliono, dove i campi rom sono fattore di insicurezza e mica una risorsa, dove spacciatori e puttane deprezzano quella casa comprata dopo una vita di lavoro».

Questa è la chiave di volta nell’analisi: il voto di protesta viene incanalato in una forza presumibilmente antisistemica, ma con compiti di governo. Una piccola rivoluzione, attuata in spregio a quanti invocano la chiusura dei Cpt (i centri di permanenza temporanea) o nuove politiche di tolleranza nei confronti del malessere sociale della droga. Forze che, tra l’altro, per la prima volta non avranno una propria rappresentanza nel Parlamento repubblicano. C’è da riflettere.

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Destra, Sinistra — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 19:24

Quanto odi il potere?

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Alla fine della conta, risulto liberale.

(continua…)

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 23:48
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