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Buon natale 2007

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Grazie a questo simpatico passatempo, vi offro un inedito biglietto d’auguri natalizio.

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Senza categoria — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 23:00

Il doppio standard

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Ho sempre ritenuto l’ordine dei giornalisti una casta profondamente inutile, talvolta anche controproducente per chi esercita il mestiere: una riunione di comari che concede la possibilità di raccontare la realtà dei fatti, a patto di versare un obolo annuale, è – di per sé – un’istituzione farsesca. Le figure che lo governano, tra l’altro, hanno qualcosa di picaresco: sembrano delle caricature. Così ferme nel ribadire l’importanza sacrale della deontologia della loro arte, quanto innocue quando si tratta di scendere in campo in difesa dei propri iscritti. Se poi aggiungiamo il meccanismo parziale e arbitrario che caratterizza i cosiddetti moniti, ne viene fuori una tragicommedia all’italiana, dove conviene ridere, piuttosto che versare lacrime nel generale stridore di denti.

L’incondizionata solidarietà a Luttazzi da parte di una certa stampa progressista mi ha dato modo di riflettere sul senso più profondo della libertà d’espressione. Possono i confini di essa trascendere l’educazione e il buon costume? Può, in altri termini, il diritto di parola tramutarsi in un’anarchica libertà d’insulto e di vilipendio nei confronti dei “diversi”? La posizione di chi scrive è arcinota. Per parafrasare Michele Serra, un’idea di intemerata purezza finisce per essere ideologica e non più artistica, diventa buona per i salotti del martirio, ma non certo utile al fine della burla satirica nel tratteggiare il mondo alla rovescia. Questa breve riflessione mi ha indotto a pormi di fronte ad una serie di questioni spinose: nel ventunesimo secolo la satira può essere diventata un potere? E può essere etichettata come faziosa? L’informazione perché non condanna gli eccessi di crudezza linguistica? Forse perché anch’essa è collusa col potere delle crasse risate? O perché l’amoralità delle tette e dei culi in tv ci ha spinto ad abbassare la linea difensiva, a vivere nel trash con soave armonia? Tali interrogativi hanno ovviamente un’accezione retorica, ma non si sottovaluti la portata delle tematiche messe in risalto. Quando, a suo tempo, Giorgio Forattini, autorevole matita della stampa filo-berlusconiana, fu condannato presso un tribunale dello Stato a rispondere del proprio operato artistico, non una voce di protesta si levò in sua difesa. Non vi furono Guzzanti, Crozza e Reggiani vari pronti a mobilitarsi come un sol uomo a fianco dell’ironia del vignettista del Giornale. Il tam tam consueto, che porta i lettori della carta stampata a gridare ciclicamente al regime, quella volta non ebbe inizio. Ma c’è un caso ben più eclatante che mi spinge a convocare sul banco degli imputati l’ordine dei giornalisti. Mi riferisco allo splendido tomo di Claudio Cerasa sullo scandalo di Rignano: «Ho visto l’uomo nero», un’inchiesta di cronaca giudiziaria sui casi di pedofilia venuti alla luce negli ultimi anni. Un’analisi oculata che tentava di separare gli avvenimenti dall’isterismo di massa, gli atti giudiziari dalle arbitrarie sentenze della pubblica opinione, la verità dei fatti dalle platee indignate simili a plotoni d’esecuzione. Non voglio entrare nel merito delle accuse, in quanto non è questa la sede opportuna per dibattere. Ciò che è importante segnalare è la scomparsa del suddetto pamphlet dagli scaffali delle librerie italiane. Il Ris, ossia la sezione scientifica dei carabinieri, ha documentato che la visione del suddetto tomo era una “suggestione non provata da alcun riscontro” e pertanto il materiale è andato sequestrato.

Ebbene cos’ha fatto l’ordine di fronte ad un simile atto di censura? Ha voltato le spalle al collaboratore del Foglio, presentando in una nota gelide frasi di circostanza e nulla più. Ecco perché un professionista moderato e super partes come Pierluigi Battista è arrivato a sostenere l’esistenza di un “doppio standard” divenuto col tempo un’ovvietà inconscia. Un criterio morale connaturato nelle grandi penne e nei rinomati volti di teatro che porta ad un’incondizionata solidarietà esclusiva: una forma di vicinanza politica e sindacale ai cugini ideologici, mentre parallelamente regna il disinteresse totale per le sorti degli avversari o dei nemici. E’ la morte dell’onestà intellettuale, la fine dell’informazione montanelliana, quella che metteva al centro di tutto il lettore, rendendo i grandi giornalisti degli ottimi reporter col cappello in mano.

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Satira — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 22:55

Sul tetto del mondo

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Signori, è un titolo mondiale, non la Coppa Italia.

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Sport — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 16:38

Un caso “speciale”

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Il Tar del Lazio ha giudicato illegittima la revoca del generale Roberto Speciale da comandante della Guardia di Finanza, sebbene i giudici si siano riservati la facoltà di negare il maxi-risarcimento chiesto dall’ormai celebre figura delle Fiamme Gialle. Cinque milioni di euro che, a detta dell’interessato, avrebbero dovuto sanare non già il torto subito, ma l’irreparabile danno d’immagine perpetuato dal ministro dell’Economia e da una certa stampa notoriamente incline alla petulante ricerca di trame oscure e sotterfugi.

Non so se i vari Travaglio, Gomez, Bonini e D’Avanzo (così, per citare nomi a caso) si rendano conto dell’importanza di questa presa di posizione del Tar. Proprio ieri il priore degli scandali di Largo Fochetti ha pontificato sulla presunta esistenza politica di una sorta di Grande Fratello orwelliano nato all’ombra del governo Berlusconi, capace di intessere la propria ragnatela nei servizi deviati e in quelli ordinari, punti nevralgici del sistema. «Un intreccio spionistico illegale e clandestino che ha associato l’intelligence politico-militare di Nicolò Pollari, l’ufficio Informazioni della Guardia di Finanza del generale Roberto Speciale, la Security di Giuliano Tavaroli e alcune società di investigazioni private, pagate dagli azionisti della Telecom-Pirelli di Marco Tronchetti Provera». Tutte persone finite, grossomodo, in disgrazia e citate in questo calderone lobbistico che avrebbe ridotto l’Italia ad appendice dei potentati di turno. Piccolissimo particolare: nemmeno una prova concreta è stata portata in auge per suffragare questa tesi. Di più: l’integerrima onorabilità di Speciale, che una banda di giornalisti ha tentato di scalfire con l’arte sottile della calunnia, è stata ribadita dal Tribunale Amministrativo competente che – implicitamente – ha posto delle incognite inquietanti sulla rimozione del generale della Guardia di Finanza: perché il governo ha licenziato Speciale? Sulla base di quali prove l’Esecutivo ha ritenuto doveroso e legittimo per il bene delle istituzioni allontanare uno degli elementi ai vertici del corpo, già noto per aver svolto scrupolose indagini sui traffici delle cooperative rosse? Quesiti che hanno una scontata incidenza politica e che non possono essere elusi con una semplice e doverosa presentazione di scuse. In un’intervista esclusiva concessa al Giornale Radio Rai, l’esponente dell’arma ha commentato gli effetti della sentenza, precisando che a questo punto tutto è rimesso alla sua volontà, in quanto automaticamente il provvedimento di nomina di Cosimo D’Arrigo viene annullato e, di conseguenza, il successore decade.

Tra i tanti argomenti che hanno spinto il Tar del Lazio ad accettare il ricorso amministrativo dell’alto ufficiale vi è un inquietante “eccesso di potere” imputabile al governo. Tale abuso si potrebbe facilmente dedurre in quanto perfino «le amministrazioni dapprima propongono il ricorrente per la nomina ad un altissimo ufficio giudiziario (consigliere della Corte dei conti) e appena dopo lo rimuovono dall’incarico fino a quel momento ricoperto per ragioni di seria, se non grave inidoneità al posto». Un atteggiamento schizofrenico che già alle prime luci dello scandalo rilevammo con doverosa perplessità.

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Sinistra — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 19:58

Quartiere neocon

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Il Giornale di oggi pubblica un prezioso reportage sulla Città dei Liberi. Graziosa l’idea di dividere il centro abitato in quartieri. Nella foto è indicato l’appartamento del sottoscritto. Guai a chi me lo tocca.

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Senza categoria — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 17:48

Fango

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Ezra Pound amava ripetere: «La parola comunica il pensiero, il tono le emozioni».

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 03:19

Trash

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Mi sono sempre interrogato sulle brillanti qualità artistiche del grande satiro Daniele Luttazi. Perché il censore censurato è diventato negli anni il paladino della libertà dell’ironia, delle maschere teatrali che canzonano violentemente i potenti del Palazzo. Se indubbiamente possiede una verve polemica notevole, è altresì innegabile la deplorevole mancanza di gusto e il disprezzo delle regole che caratterizza il personaggio. Delle regole che fissano il confine tra civiltà e villania, tra l’educazione e la mancanza di rispetto nei confronti del “diverso”, sia esso un politico, un giornalista o un elettore idealmente posto dall’altra parte della barricata. Non ho mai visto nulla d’ilare nell’immaginare, ad esempio, Giulio Andreotti sodomizzare il cadavere nudo di Aldo Moro. E sorprende che un ex-democristiano abbia questo colorito sense of humor. Né sobbalzo dal ridere quando immagino Giuliano Ferrara come vittima di atti ineleganti, compiuti sul suo corpo inerme da Berlusconi, Dell’Utri, Previti e dalla “sadomaso” Santanché.  Il comico bolognese voleva libertà totale nell’elaborazione di un programma a sua immagine e somiglianza? L’ha avuta. Ne è  uscita una fetecchia che fa rimpiangere quei giorni in cui il diritto di parola si tramutò in dovere d’offesa, quei giorni in cui la satira cessò d’esistere in quanto tale, lasciando il posto ad una pessima demonizzazione strumentale.

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Satira — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 23:08
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