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Conoscenza è liberta 2007

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Nel periodo estivo, si sa, la produzione di post non raggiunge vette rilevanti. Generalmente, per sopperire alla necessità del lettore di avere spunti utili di riflessione, i bloggers più esperti creano dei giochi intellettualmente stimolanti o si affidano a qualche vecchio feuilleton che possa catturare l’attenzione dei visitatori. La campagna avviata l’anno scorso su questo dominio, quella concernente l’estate “culturale”, ha avuto un discreto seguito ed è stata gratificante per chi scrive.

Riprendiamo, pertanto, il cammino interrotto, offrendovi, per iniziare, l’ultimo canto del poema che più ha segnato la storia letteraria di questo paese: la Divina Commedia.

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 18:11

Tempi maturi per il liberismo in aula

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Da un po’ di tempo riflettiamo sull’università italiana, sulle funzioni e i fini che essa intende adempiere e perseguire. Lo facciamo con la consueta onestà intellettuale che caratterizza le nostre battaglie, la stessa che oggi – pur con mille distinguo – ci porta a plaudire all’iniziativa del ministro Mussi. Sappiamo che la strada del cambiamento è lunga e tortuosa e ben conosciamo l’apatia politica che spesso induce la nostra classe dirigente ad indugiare di fronte ai problemi. Tuttavia continueremo la nostra battaglia. Di seguito riportiamo un interessante spunto di Alberto Mingardi, tratto dall’edizione odierna di Libero.

La pagella delle superiori diventerà una “dote scolastica” da presentare per l’ingresso nelle facoltà universitarie a numero chiuso. E’ questa una delle novità del decreto messo a punto dai ministeri della Pubblica istruzione e dell’Università. Gli ultimi tre anni delle superiori degli studenti potranno essere così conteggiati nella valutazione per entrare in corsi di studio a numero chiuso. Su cento punti, 25 saranno attribuiti in base alla “dote”, il resto in conseguenza dei risultati del test d’ammissione.

Applaudiamo? Certamente, si è pagato un piccolo omaggio all’idea di “merito”, e infatti il provvedimento ai cantori in servizio permanente effettivo della “meritocrazia” non dispiace.

Il dato positivo sta nella valorizzazione dell’impegno messo nella stazione educativa precedente all’ultimo sprint che porta alla laurea e, successivamente, all’ingresso nel mondo del lavoro. Si premia la costanza: non è vero che quanto si è studiato prima «non è servito a niente», anche se insisteva su ambiti scientifici diversi rispetto a quello che abbiamo scelto essere poi la nostra palestra prima di entrare nel mondo dei grandi e del lavoro. L’idea è quella di costruire un percorso, di riannodare i fili, compensando il possibile rendimento sotto le aspettative, nell’ansia del test d’ingresso. Pensata encomiabile. (continua…)

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 16:56

Il deficit educativo

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Spesso gli atenei vengono considerati dei meri luoghi di cultura accademica, degli istituti baronali dove l’istruzione non viene impartita col fine di formare l’individuo, di aiutarlo a comprendere i meccanismi che contraddistinguono le diverse realtà della società in cui vive. Un’ampia fetta dell’immaginario collettivo, infatti, identifica nelle università italiane dei centri di onanismo intellettuale, ove lo sfoggio di retorica è la caratteristica principale del modello educativo, e la preparazione del singolo studente nel processo d’ingresso nel futuro mercato del lavoro è un fattore subordinato all’effettiva frustrazione derivata dall’annullamento di ogni criterio meritocratico.

La nascita di un’istituzione universitaria, in realtà, dovrebbe essere un fenomeno parallelo allo sviluppo delle ricchezze del territorio, la naturale evoluzione di una società che vuole tracciare un profilo fiorente di sé, ponendo l’accento sulle tecniche e sulle arti indispensabili al perfezionamento del sistema produttivo e sociale. Ora che i confini dei centri urbani si allargano a dismisura, ora che emergono nuove fasce di deboli e di emarginati, ora che l’indice d’alfabetizzazione è decisamente più elevato rispetto a cinquant’anni or sono, ebbene forse è il momento di riflettere. Riflettere sull’effettiva cura che i governi di tutti i colori hanno saputo dare alle istituzioni pubbliche e private che adempiono alle funzioni formative. La nascita di nuovi centri di ricerca, con l’acquisizione di strutture e spazi soddisfacenti, può essere la vera e sola priorità? Sono le operazioni edilizie il fulcro dell’attività dei nostri atenei? Per carità, ben vengano i laboratori e le aule d’ogni tipo. Ma perché non ripensare l’università – e ciò che essa rappresenta – in primo luogo partendo dalle esigenze primarie degli studenti, dalle persone e dalle coscienze che costituiscono l’ossatura stessa del sistema? Perché non incoraggiare i privati ad investire nella progettazione di collegi residenziali a basso prezzo, che consentano ad ogni cittadino di poter studiare ove più gli aggrada? Perché non vigilare sulle ingiustizie con commissari esterni ed ispezioni organizzate, magari avviando una politica di riduzione sensibile delle tasse? Perché non verificare annualmente l’effettiva capacità di insegnamento dei docenti, tramite una valutazione di ordine e grado con relativa messa online dei risultati?

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 21:28

Mario, fai sognare anche noi

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Siamo un gruppo di blogger che si collocano all’interno dell’attuale schieramento politico di centrodestra. Crediamo da sempre nello strumento blog quale possibile mezzo di influenza culturale e politica, quale evoluzione del modo di informare e di essere informati. Negli ultimi anni abbiamo condiviso molte battaglie “virtuali”, contribuendo con passione e impegno alla realizzazione di progetti ambiziosi. Abbiamo sempre cercato di usare i nostri blog senza partigianerie, sforzandoci di non seguire ciecamente gli ordini di scuderia ma discutendo, confrontandoci, creando un canale di comunicazione anche con chi non la pensa come  noi. Tutto questo, sia chiaro, rimanendo saldamente ancorati alle nostre convinzioni politiche e culturali. Avevamo riposto molte speranze nella crescente diffusione dei blog di centrodestra, sperando che prima o poi alle parole sarebbero seguiti i fatti concreti, l’impegno sul campo, la raccolta di quanto si era seminato in precedenza.
Oggi, a malincuore, dobbiamo ammettere che poco o nulla è successo in questo senso. Si tratta di una riflessione che facciamo convintamente da mesi ma che particolarmente in questi giorni diventa tremendamente attuale. La candidatura a segretario del Partito Democratico di Mario Adinolfi, giornalista e blogger di centrosinistra, ha messo in evidenza ancora una volta la differenza di impostazione che separa i blog che si riconoscono nell’attuale maggioranza di governo e quelli di centrodestra. Da anni ci siamo autoconvinti che noi siamo i “blog del fare” contrapposto ai “blog del dire”; noi azione, loro sterile, continuo e cervellotico dibattito; noi liberi e liberali, loro indottrinati e statalisti. Forse avevamo ragione, forse no. Fatto sta che oggi, mentre gli ideologi della rivoluzione dei ragazzi in pigiama hanno perso molto del loro appeal e del loro slancio originario, dall’altra parte qualcosa si muove: Adinolfi parte dal blog e tenta di intraprendere la sua “rivoluzione in bermuda”. Una scelta coraggiosa, quasi suicida politicamente ma di sicuro impatto mediatico.
Sia chiaro: nessuno di noi si sente vicino alle posizioni politiche di Mario Adinolfi, tantomeno a quelle del nascente Partito Democratico. Le nostre considerazioni riguardano solo ed esclusivamente lo strumento blog e i suoi possibili utilizzi anche nella vita reale. La “second life” creata ad hoc dai blogger di centrodestra ci appare a volte come qualcosa di sterile e fine a se stesso, un esercizio narcisistico e onanistico che somiglia tanto ad un’élite (o presunta tale) che ad un movimento di ampio respiro. Si discute, ci si fanno i complimenti a vicenda o si litiga, ma tutto rigorosamente all’interno dello stesso “branco” di appartenenza. E’ proprio la mancanza di visione ad ampio spettro che imputiamo a chi fino ad oggi ha “gestito” il movimento dei blogger di centrodestra presenti in rete.  L’idea che, vittime di una sorta di nuovo complesso dei migliori data dalla oggettiva incapacità dell’attuale governo di centrosinistra,  quelli che avrebbero dovuto fare la “rivoluzione culturale” siano finiti in un limitante tifo di squadra che perde quel minimo di capacità critica necessario, se non a costruire, quantomeno a proporre il domani.

L’immobilismo colpevole del centrodestra virtuale si scontra oggi con il movimentismo dell’altro versante politico. Adinolfi è lì; dove sono i guru dei blog liberalconservatori? Per questo, dunque, pur non condividendo il progetto politico alla base dell’impegno di Adinolfi e sentendoci distanti anni-luce dal Partito Democratico, ci troviamo quasi costretti ad appoggiare l’impegno di Mario che rappresenta, anche per noi, un momento di avanguardia nel mondo dei blog. Dal virtuale si passa al reale; dai post alle dichiarazioni programmatiche; dall’onanismo salottiero e sonnacchioso all’impegno politico concreto. E’ quello che vorremmo accadesse anche sul nostro versante. Ma visto che questo sembra per adesso un obiettivo lontano, esprimiamo i nostri migliori auguri a Mario Adinolfi e gli offriamo, nei limiti delle sacrosante differenze politiche e culturali, il nostro supporto in questa difficile ma entusiasmante battaglia.

Domenico Naso, David Moser, Roberto Nicolai, Daw, Fabrizia Cioffi, CantorGrendel from the Moor, Giuseppe Colonna, Child23, Giuseppe Lombardo.

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 01:12

L’ennesimo scandalo

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Se c’è una cosa che profondamente detesto, è lo strisciante giustizialismo nostrano: quando uno scandalo giornalistico viene sbattuto sulle prime pagine, con buona pace dei principi garantisti dettati dalla nostra costituzione, l’italiano medio non trae spunto dalle informazioni di cui è in possesso per farsi un’opinione, ma emette direttamente una sentenza, giudica e – quasi sempre – condanna. La colpa è imputabile principalmente al circuito mediatico, reo di ingigantire all’inverosimile ogni corrente, trasformandola in uno tsunami capace di attirare l’attenzione dei lettori e/o degli spettatori. Questa faciloneria, questo pressappochismo che contraddistingue lo studio di diversi fenomeni, è forse l’esempio più concreto del grande malessere italiano: la superficialità analitica.

Quanto leggerete di seguito, pertanto, non è da interpretare con somma arbitrarietà. Non si tratta di una requisitoria o di un verdetto, bensì di una riflessione individuale su ciò che attanaglia l’ateneo messinese, partendo dagli spunti che la cronaca di questi giorni purtroppo ci offre. Riassumiamo rapidamente i fatti: il preside della facoltà di Veterinaria, Battesimo Macrì, è finito agli arresti domiciliari su disposizione dei pm Adriana Sciglio e Nino Nastasi per tentata concussione ai danni di Giuseppe Cucinotta, ordinario di clinica chirurgica e di patologia chirurgica nella medesima facoltà. L’obiettivo era onorare la tradizione italica della raccomandazione, nel tentativo di consentire al figlio Francesco di acquisire senza troppi meriti il posto di professore associato. Nella medesima inchiesta risultano indagati: il rettore Francesco Tomasello (per il quale è stata avviata una richiesta d’interdizione dalle pubbliche funzioni in merito all’accusa di concorso in tentata concussione), il consulente legale Raffaele Tommasini (cui, presumibilmente, era stato affidato il compito di “silurare” il dottor Filippo Spadola, primo in graduatoria nel concorso sotto accusa) e l’ex preside della facoltà di Medicina veterinaria Giovanni Germanà (che avrebbe pilotato le operazioni di voto del Consiglio di Facoltà). Ma c’è un’altra accusa, forse ancora più pesante, che grava sulle spalle del Magnifico: abuso d’ufficio. Tutto ruota attorno all’ILO (Industrial Liaison Office) e al progetto Lipin, la cui gestione – a detta degli inquirenti – è stata quantomeno poco oculata, data l’appropriazione indebita di fondi regionali ed il falso in atto pubblico.

Non spetta a noi giudicare la veridicità o meno delle tesi sostenute dall’accusa. Aspetteremo civilmente la fine del processo prima di sputare fango su figure così prestigiose nel massimo centro di cultura cittadina. Questo però non preclude la possibilità di formulare immediatamente alcune considerazioni. Innanzitutto presso l’ateneo vi è un deficit oggettivo di limpidezza, di trasparenza e di legalità, se è vero – com’è vero – che il titolare di una prestigiosa cattedra denuncia rettore e docenti, paventando più o meno velatamente la possibile fine della sua carriera accademica. O siamo davanti ad un mitomane, e in tal caso vorremmo sapere perché finora ha goduto della fiducia dei colleghi; o siamo davanti alla vittima sacrificale di un sistema corrotto e nepotista. In secondo luogo vorremmo sapere perché questa città si è piegata su sé stessa, disinteressandosi del centro nevralgico di formazione delle generazioni future. Non scordiamoci che da 3475 giorni nessuna risposta è stata data alla domanda più importante: chi ha assassinato Matteo Bottari? La società civile non si è mossa, non si è ribellata all’apatia e all’ammissione d’incapacità da parte di una magistratura che non ha saputo trovare gli esecutori materiali ed i mandanti reali della madre di tutti gli scandali. Dietro quell’annosa vicenda si celano ancora troppe verità scomode e nascoste. In terzo luogo vorremmo chiedere perché la legge Berlinguer ha istituito i concorsi locali ad idoneità, determinando direttamente una prevedibile alterazione strutturale dell’unico criterio guida in questo ambito: quello della meritocrazia. Vorremo chiedere al ministro Mussi, pronto a commissariare giustamente l’ente, il motivo per cui non sono stati approvati i decreti d’attuazione della legge Moratti, che riportavano un po’ d’ordine nel sistema d’accesso alle cattedre universitarie.

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 15:26

15 anni dopo

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 02:41

Manca la materia prima

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Una potentissima cosca guidava i servizi deviati per minacciare la libertà politica del paese, calpestando lo stato di diritto ed avviando contestualmente un’intensa opera di spionaggio a danno di figure di primissimo piano. Questa è in sintesi l’accusa mossa da Carlo Bonini, che – attenzione! – precisa: “nelle carte che sin qui sono state estratte ed esaminate dall’archivio di via Nazionale «non sono state trovate notizie idonee in sé a ricattare o intimidire gli obiettivi del lavoro di dossieraggio»”.

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 03:46
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