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Come da copione

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Nonostante la pessima figura rimediata a livello internazionale, il crollo repentino del governo Prodi non rattrista. Anzi, dalla desolante politica di questo esecutivo possiamo trarre alcune lezioni importanti per oltrepassare il guado e rinascere dalle ceneri patrie come una fenice. Innanzitutto una maggioranza che non è compatta sulle elementari scelte di politica estera e sulle basilari linee di difesa non si può definire tale. Parafrasando Ferrara, stiamo parlando «dell’essenza stessa della politica e dello status di un governo nel mondo». Troppo semplicistico ridurre il tutto all’irresponsabilità dei singoli. Manca, piuttosto, la condivisione prospettica sul ruolo che il paese deve assumere nello scacchiere internazionale: le baruffe tra comari, le lotte intestine fra pseudo-riformisti e forze radicali mascherano soltanto una congenita schizofrenia dell’alleanza prodiana, sempre più simile ad un ircocervo mitologico che vive e si muove per inerzia. Il collante antiberlusconiano alla prova dei fatti non regge: puoi vincere le elezioni paventando il pericolo del regime massmediatico, puoi perfino controllare un ramo del parlamento “imbavagliando” i senatori a vita, ma governare è un’altra cosa.

I risultati parlano da soli: dopo 281 giorni “il prodino”, come lo battezzò l’Espresso all’indomani delle urne, si è miseramente spento, dando somma gioia ai contribuenti italiani. Dovrebbe essere chiaro che l’alternanza non comporta automaticamente la stabilità, e non lo farà fintantoché la sinistra non supererà il deficit identitario che la lega ineluttabilmente ad un manipolo di vetero-marxisti, alla logica dei movimenti “di lotta e di governo”. Forse è la maledizione di Nenni che continua a colpire i dirigenti progressisti: «a sinistra trovi sempre qualcuno più puro che ti epura». O forse il banchetto nuziale per la liberazione dal Cavaliere ha assunto toni talmente farseschi da rivelarne la vera natura: un cartello elettorale poco serio, ma al potere.

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Sinistra — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 14:12

Saluta Romano

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(continua…)

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Attualità, Satira, Sinistra — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 21:52

Oblio da realpolitik

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«Signor Presidente, credo sia mio dovere intervenire perché l’espressione che fa riferimento ad un lungo silenzio può essere equivoca. Vorrei spiegare – ho vissuto quel periodo e quindi lo conosco direttamente – perché abbiamo coscientemente evitato di fare di quell’argomento un motivo che dividesse. Certamente, eravamo ispirati da due fattori. Innanzitutto, non doveva essere un motivo di polemica interna, perché i comunisti italiani non c’entravano niente; in secondo luogo, vi era il dovere di cercare, quanto più possibile, di instaurare con un Paese vicino, con il quale vi era stato più di un motivo di grandissimo contrasto, un clima di comprensione che guardasse al futuro e non al passato. Ritengo quindi che il silenzio sia stato più che giusto e che siano state molto opportune le parole dette (…) So che la grande maggioranza degli italiani di quelle zone riteneva di dover guardare al futuro e non creare dei solchi che aggravassero ulteriormente la situazione. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Cossutta)».

Giulio Andreotti, Senatore a vita. (continua…)

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Attualità — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 03:54

Le solite quarantotto ore

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Un breve riepilogo degli ultimi eventi di cronaca politica può essere utile e dilettevole. Il presidente della Camera dei Deputati, leader indiscusso della terza forza di governo, ha annunziato in pompa magna la propria adesione spirituale alla manifestazione di Vicenza, indetta contro la decisione dell’Esecutivo concernente l’ampliamento della base Nato. Evidente caso di schizofrenia politica. Il sottosegretario all’Economia Paolo Cento intanto, preventivando scontri di piazza, ha già individuato i responsabili nei servizi deviati, quegli stessi servizi che hanno garantito sicurezza al paese grazie alle azioni d’intelligence mirate. Rosy Bindi, per non essere da meno, ha metaforicamente urlato “cuccia!” alla Chiesa, esortando le autorità pontificie a pensare a Dio e non al prossimo, sì da abdicare alla propria funzione sociale se in posizione apertamente anti-ulivista. Poi c’è il fenomeno. No, non parliamo di Ronaldo, ma dell’indiscusso sovrano d’ogni abominio politico, l’onorevole Oliviero Diliberto che, per placare i toni e prendere le distanze dall’estremismo brigatista emerso drammaticamente sotto i riflettori della stampa, ha ribadito il suo personalissimo «schifo» nei confronti del Cavaliere, già etichettato in passato come un nemico fascista da cacciare lontano. Tali circostanze, se prese una per volta, risultano desolantemente normali. Fa parte della logica politica nazionale agitare sciocchezze e scempiaggini a vario titolo, brandendole come armi nella rissa, pur di mantenere lo zero virgola talmente poco da risultare essenziali alla prova del nove in Parlamento. Conviviamo con questa forma mentis da quasi un ventennio e l’unica cosa che ci scandalizza sono le anime pie che allibiscono di fronte a tanta teatralità. Bontà loro, perverso malcostume nostro. Ma se sommiamo gli addendi, otteniamo il quadro clinico del paziente Italia.

La rissosità ha preso il sopravvento, la distanza tra paese legale (concentrato sull’indulto, sui pacs, sulla legge elettorale e sulla base di Vicenza) e paese reale (affannato dalle tasse, in cerca di giustizia sociale, mentre invoca vanamente misure per la crescita) appare incolmabile, la logica dello scontro frontale soggioga le poche menti lucide in grado di fotografare lo stato delle cose e invece di ragionare sullo strapotere bancocentrico dei soliti noti e sull’oscura figura di Bazzoli, capitano coraggioso dell’era ulivista, preferiamo etichettare con epiteti poco gentili il malcapitato di turno. Se le responsabilità dell’intero arco bipolare risultano evidenti, a maggior ragione abbiamo pieno diritto ad esprimere rancore nei confronti di una coalizione che aveva presentato il proprio progetto in funzione della “serietà al governo”. Touché, caro Professore. Non credo personalmente che l’esecutivo incapperà quest’anno in sgradite sorprese o in imboscate concordate. Ritengo però plausibile un’ipotesi: visto l’enorme barca di soldi ereditata dall’ultima finanziara targata Tremonti e considerato l’incremento del gettito nelle casse statali dopo le asfissianti operazioni del duetto Visco-Padoa Schioppa, verosimilmente il centro-sinistra potrebbe limitare gli sforzi sedendosi sui danè, distribuendo le risorse agli enti locali e alle organizzazioni vicine, costituendo il futuro partito democratico e concentrandosi oculatamente sulla ormai celebre Merchant Bank di Palazzo Chigi. Tu chiamale se vuoi sensazioni.

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 03:03

Quando c’era Peppone

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«Cosa pensare dell’idea dell’Unità di offrire ai propri lettori, tra i libri capaci a suo dire di “interpretare il mondo in cui viviamo” (l’iniziativa parte proprio oggi), il libro di John Reed Dieci giorni che sconvolsero il mondo a proposito della rivoluzione del ’17? Di offrire cioè una vera e propria favola storiografica, ridicolmente apologetica, zeppa di episodi inventati, che andava bene (e infatti allora furoreggiava) ai tempi del Comintern? La scelta ha dell’incredibile, tanto più pensando all’argomento: è così, mi chiedo, è con testi del genere che si pensa di insegnare o di ricordare al popolo di sinistra chi è stato Lenin, cosa sono stati il comunismo e l’Unione Sovietica? È mantenendo in vita il presepe bolscevico con la sua bugiarda mitologia rivoluzionaria che l’Unità pensa di contribuire alle fortune della cultura riformista, e magari alla nascita del Partito democratico? »

Ernesto Galli Della Loggia.

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Sinistra — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 19:59

Servono pacatezza e sobrietà

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Il sindacato ha avuto un ruolo importante nella sconfitta della prima generazione brigatista. Questo è fuori discussione. Giusto, pertanto, difendere la Cgil dalle accuse di collusione al movimento combattente, anche se i toni estremi usati negli ultimi anni dall’establishment inducono le persone di buon senso a riflettere sull’incoscienza di chi, talvolta, ha determinato inutili conflitti sociali, col chiaro scopo di gettare le castagne nel fuoco della maggioranza avversa. Non vorremmo che passasse l’identificazione “sindacalista = amico dei compagni che sbagliano”. Giammai. Ma non vorremmo neppure che l’iscrizione di quei criminali venisse automaticamente relegata a fenomeno di scarso rilievo. Se all’interno di Alleanza Nazionale fosse stata scovata una cellula terroristica di estrema destra, il presidente del Consiglio avrebbe ribadito che il partito di Fini è un «baluardo della democrazia»?

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 19:48

Compagni pluralisti

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«Basta guardare il blocco informativo che c’è nei nostri confronti. Scandaloso è il comportamento del servizio pubblico radio tv: ho già scritto al presidente Petruccioli e chiederò l’intervento della Vigilanza … Sa quante volte siamo stati invitati ai talk show? Nessuna … Quando il povero Mentana a Matrix osò mandare in onda un piccolo inserto per far sentire a Fassino la mia opinione sul Pd, il segretario ha inscenato in diretta una protesta veemente. Immagini che cosa avrebbe fatto in Rai, e che cosa fa al telefono, quando non è davanti ai microfoni in diretta … Una situazione inquietante, anche sull’Unità non c’è più spazio».

Cesare Salvi (noto camerata di Predappio servo del regime berlusconiano).

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Sinistra — Tag:, , — Giuseppe Lombardo @ 19:58
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