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La trama iraniana in Libano

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L’assassinio di Pierre Gemayel è frutto di una strategia destabilizzante imposta da Teheran e Damasco, nel tentativo di disgregare la precaria stabilità politica su cui regge l’esecutivo di Fuad Siniora. A denunciare l’oscura regia è George W. Bush, visibilmente contrariato per le frasi di circostanza provenienti da Palazzo di Vetro. Se la comunità internazionale ha a cuore le sorti del Medio Oriente, non può sempre limitarsi alla condanna verbale: gli esperti della Casa Bianca hanno suggerito al presidente d’incalzare l’Onu in ambito giuridico, nel tentativo di istituire un tribunale posto ad accertare le responsabilità degli omicidi politici che si sono susseguiti a Beirut. Non finisce qui: il richiamo alle responsabilità dirette di Ahmadinejad non può essere interpretato semplicisticamente come una ripicca contro il regime teocratico. La decisione del governo iraniano di convocare per la prossima settimana un vertice regionale sul nodo iracheno, ha immediatamente suscitato le diffidenze di Washington, colta in contropiede da una mossa politicamente azzardata. Gli sciiti, infatti, hanno percepito la debolezza repubblicana alle urne e – per andare incontro alle istanze realiste promosse dalla commissione Baker – hanno deciso di passare al contrattacco, sovvertendo gli schemi tradizionali e diventando essi stessi gli attori protagonisti della regione. L’espediente serve a scongiurare la sciagurata ipotesi avanzata da Kagan e Kristol, ossia l’aumento delle truppe in loco, che creerebbe parecchi problemi ai terroristi insorti. L’obiettivo di questi ultimi, infatti, è evidenziare l’inadempienza dei militari statunitensi, incapaci di garantire standard minimi di sicurezza alla popolazione civile.

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 19:19

Incipit del nuovo corso

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Aprire un negoziato con la Siria non è più un tabù. George W. Bush, dopo l’incontro col premier israeliano Ehud Olmert, ha offerto a Damasco la fine dell’isolamento, in cambio di alcune precise garanzie. Per rompere l’alleanza con Teheran, la Casa Bianca ha chiesto ad Assad di «stare alla larga dal Libano, porre fine al sostegno dei gruppi estremisti, aiutare la giovane democrazia irachena ad avere successo». Ciò che preoccupa maggiormente gli analisti è la revisione strategica dell’esecutivo: l’idea di aprire un tavolo delle trattative risponde all’emergenza del presente, ma potrebbe rivelarsi vana o nociva nel lungo periodo. E’ quanto ha affermato Michael Rubin sulle colonne del Wall Street Journal.

Le proposte allo studio sono ancora molte e dagli ambienti governativi non trapela nulla. James Baker, responsabile della commissione indipendente che analizza lo scenario iracheno, ha incontrato il presidente e le massime autorità nazionali per poter fare il punto della situazione a Baghdad. Bush ha manifestato fiducia al responsabile dell’Iraqi Study Group:

«E’ stata una buona discussione perché condividiamo la volontà di vincere in Iraq rafforzando la democrazia e consentendo a questo Paese di essere un alleato nella lotta al terrorismo».

Se l’establishment neoconservatore, da Kagan a Kristol, sostiene compattamente la necessità d’inviare altri cinquantamila uomini per compiere l’impresa in tempi brevi, alcuni esponenti democratici non hanno esitato a giustapporre un prematuro ritiro, l’attuazione – nel giro di sei mesi – di un programma di exit strategy. (continua…)

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 02:38

Tutti pazzi per Prodi

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Satira, Sinistra — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 03:46

L’addio di Rumsfeld ed il trionfo dei conservatori azzurri

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Le elezioni di mid-term hanno radicalmente trasformato lo scenario politico statunitense. Dopo dodici anni i Democratici sono riusciti a conquistare la maggioranza dei seggi alla Camera e al Senato, ottenendo una netta vittoria anche sul banco dei governatori. Alcuni opinionisti hanno presentato il successo delle sinistre come l’inizio di un terremoto politico, l’avvento di una nuova era a Washington; altri, invece, hanno circoscritto e ridimensionato la vittoria, specificando che il Presidente è e resta George W. Bush. (continua…)

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 21:08

Conoscenza è liberta/13

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“I Turcs tal Friul” è una piccola opera d’arte sottovalutata. Un dramma teatrale, scritto da Pier Paolo Pasolini nel 1944, che rievoca l’invasione turca del 1499. Non sfugga il nesso storico: l’autore implicitamente paragona l’occupazione nazista alle malefiche scorribande compiute dagli arabi sul suolo europeo. Purtroppo il testo, politicamente scorretto, è stato pubblicato postumo soltanto nel 1976. Di seguito trovate la celebre “prejera”.

«Crist pietàt dal nustri paìs. No par fani pì siors di chel ch’i sin. No par mandàni ploja. No par mandàni soreli. Patì cialt e freit e dutis li tempiestis dal seil, al è il nustri distìn. Lu savìn! Quantis mai voltis che ta chista nustra Glisiuta di Santa Crous, i vin ciantat li litanis, parsè che tu ti vedis pietàt da la nustra ciera! Ma vuei i si necuarzìn di vei preàt par nuja; vuei i si necuarzìn che Tu ti sos massa pì in alt e da la nustra ploja e dal nustri soreli e dali nustris briis. Vuei a è la muart c’a ni speta cà intòr. Ma di-n-dulà vegnia che muart? Di-n-dulà, e parsè, duta chista zent foresta vegnia a meti in pericul chista nustra puora vita, sensa pretesis, sensa ideai, spenduda doma che a lavorà e a

patì? (continua…)

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Senza categoria — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 04:08

Non processate il processo

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Quarantacinque minuti d’udienza sono stati sufficienti per liquidare l’immagine di Saddam Hussein al-Majid, despota e condottiero. Il verdetto, ampiamente prevedibile, emesso dal tribunale iracheno per la strage di 148 sciiti nell’82, ha scatenato reazioni contrastanti. L’Europa ha preso le difese dell’ex raìs, che non merita – secondo la presidenza di turno finlandese – una punizione criminale, simile ad una vendetta. Gli Stati Uniti, invece, hanno plaudito alla sentenza. Dal Texas, il presidente George W. Bush ha sottolineato «lo sforzo dell’Iraq di sostituire alla tirannia lo stato di diritto», rivendicando pertanto l’importante risultato per quella regione. (continua…)

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Giustizia — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 21:54

Napoli

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L’escalation di violenza nel capoluogo campano ha radici profonde, non è un fenomeno passeggero da spiare con incredula inquietudine. La realtà partenopea è quella di una grande metropoli malata, una città stordita da un’epidemia che si chiama malavita. Un morbo viscido che infetta la società civile, trascendendo gli ambienti della microcriminalità per diventare forma mentis e modus operandi. I sintomi sono evidenti: spazzatura, graffiti, borseggiatori, mendicanti ovunque. Minuzie significative, oserei dire emblematiche. Porre sotto l’occhio dell’inquisizione padana le pendici del Vesuvio non risolverà il problema, lo so, ma abiurare alla ragione, negare che Napoli sia anche questo, causa danni irreparabili. Quando il ministro Amato rifiuta l’esistenza di un Far West, non rende servigio ai cittadini. Difendere e tutelare l’immagine e l’onorabilità del governo e degli enti locali è cosa buona e giusta. Tuttavia, ragionando in questi termini, si precipita in un paradossale sforzo infruttuoso: si sprecano tempo e risorse nel tentativo di “ripristinare l’egemonia dello Stato”, quando è il concetto stesso d’autorità ad essere misconosciuto. Nella vita collettiva domina l’anarchia, vige la legge del più forte (la camorra), e le varie entità giuridiche e politiche che s’impegnano sul territorio vengono percepite come forze ostili. Vogliamo ignorarlo? Vogliamo praticare una soluzione politically correct, quando c’è un tessuto sociale da ricostruire?

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Attualità — Giuseppe Lombardo @ 03:13
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