blog head

Qualcuno salvi i Paesi Bassi

Ascolta con webReader

La pericolosa deriva relativista dell’Europa non conosce confini. I fatti di queste ore, inesorabilmente, lo dimostrano. No, non mi riferisco alla improvvida sortita di Mussi sulle staminali (che comunque, di per sé, dovrebbe far riflettere, dato l’esito assolutamente univoco del referendum sulla legge 40). Volgo il mio pensiero, piuttosto, ai Paesi Bassi, a quella civilissima Olanda amata dall’intellighentia e dai radical-chic dell’arcinota italietta. Nel Paese che fu di Theo Van Gogh, una nuova formazione politica ha preso forma ed è scesa nell’agone : l’Nvd. La sigla, «Amore del prossimo, libertà e diversità», costituisce in realtà l’acronimo di una malattia. Già, non fatevi ingannare : il partito in questione non si ispira a idee post-comuniste, socialiste, neofasciste e via dicendo. Pur essendo un pericolo, non è legato ad alcuna ideologia totalitaria del Novecento. Non unisce neppure una comunità di libertari incalliti, favorevoli all’eutanasia e all’aborto. No, è un movimento di pedofili, orgogliosi della loro condizione, fieri di esibire il loro modo d’essere e di vivere, i quali si propongono il fine di «educare i bambini al sesso», abbattendo i postulati della cultura mediatica, rea – a parer loro – di aver dipinto la categoria come un genere di “mostri”. Programma di governo? Semplice : eliminare le barriere legali nei confronti del materiale pedo-pornografico; consentire piena liberta nel fare sesso con gli animali, purché non si arrivi ai maltrattamenti di questi ultimi; infine assoluta libertà di circolare nudi per strada. Chi non lo firmerebbe?
Naturalmente il governo olandese non ha minimamente pensato a prendere adeguate contromisure. Giammai, ne va del buon nome dello Stato. E’ solo un’altra cultura da rispettare, meglio aprire le porte delle competizioni elettorali a questo nuovo soggetto, accettandolo per il contributo che saprà dare. E poi chissà, la politica è una scienza inesatta.
Qualcuno salvi i Paesi Bassi!

606 views

Attualità — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 17:47

Ognuno per sé…

Ascolta con webReader

La tornata elettorale amministrativa sulla carta è terminata con un sostanziale pareggio tra le parti, ma se il duello fosse stato un match di pugilato, ai punti il centro-sinistra avrebbe stravinto la partita. Questo è quanto si evince ineluttabilmente dall’analisi del voto : la coalizione guidata da Silvio Berlusconi riconquista l’unica regione in palio (la Sicilia) e mette Milano nel cassetto, mentre le metropoli di Torino, Napoli e Roma restano saldamente nelle mani dell’attuale maggioranza, che consolida prepotentemente il proprio vantaggio cittadino.
Dopo aver archiviato il conteggio delle schede inizia il momento dell’analisi e della riflessione. Le sconfitte non sorgono di punto in bianco, piuttosto maturano alla luce di un insieme complesso di scelte poco oculate o, talora, disastrose. Iniziamo, pertanto, a gettare qualche sasso nello stagno, nella speranza di spezzare quella torbidità da cui, al momento, sembra difficile uscire.
Se è vero che il dato dell’affluenza alle urne è visibilmente calato, la responsabilità a qualcuno va attribuita. Non si possono fare spallucce nella costernazione generale, magari volgendo lo sguardo altrove, come i bambini di cinque anni sorpresi in flagrante nel bel mezzo di una vergognosa marachella. Esiste una realtà di fatto : sistematicamente quando la CdL ingaggia, nelle province e nei comuni di tutta Italia, una lotta con gli amministratori rossi (che sanno cos’è il potere, che conoscono i meccanismi della macchina governativa e non esitano a sfruttarli scrupolosamente), una buona parte dell’elettorato polista si rivela, a torto o a ragione, piuttosto incline all’astensionismo. Perché? Di fronte a questo interrogativo abbiamo due vie maestre da poter imboccare che, ovviamente, comportano soluzioni alternative. La prima, quella seguita tragicamente dall’establishment forzista, mira a ridurre il fenomeno a “prassi d’ozio”. Se volessimo porre tale visione sotto le mentite spoglie di una formula matematico-politica, potremmo dire, in estrema sintesi, che “i cittadini non vanno a votare perché non lo giudicano determinante”. La seconda via, quella più complicata ma come sempre più interessante, tende a interrogarsi sull’effettiva capacità della classe dirigente locale. Già, perché se nella capitale dal 1993 ad oggi ci sono stati governi di un solo colore politico, qualcosa vorrà pur dire. I candidati imposti dall’alto, vedi Gianni Alemanno (uscito vincitore da una fratricida lotta intestina con Baccini), non si distinguono per appeal. A Torino Rocco Buttiglione è sceso in campo esattamente un mese prima delle elezioni, mentre Chiamparino aveva promosso la sua candidatura già da parecchio tempo.
Questa disorganizzazione tecnica, ciclica e costante, vorrà pur dire qualcosa? No, agli occhi dei soliti noti no. E così ci troviamo ad assistere a scenari imbarazzanti, dove un esercito di qualunquisti arrampicatori corre a battere le mani al segretario di turno, nella speranza di essere promosso a qualche ruolo di serie A. Il sottofondo musicale, intanto, intona la solita solfa : in Parlamento vanno blindati gli stessi capigruppo di cinque anni fa, anche se uomini dello spessore di Tremonti avevano pubblicamente dichiarato d’aspirare a quella carica. Che importa? Vada a quel Paese la meritocrazia, buona per i comizi, ma non per gli accordi interni. Vada a quel Paese la dichiarazione programmatica, attorno alla quale dovrebbe sorgere una nuova alleanza. Meglio invocare a più non posso il riconteggio e contestare i dati delle urne.
Così ci si fa solo del male e la due giorni elettorale sta lì a dimostrarlo.

654 views

Attualità, Destra — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 01:58

L’Africa ed il piacere di dirci colpevoli

Ascolta con webReader

L’Occidente coltiva una paura più forte della timida identità che il politically correct censura. Il complesso della colpevolezza, l’esigenza di un peccato da espiare, l’egocentrismo dei tristi, sono tanti piccoli segnali dei colpi malamente incassati dal Vecchio Continente, da quell’Europa che ostinatamente ci rifiutiamo di chiamare Eurabia.

Quando Giorgio Napolitano è stato eletto Presidente della Repubblica, ho adottato una linea ben precisa : chi viene chiamato dal popolo a ricoprire una carica pubblica dev’essere giudicato giorno per giorno, in base al suo operato; non si possono riservare ostilità preconcette nei confronti di un inquilino del Colle. In base a questa elementare regola di bon ton, ho formulato articoli e previsioni fantapolitiche su quella che s’accinge ad essere ricordata come l’era del “primo comunista”.
In occasione della celebrazione della Giornata dell’Africa, il Capo dello Stato è intervenuto pubblicamente per sottolineare ove siano – secondo lui – le radici del fondamentalismo :

«Bisogna evitare che interi territori si trasformino in rifugi logistici per le organizzazioni terroristiche internazionali, soprattutto laddove l’incontro tra un fondamentalismo militante e gravissime situazioni socio-economiche ha effetti dirompenti».

Situazioni socio-economiche da cui scaturisce il terrorismo? Ma su quale pianeta? Un’idea semplicemente assurda, frutto dei retaggi culturali marxisti del Presidente Napolitano. Mi spiace dirlo, ma è così. Se vogliamo curare i problemi dell’Africa, infatti, dobbiamo innanzitutto riconoscere le cause di quei malesseri. Cominciamo col dire, ad esempio, che in un continente povero le guerre non scaturiscono da lotte per la ricchezza, ma da demagogiche frange estremiste contrapposte (nazifascisti da un lato, rivoluzionari comunisti dall’altro) che mirano alla conquista del potere, per poterlo esercitare imponendo la propria visione dello Stato e della società. Ciò porta, ovviamente, alla guerra civile. Sostenere pertanto l’Africa con aiuti economici di varia natura, magari cancellando il debito, non è nell’interesse degli stessi martoriati popoli. Usciamo dai falsi stereotipi che i media c’impongono, nessun diplomatico in giacca e cravatta esige denaro dai dolci bimbi dei Paesi in via di sviluppo. Il punto è un altro : anche un infante capirebbe che, nel momento in cui si tolgono i paletti ad un regime da strapazzo con l’acqua alla gola, i kapò squinternati che abusano del proprio status possono agevolmente continuare ad imporre la propria dittatura. Col tacito consenso della comunità internazionale. E noi a batterci sempre il petto, da qui all’eternità.
L’unica soluzione realistica al gravoso declino delle suddette terre è coltivare i semi di una prima forma di industrializzazione, iniziare, cioè, a rendere il continente autonomo dal bisogno e dai bisogni. Parallelamente occorrerebbe sostenere quei leaders che si propongono come “uomini al servizio della democrazia”. Sì, dare denaro in cambio di maggiori diritti. Che paura c’è a dirlo?

633 views

Attualità — Tag: — Giuseppe Lombardo @ 17:20

Vamprodi

Ascolta con webReader

Avete mai visto l’esultanza di Obafemi Martins, punta nigeriana dell’Inter, dopo aver segnato un gol? Nel delirio della curva, il calciatore nerazzurro – servendosi di mani e piedi – esegue un gesto atletico degno di nota : rotea su sé stesso vorticosamente, mettendo in atto un triplo salto mortale. Il pubblico, abituato a profonde delusioni, per una volta estasiato, apprezza l’affascinante festeggiamento, che lo ripaga in parte del prezzo del biglietto.
In politica analogo gesto non riscuote il medesimo successo. I salti mortali metaforici, la corsa alle agenzie per dire tutto e il contrario di tutto, fanno venire pruriti e orticarie anche ai più rocciosi sostenitori dell’impudente malcapitato. Nella scorsa campagna elettorale, ad esempio, Romano Prodi aveva inizialmente sostenuto l’intenzione di rivedere e “revisionare” i valori catastali degli immobili, aggiungendo che la tassa di successione – inevitabilmente – sarebbe stata reintrodotta dal futuro Esecutivo. Vedendo la confusione che tali dichiarazioni avevano suscitato, il Professore tornò sui suoi passi :

«non metteremo tasse sulla casa, per le imprese, sulle nostre famiglie e sui risparmi».

Ma come no? Quale delle due dichiarazioni era veritiera? All’epoca non era dato saperlo.
A quanti chiedevano maggiori informazioni sui patrimoni che, eventualmente, sarebbero stati colpiti dalla reintrodotta tassa, Prodi faceva spallucce. «Si tratta di chi ha parecchi milioni di euro». Ossia? Quanti? Da economista uno scalino avrebbe dovuto pure indicarlo, no? Nulla, neppure un’indiscrezione. Questo continuo siparietto, questo spettacolo politicamente indecente, andò avanti fino al nove aprile. Nelle dichiarazioni degli esponenti di centro-sinistra vi era però sempre un
un leitmotiv, una frase sibillina : “armonizzeremo la pressione fiscale”. Che vuol dire armonizzeremo? Da che mondo è mondo, economicamente parlando, il verbo armonizzare indica una modifica, un riadattamento, una redistribuzione, un controllo. Esercitato, solitamente, dallo Stato ai danni del portafoglio del contribuente. Occorre aprire un’incisa : col termine contribuente non indichiamo il signor Rossi immaginario o un ricco imprenditore confindustriale, bensì un cittadino del ceto medio. Tartassato perché, sia il governo Berlusconi, sia quello attualmente presieduto dal suo successore, hanno manifestato una palese sudditanza psicologica nei confronti dei poteri forti.
Ora, ragioniamo come se fossimo uomini dell’Esecutivo. Occorrono soldi e, francamente, l’utopia caimana dell’intangibilità del portafoglio altrui, non c’ha mai convinto e l’abbiamo sempre contrastata, in privato e in pubblico. La lotta all’evasione, argomento buono per le campagne elettorali moralistiche, in realtà si è rivelata fuffa, perché hai voglia a dire “pagheremo tutti, pagheremo meno”… Non è un’ipotesi praticabile.
Come fare allora a rimpinguare le casse per abbattere il debito? L’uomo di destra ha un approccio liberale al problema : tagliamo gli sprechi. Un colpo di forbice può sistemare molte situazioni, anche quelle che apparentemente sembrano desolanti. E’ la teoria giustamente sostenuta da Vittorio Feltri sulle colonne di Libero.
L’uomo del centro-sinistra non condivide la suddetta tesi. Preferisce ricorrere allo strumento legale più semplice : la gabella.
Ora, qual è il bene che comunque siamo costretti a denunciare? La casa! Ed ecco che entra in atto la rivalutazione degli estimi catastali, che – tradotto in soldoni – vuol dire più Ici. Per me, per voi, per tutti.

Ici? Che cazzo d’Ici? Sì, proprio quella che Berlusconi prima, e Veltroni poi, volevano abolire.

Un’ombra si addensa all’orizzonte : il Vamprodi.

821 views

Attualità, Sinistra — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 21:22

Un bilancio dovuto

Ascolta con webReader

Due case abbandonate.

Milleduecentodieci post all’attivo.

Oltre cinquantamila visite in un anno e sette mesi.

Il titolare ringrazia i lettori ed è orgoglioso del risultato raggiunto.

475 views

Attualità — Giuseppe Lombardo @ 00:37

Il “rieccolo”

Ascolta con webReader

Mettere un uomo super partes come Borrelli a capo dell’ufficio indagini della Figc (avviso ai distratti : non è la federazione giovanile comunisti italiani!) è cosa buona e giusta. Con quel curriculum vitae non perseguirà certamente alcun fine propagandistico o parapolitico. Quant’è vero che Fausto Bertinotti è un ipercapitalista.

879 views

Sport — Tag:, — Giuseppe Lombardo @ 19:00

Quando Male e bellezza convivono

Ascolta con webReader

Una sensazione agghiacciante. Questa è stata la mia reazione, forse stupida, nel vedere le immagini di Erika De Nardo, la ragazzina che il 21 febbraio del 2001 uccise barbaramente la madre ed il fratellino di undici anni presso la casa di Novi Ligure. Quel maledetto ventuno febbraio in cui si consumò una tragedia degna delle più grandi trame della Grecia antica. Quel maledetto ventuno febbraio che stroncò la vita di una “famiglia normale” (aggettivo spesso usato in situazioni come queste, forse – ma è solo una supposizione – proprio per testimoniare che, in fondo, la realtà dei fatti non è mai così cristallina come crediamo di percepirla). Non entrerò nel merito della vicenda giudiziaria, poiché la giovane assassina è già stata condannata dalla giustizia italiana ad una pena di sedici anni di reclusione ed infierire o disquisire su una sentenza tanto netta (e per un reato tanto grave) appare inutile o superfluo.

Ciò che mi ha colpito è stato vedere quel fisico asciutto, quelle labbra carnose, quei capelli scuri tenuti da un elastico con disinvolta femminilità, quella malizia nei sorrisi con le amiche carcerate. No, non mi ha lasciato di stucco la partecipazione di Erika ad un’iniziativa sportiva. Solo gli stolti e i cretini troverebbero l’avvenimento singolare, poiché i luoghi di reclusione si prepongono il fine della riabilitazione dei criminali, non soltanto quello della punizione. E allora un’ora d’aria non si nega a nessuno, né tanto meno una partita di pallavolo. Mi colpisce, piuttosto, il paradossale gioco di madre Natura, che ha portato una figura tanto all’apparenza debole e indifesa, tanto acqua e sapone si sarebbe detto in altri tempi, ad effettuare un crimine così efferato, brutale. Un gesto frutto del Male, che ha colpito colei che aveva dato al carnefice l’opportunità di svolgere quel macabro compito. No, nessuna indole di dolcezza, nessun tentennamento sulla certezza della pena. Solo rammarico perché quel dualismo, quell’opposizione bellezza/cattiveria, ci porta a vedere il mondo con disincanto.

464 views

Attualità — Giuseppe Lombardo @ 18:38
Pagina successiva »
Creative Commons License
www.peppelombardo.com by Giuseppe Lombardo is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License| powered by WordPress with Barecity