Il Daily Telegraph ha inaugurato la querelle con poca sobrietà, paventando ironicamente la presenza di un oscuro spettro sul destino dell’Unione Europea. Un’entità tenebrosa e affascinante, dal sorriso famoso, dichiaratamente progressista, ma attenta a non urtare la sensibilità sociale delle componenti conservatrici presenti nella collettività. Praticamente uno statista. Stiamo parlando di Tony Blair, il predecessore di Gordon Brown, che ha visitato recentemente il nostro paese, in occasione dell’annuale meeting di Comunione e Liberazione, ove ha tenuto una sorta di lectio magistralis sulla base della sua esperienza politica riletta alla luce della conversione spirituale.
E’ singolare evidenziare come spesso e volentieri nei confronti dell’ex primo ministro britannico si ripropongano i medesimi anatemi del passato.
Accusato delle peggiori nefandezze – di essere un politico che ha venduto l’anima al diavolo, un conservatore travestito da socialista, un servo degli americani – Blair ha reagito alle critiche sempre allo stesso modo: facendo spallucce e lasciando ampia libertà ai censori, certo della correttezza del proprio operato. Appartiene indubbiamente alla schiera degli “uomini del fare”, distanti anni luce dalla retorica parolaia che sembra trionfare in questo scorcio d’inizio millennio. Probabilmente giova, sulla sua cultura personale, l’esperienza maturata durante gli anni della lunga permanenza all’opposizione: la figura di una donna carismatica e arcigna come Margaret Thatcher tra le fila degli avversari storici non poteva non temprare il suo animo. Forse per questo qualcuno, negli ambienti diplomatici, ha pensato che per il profilo politico e per l’abilità internazionale mostrata durante il decennio a Downing Street, ebbene Tony Blair potrebbe essere il volto più rappresentativo dell’Europa, il presidente dell’Unione da consultare in caso di emergenza.
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Il disastro del nubifragio di Messina è sotto gli occhi della stampa nazionale: l’arrivo di Bertolaso dimostra la gravità della vicenda, di cui è consapevole il governo che ha prontamente dichiarato lo stato d’emergenza. Non basta. E’ bene precisare che tale situazione non è una novità per la popolazione locale: meno di una settimana fa un violento acquazzone ha provocato lo smottamento di una piccola montagna sull’autostrada che conduce verso Catania, bloccando di fatto la circolazione e isolando la città. Avvisaglie di quello che sarebbe potuto succedere e che è tristemente avvenuto. In questa sede cerco di offrire uno scorcio dello Stretto dall’interno, con i dati a mia disposizione.
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Le opere teatrali di Giorgio Gaber sono state sviscerate nel profondo. Col suo dialogo simulato tra bambini, ad esempio, ha lanciato uno stile precorrendo i tempi. E’ stato inconsciamente l’antesignano dell’intervista doppia delle Iene e il fondatore di un nuovo modo di concepire la satira dietro il sipario. Ficarra e Picone lo testimoniano in questo colorito ritratto sullo spirito della sicilianità.
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Di Pietro ha tanti difetti: è un estremista, interpreta la politica secondo logiche carcerarie, reputa Travaglio un mentore della libertà civile – una sorta di Robespierre moderno – e mastica in malo modo l’italiano. A fronte di tutti questi peccati veniali, su cui parte dell’opinione pubblica è evidentemente disposta a chiudere un occhio, vanta tuttavia un pregio non indifferente: ha nella coerenza uno dei suoi punti di forza, tanto da essere consequenziale nei suoi ragionamenti. Lo ha scritto, in altri termini, sulle colonne del Riformista l’onorevole Follini:
«Se la lotta è tra il bene e il male, se la sua parte veste i panni della virtù e l’altra parte indossa l’armatura dei soldati delle tenebre, non c’è posto per niente che stia nel mezzo. Non esistono istituzioni, dialogo, compromesso, misura. Tutto è per così dire militarizzato».
Questo scenario post-tolkeniano è incentrato su una forma di manicheismo di maniera che divide non già lo scacchiere politico, ma l’intero paese in due parti: o stai con la legalità dell’Italia dei Valori o – ipso facto – sei contro di essa e quindi sei un mercenario al soldo di un criminale, di un “magnaccia”, di un corruttore, di un essere immondo. Da qui la polemica che investe non solo gli organi di garanzia, ma anche una parte della stampa non incline all’accondiscendenza nei confronti dell’establishment di centrosinistra.
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Questo articolo non è il classico pezzo di riflessione critica sugli eventi politici d’oggigiorno, quanto piuttosto un focus, un approfondimento sullo spirito dei nostri tempi, in piena coerenza con l’approccio culturale che ho adottato da quattro anni a questa parte, guadagnando lettori, divertimento e una certa popolarità. Credo che per interpretare il presente sia fondamentale, ripeto fondamentale, la lettura dell’Enciclica papale Caritas in veritate. Per questo la riporto di seguito. A quanti fossero interessati, auguro una buona lettura.
Introduzione: La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore — « caritas » — è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta. Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8,22). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità. Questa, infatti, « si compiace della verità » (1 Cor 13,6). Tutti gli uomini avvertono l’interiore impulso ad amare in modo autentico: amore e verità non li abbandonano mai completamente, perché sono la vocazione posta da Dio nel cuore e nella mente di ogni uomo. Gesù Cristo purifica e libera dalle nostre povertà umane la ricerca dell’amore e della verità e ci svela in pienezza l’iniziativa di amore e il progetto di vita vera che Dio ha preparato per noi. In Cristo, la carità nella verità diventa il Volto della sua Persona, una vocazione per noi ad amare i nostri fratelli nella verità del suo progetto. Egli stesso, infatti, è la Verità (cfr Gv 14,6).
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Gli eventi drammatici di Viareggio non sono riconducibili ad un errore umano. Lo ha sostenuto Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, nel corso della conferenza stampa con il sottosegretario Guido Bertolaso. «Dalle prime evidenze i macchinisti non hanno fatto errori». E’ una magra consolazione, una frase destinata inevitabilmente ad arrestare sul nascere qualsivoglia speculazione, qualsiasi ricerca ossessiva del capro espiatorio.
Tuttavia, è giusto evidenziare che se il cedimento strutturale di un asse può provocare una simile tragedia, ebbene sarebbe il caso di riflettere da un lato sulla necessità di effettuare opportuni controlli appropriati ai mezzi che circolano lungo le nostre linee ferroviarie (stiamo parlando di un treno merci carico di gpl), dall’altro sull’ammodernamento delle stesse strutture di base. In un paese in cui ogni forza politica, specie il principale soggetto di governo, predica in misura più o meno maggiore la necessità di costruire infrastrutture all’avanguardia in Occidente, diventa imprescindibile necessità per gli italiani godere quantomeno delle funzioni di base prima di procedere all’edificazione della classiche cattedrali nel deserto.
Il post resta in continuo aggiornamento.
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Il punto è un altro, secondo Boschi [direttore dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, n.d.G.L.], “non prevedere i terremoti, cosa impossibile, ma prevenirli”. In che modo, però? “Da un punto di vista edilizio – spiega – Per esempio qui a L’Aquila è crollata la prefettura, che sarebbe l’edificio dove dovremmo riunirci per gestire tutte le operazioni, ed è stato evacuato un ospedale: due edifici che dovrebbero resistere a qualunque scossa. Purtroppo non si è mai fatto niente di concreto in tal senso nel nostro paese”. Eppure qualcosa ci sarebbe: qualche anno fa fu fatta un’identificazione di tutte le faglie attive sul territorio nazionale valutando anche il livello di sollecitazione che un terremoto potrebbe creare in quelle zone e di conseguenza stabilendo certi parametri per le costruzioni degli edifici. “Uno studio praticamente unico al mondo – dice Boschi – fatto dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia, rimasto però lettera morta”. Per Boschi bisogna ripartire da lì.
Il Foglio, l’unico giornale pensante.
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