Il nuovo Soccorso Rosso

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Franca Rame scrisse a Lollo in carcere: «Ho provato dolore e umiliazione nel vedere gente che mente, senza rispetto nemmeno dei propri morti». I mentitori, va da sé, erano i fascisti. I docenti del liceo Castelnuovo, dove aveva studiato Lollo, scrissero: «Solo una mente fascista poteva pensare di appiccare il fuoco a un appartamento di un lotto proletario». Riccardo Lombardi scrisse a Lollo: «Caro compagno Lollo, scrivo questa lettera per incoraggiarti a resistere alla persecuzione». Umberto Terracini scrisse che l’accusa era solo «una massa di menzogne, di falsi, di calunnie». Quando i tre furono assolti in primo grado per insufficienza di prove, il Messaggero scrisse che la «vergognosa montatura fascista è crollata in Corte d’Assise» e Alberto Moravia fece appello «alle vecchie tradizioni liberali» della Svezia perché concedesse l’asilo politico agli imputati. Nel 2005 Achille Lollo, riparato all’estero dopo la condanna definitiva, ha ammesso in un’intervista al Corriere della Sera di aver compiuto l’attentato di Primavalle.

Anche a distanza di tempo, ripercorrere gli avvenimenti di Primavalle procura una ferita al cuore. Pierluigi Battista, con pacatezza e sobrietà, invita alla pubblica riflessione su quegli anni, direttamente dalle colonne del Corriere, prendendo spunto dalla pubblicazione del tomo “La notte brucia ancora” di Giampaolo Mattei. L’idea che il furore ideologico abbia armato le mani della violenza giovanile fa ribrezzo. Spaventa, ancor più, il giustificazionismo di riflesso di certa stampa, pronta a strumentalizzare eventi drammatici pur di effettuare dei distinguo in base ad una cocciuta e faziosa pretesa di verginità. All’epoca una struttura parallela, Soccorso Rosso Militante, venne creata appositamente per fornire aiuti economici e politici ai detenuti extraparlamentari. Oggi è cambiato tutto: fortunatamente la barbarie politica è scemata, lasciando il posto ad un rispetto delle parti. Non accadrebbe mai, ad esempio, che il premier potesse essere velatamente accusato di responsabilità diretta nel disastro aereo di Linate, né – per dirne un’altra – si potrebbe mai ipotizzare la formulazione di un atto d’accusa a mezzo stampa nei confronti del candidato sindaco missino, presunto regista di una “operazione stupro” volta a guadagnare consensi elettorali.

Per fortuna i cittadini della capitale hanno saputo scegliere il proprio sindaco senza farsi influenzare dalle vergognose bugie di una stampa supina agli interessi di bottega. Buon lavoro Gianni.

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