Quando i collettivi studenteschi entrano in azione c’è da preoccuparsi: la storia di questo paese è sfregiata da cattivi maestri e dal clima d’odio che avvelena le battaglie politiche, sia nelle scuole che nelle sedi istituzionali. Le ferite degli anni di piombo non si sono ancora rimarginate eppure non riusciamo a stabilire un punto, una linea di confine, oltre la quale la polemica diventa sterile e dannosa, un insulto all’intelligenza collettiva della nostra comunità umana ed un atto criminale. Il senso di rispetto sacrale nei confronti del “diverso”, di chi non la pensa come noi, è uno dei punti deboli della nostra cultura. Tendiamo a esprimere giudizi con superficialità, sputiamo sentenze pretendendo di sapere tutto, non c’interroghiamo, non dubitiamo, proclamiamo tronfi di essere onniscienti e ci culliamo nell’onanismo intellettuale becero e arrogante. Vi sono dei debosciati organizzati in apposite tifoserie che colgono l’occasione per menare le mani, per alimentare un clima d’istigazione all’odio, di caccia alle streghe, sempre pronti ad additare il nemico, in una perenne diatriba tra destra e sinistra, tra fascisti e comunisti, tra guelfi e ghibellini.
Luciano Lanna, giornalista e intellettuale per definizione, direttore del Secolo d’Italia e legittima voce di un’autorevole espressione della destra italiana, è stato aggredito alla Sapienza insieme alla giovane e già navigata collaboratrice Annalisa Terranova. Sono stati assaliti, ricoperti d’insulti, malmenati e umiliati dagli sputi vergognosi di un gruppo di facinorosi. Il tutto in nome di una battaglia idealistica: il rifiuto del confronto sui temi etici all’interno di un ateneo pubblico. La concezione distorta del ruolo delle accademie in Italia è inquietante: sono diventate un campo di battaglia per piccoli cloni politicizzati, capipopolo spocchiosi, piuttosto che centri di discussione e di dialogo, dove il rispetto per le posizione altrui assume valenze quasi spirituali. Non ci può essere giustificazione alcuna. Qual è la colpa di Lanna? Quella di dirigere un quotidiano che ha radici storiche nel post-fascismo del Movimento Sociale Italiano? E con ciò? Il partito di Almirante e Romualdi era fatto di donne e uomini per bene, di persone che credevano nelle proprie idee e, secondo coscienza, servivano la patria con la propria passione politica, impegnando cuore e corpo in estenuanti campagne elettorali, all’ombra di una ghettizzazione culturale che li rendeva trinariciuti agli occhi della stampa di regime. Esprimo la mia più viva solidarietà al direttore del quotidiano di Alleanza Nazionale, barbaramente bistrattato da un gruppo di delinquenti e dai fiancheggiatori omissivi dell’informazione.














il silenzio nei confronti di chi commette certi atti vergognosi è veramente imbarazzante.. vorrei però che in una società che si definisce civile e democratica si analizzasse in pubblico ciò che è riportato in questo articolo http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/g8-genova-2/notte-democrazia/notte-democrazia.html
e se ne parlasse, perchè il silenzio ci precipita sempre più nel baratro della barbarie vera e propria…
Abbiamo già fatto mille volte questa discussione quando i temi erano all’ordine del giorno caro Endriu. Ti ho già espresso il mio punto di vista, segnalandoti che vanno puniti tutti gli abusi, ivi compresi quelli dei manifestanti che hanno inscenato una gazzarra terrificante. Non è mia intenzione difendere le forze dell’ordine che hanno sbagliato: sarà la magistratura ad accertare i fatti ed a punire i responsabili. Citare però un simile argomento in un post in cui si parlava di tutt’altro mi sembra, come dire?, un po’ pretestuoso
Niente di pretestuoso, era per fare notare che anche avvenimenti certamente più gravi passano sotto silenzio in questo nostro paese, come nessuno abbia il coraggio di parlarne in campagna elettorale! Per il resto non si può semplicemente catalogare come semplice atto violento per due motivi principali: chi si è macchiato di tali atrocità è chi dovrebbe difendere noi cittadini a prescindere dalle nostre idee, è insomma un dipendente dello stato, quindi un nostro dipendente, per cui semplicemente in quanto nostro dipendente andrebbe licenziato perchè non ha dimostrato di saper adempiere ai propri doveri, inoltre gli atti riportati sono certamente ascrivibili al reato di tortura, che ovviamente il nostro codice non prevede. Cmq io avevo evidenziato come ovviamente fossi solidale al giornalista aggredito, ma in ogni caso una cosa è la vile aggressione di un branco di privati ignoranti, un’altra è l’aggressione di pubblici servitori, coperti vergognosamente da un paese che si definisce civile…
Guarda caso: pugno di ferro contro chi indossa la divisa e lassismo nei confronti di chi ha fatto di Genova una terrificante trincea. Le motivazioni addotte sono anche accettabili, ma io – con un pizzico di malizia – ci vedo sempre un riflesso condizionato, quello di stare dalla parte dei centri sociali, dei movimenti no global insurrezionalisti che macchiano oggi giorno la scena pubblica italiana con le loro vergognose manifestazioni.
Se il can can lo fanno loro, cala puntualmente il silenzio della stampa bene. Se 4 presunti disgraziati delle forze dell’ordine (e dico presunti perché si è in corso di giudizio) compiono atti indecenti, è un attacco proveniente direttamente dal cuore dello Stato e lo scandalo e la riprovazione regnano sovrani. Ma d’altronde nel paese in cui vengono dedicate piazze a Carlo Giuliani c’è solo da fare ammenda…
Rendere oggetto dei commenti di questo post le forze di polizia che hanno avuto il pregio, specie in questa campagna elettorale, di garantire l’effettivo esercizio della democrazia, è un’operazione a cui non acconsento. Mi spiace.
Allora, se vuoi parlare con gente disinformata fai pure, io quello di cui parlo lo conosco, e ribatto senza alcun problema: sfido innanzitutto qualcuno a trovare nel precedente intervento una parola di giustificazione nei confronti di chi sicuramente ha ecceduto durante il g8, dopo di che faccio notare come a 7 anni dall’accaduto, gli imputati no global siano stati giudicati e condannati per un totale di 105 anni di detenzione (lassismo??), gli imputati nelle forze dell’ordine siano ancora in attesa di giudizio, per un reato per cui in Italia cmq non andranno mai in carcere.
Io sono figlio di un carabiniere, che per primo ha avuto il coraggio di vergognarsi per quanto accaduto, senza accampare alcuna scusa perchè potete trovare qualunque argomento, ma questi comportamenti e soprattutto tutte le coperture ci avvicinano sempre di più alla notte della democrazia.
Infine puntualizzo che il mio discorso è rivolto agli accadimenti di quei giorni, non al complesso dei comportamenti delle forze dell’ordine, come del resto io non condanno a prescindere i manifestanti perchè no global, infatti i veri responsabili delle tagedie di Genova, i famigerati Black Blocks, nessuno è riuscito a prenderli, saranno nelle loro case a farsi quattro risate alle nostre spalle…
Io parlo con chi dialoga. Non ho preferenze particolari, siano essi intellettuali di nomea informati o semplici baristi che non hanno il tempo di vedere il tg delle 20. Nervi tesi? Come mai? Se giochiamo al rimpiattino, trovami una volta che ho giustificato Guantanamo (visto che citi a sproposito eventi strumentali in altri post). E’ brutto difendersi da posizioni ideologiche, da chi ti accomuna ad altri solo perché stai da “quella” parte politica, vero? Sul lassismo, io ribadisco: qui non si parla di giustizia o di eventi di cronaca giudiziaria. In merito la posizione di questo blog è sempre stata chiara: posiamo le forche e lasciamo le valutazioni ai magistrati. Sei tu che invochi condanne! Qui si parla invece di percezione pubblica, di campagne di informazione. Notoriamente Repubblica, il Riformista, il Manifesto, l’Unità hanno dedicato corpose pagine agli eccessi dei manifestanti no global, vero? E plasmare l’opinione pubblica al grido celerino assassino – com’è stato fatto col signor Placanica, giovane in divisa vittima di un agguato – è una cosa che detesto.