Il pressappochismo intellettuale che caratterizza questa mesta campagna elettorale di cristallo fa riflettere. Fa riflettere, innanzitutto, l’idea che gli elettori debbano ancora una volta effettuare una scelta di campo. Abbiamo già espresso le nostre riserve sul leitmotiv bipartitico, evidenziando come la concreta semplificazione del quadro politico sia auspicabile soltanto in presenza di una reale sintesi delle culture che stanno oggi alla base dei diversi movimenti. Cosa c’entrano i radicali con il progetto riformista è ignoto. Parallelamente ignoto risulta l’esito di quel processo formativo guidato dalla buonanima di Adornato, trasmigrato frattanto nelle fila dell’Udc. Se però il problema fosse solo la dicitura, la definizione dei nuovi soggetti che comporranno la scheda elettorale, ci sarebbe ben poco da preoccuparsi. Il punto è un altro: se Bonaiuti e la Bindi litigano sull’omologazione programmatica, vuol dire – nella migliore delle ipotesi – che la classe dirigente sta trascurando le tematiche più importanti, quelle che delineano le diverse visioni della nostra società; nella peggiore probabilità, indica invece l’assenza di un’alternativa realistica, sacrificata alla politica fagocitante dei due blocchi. Poiché non riteniamo francamente di vivere in un regime e di trascrivere queste idee su post-it clandestini, dobbiamo fortunatamente prendere per buona la prima parte del ragionamento. E qui, paradossalmente, ritorna il tema della moratoria sull’aborto. Non vi preoccupate, cultori dell’ortodossia progressista, è ben accompagnato: l’eutanasia che a voi sta tanto a cuore, i diritti delle coppie di fatto e i matrimoni omosessuali, il ruolo della Chiesa nel dibattito pubblico, tutto rientra in un unico gigantesco calderone che divide il tradizionale elettorato conservatore da quello “de sinistra”. Bisogna però procedere con ordine, guardando la situazione politica nazionale. Il pregio della lista pro-life di Ferrara è quello di dare voce a un mondo che finora ha trovato i propri temi banalizzati nelle tradizionali strutture centriste. E’ fin troppo facile ricordare che la presenza dei Mastella e dei Follini nelle rispettive originarie coalizioni è stata caratterizzata da una perenne contrattazione delle candidature nei centri di potere, piuttosto che da una particolare enfasi sulle questioni eticamente rilevanti, sui valori non negoziabili di ratzingeriana memoria. Oggi questa cultura dei valori ghettizzata e frammentata per troppo tempo sembra godere di una linfa nuova, una linfa che permette non già di scrivere l’agenda politica, ma di costringere i leaders dei diversi schieramenti a pronunciarsi nettamente, a delineare gli assi portanti della società italiana che loro immaginano. Ma Veltroni e Berlusconi non ci stanno, fuggono il dibattito, si trincerano ipocritamente dietro un no-comment per evitare di perdere il voto di una parte consistente dell’elettorato. Così facendo riuniscono nuovamente all’interno dei propri partiti concezioni antitetiche dell’Italia che verrà, rinviando i problemi sine die contro lo stesso interesse nazionale. Questo blog non si rassegna a votare nuovamente una fiducia incondizionata al Popolo delle Libertà. Vuole garanzie precise sul quadro generale dell’Italia del 2009, che non siano vani ragionamenti sull’Ici o sul canone Rai. Parliamo di Ru486, di fecondazione assistita, di aborto e di tutto quello che divide frontalmente il Paese. Facciamolo serenamente, visto che il buoncostume regna nei salotti della tv, ma facciamolo con l’onestà intellettuale di chi vuole governare e non solamente amministrare.













