Chi ha detto che esprimere una preferenza per i piccoli partiti equivale a minare le basi del sistema? Chi ha sostenuto ripetutamente la necessità di entrare in un processo politico caratterizzato dal confronto bipartitico, presentando la “nuova stagione” come l’unica possibilità di risolvere i problemi della governabilità italiana? Mi dispiace, non ci sto. Ogni Paese ha un proprio modello economico, culturale e sociale, che elabora sulla base del vissuto comune. Non è determinismo storico o, peggio ancora, fatalismo. E’ pragmatismo spicciolo. L’impasse italiana non è generata dall’instabilità istituzionale, che ha comunque un’incidenza negativa sull’agenda politica, ma dalla ricerca di un consenso che graviti attorno a strutture partitiche egemoniche prive di una vera e consistente identità. Qual è il popolo di Veltroni? In cosa si distingue il nuovo partito democratico dall’alleanza prodiana? Puo’ nascere un soggetto rappresentativo in seguito ad una manifestazione nazionale d’opposizione ad un Esecutivo logoro e stantìo? Suvvia, siamo seri. Se i trasformisti danno così tanto fastidio, se si sente l’esigenza di far capire ai saltimbanco che essendo tutti parte di un progetto il venir meno alla parola data fa un torto agli elettori, ebbene si modifichi la Costituzione inserendo il vincolo di mandato. Non è necessario calare dall’alto un modello elettorale che annulli le realtà culturali che, nel bene e nel male, hanno plasmato le nostre coscienze. Ma perché in Germania la Cdu e l’Spd si contendono l’agone elettorale, rinnovando progetti e aspirazioni, senza intaccare i modelli “tradizionali” che hanno storicamente formato le varie classi dirigenti? Perché nel nostro paese lo spettro della terza repubblica deve aggirarsi seminando il panico, confondendo gli elettori, portando alle urne soggetti privi di una storia, frutto di compromessi storici bonzai o di accordi elettorali occasionali? E che senso ha poi cambiare i tratti distintivi di una coalizione, fondersi e sciogliersi all’occorrenza, se poi il programma di governo lo presentano sempre gli stessi volti?
Una postilla per il Cavaliere. Consenta all’Elefantino di correre con una lista propria affiancata alla coalizione. Forse le provocazioni intellettuali pro-life di Ferrara sono roboanti e un po’ troppo guelfe per il politicamente corretto, ma vorrei capire se per la destra del domani la cultura della vita resta un tema imprescindibile o, se per entrare nei salotti buoni, dobbiamo rassegnarci a declinare i temi dello scientismo accademico assai diffusi nell’arena radical-chic.














un ottimo intervento, come del resto gli ultimi due.. condivido in pieno le tue considerazioni…
Grazie endriu. Vorrei sottilineare agli amici che mi iscrivono che questi interventi non sono un pegno all’antipolitica o, per essere più precisi all’antiparlamentarismo. Tutt’altro. Spero, piuttosto, nel ritorno della politica, quella vera, quella seria.